Il paracadute di BruxellesSe la recessione peggiora, l’Ue è pronta a nuovi aiuti

Lo dice il vicepresidente della Commissione europea Valdis Dombrovskis alla Stampa. Con la seconda ondata di Covid-19, i 750 miliardi del programma Next Generation Eu potrebbero non bastare. Le capitali del Sud potrebbero chiedere di più. Ma i negoziati del “vecchio” piano sono ancora in stallo

François WALSCHAERTS / AFP

La seconda ondata di Covid porta nuove misure restrittive destinate ad aggravare ulteriormente la recessione europea nel 2020 e a frenare la ripresa nel 2021. Per rilanciare le economie del Vecchio Continente i 750 miliardi del Recovery Fund approvati a luglio, in un periodo in cui il peggio sembrava ormai alle spalle, potrebbero a questo punto non bastare più. «Se necessario siamo pronti a reagire con nuove proposte» assicura Valdis Dombrovskis, vicepresidente esecutivo della Commissione europea in un’intervista alla Stampa.

La Commissione monitora la situazione in attesa di pubblicare, il 5 novembre, le nuove previsioni economiche d’autunno che potrebbero parlare di una “seconda recessione”.

Ma ora, dice Dombrovskis, l’importante è far partire al più presto il piano concordato a luglio. Bruxelles spera di poter erogare i primi fondi «entro la fine della primavera», ma è necessario che l’iter legislativo si concluda al più presto.

«La priorità in questo momento è far partire il piano», dice Dombrovskis. «Perché bisogna ancora finalizzare il processo legislativo, ratificare la decisione in tutti i parlamenti nazionali, i governi devono ancora disegnare i loro piani nazionali… Stiamo parlando di un pacchetto considerevole: 1.800 miliardi tra il bilancio Ue e il piano Next Generation Eu. Per questo è importante che i soldi arrivino alle economie. Certamente continuiamo a monitorare la situazione da vicino e restiamo pronti a reagire con nuove proposte, se necessario».

La speranza è di «essere in grado di erogare i fondi nella prima parte del 2021, entro la fine della primavera. Ma per far sì che ciò accada è importante che il processo legislativo si concluda. Per questo faccio appello al Consiglio e al Parlamento Ue affinché si arrivi a un accordo rapidamente: l’economia Ue ne ha bisogno. Sollecito poi i governi a ratificare la decisione. Il tempo stringe».

Sulla sospensione delle regole del Patto di Stabilità, il vicepresidente della Commissione Ue dice che «è importante che le misure di sostegno all’economia siano mirate e temporanee proprio per evitare una situazione in cui le traiettorie fiscali post-crisi diventino insostenibili. Dobbiamo bilanciare con attenzione l’esigenza di politiche per superare la crisi con la necessità di assicurare sostenibilità di bilancio a medio-termine, riducendo i deficit e i debiti». Certo, ammette, la revisione della regola del 60% del debito pubblico sul Pil è in corso e «c’è una consultazione pubblica, al termine della quale ci torneremo a confrontare per vedere che tipo di aggiustamenti saranno necessari. Ma in ogni caso non cambieranno quelli che sono i nostri obiettivi: supportare le politiche di bilancio e garantire la sostenibilità delle finanze pubbliche».

In attesa della riforma, però, le capitali del Sud Europa sarebbero già pronte a chiedere che gli attuali 750 miliardi del Recovery Fund vengano aumentati per far fronte al nuovo contraccolpo del virus. E sarà certamente nuova battaglia con i “Frugali”.

Entra nel club de Linkiesta

Il nostro giornale è gratuito e accessibile a tutti, ma per mantenere l’indipendenza abbiamo anche bisogno dell’aiuto dei lettori. Siamo sicuri che arriverà perché chi ci legge sa che un giornale d’opinione è un ingrediente necessario per una società adulta.

Se credi che Linkiesta e le altre testate che abbiamo lanciato, EuropeaGastronomika e la newsletter Corona Economy, così come i giornali di carta e la nuova rivista letteraria K, siano uno strumento utile, questo è il momento di darci una mano. 

Entra nel Club degli amici de Linkiesta e grazie comunque.

Sostieni Linkiesta