Stato di dirittoLe misure emergenziali anti-Covid dei Paesi membri rischiano di trasformarsi in un abuso di potere

Per la Commissione diritti civili del Parlamento europeo ogni legge che limiti i diritti civili deve essere «proporzionata, necessaria e temporalmente limitata». Gli eurodeputati hanno invitato i 27 governi nazionali a stabilire in maniera chiara la delega dei poteri attualmente in vigore

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La diffusione a livello mondiale del coronavirus ha costretto i cittadini di tutti i Paesi a rinunciare in misura più o meno ampia ai propri diritti in nome di una più generale tutela della salute. In alcuni casi, però, la pandemia è stata strumentalizzata da regimi e Governi per limitare ulteriormente le libertà concesse alla popolazione, reprimendo con maggiore forza ogni forma di dissenso e imponendo una censura ancora più pesante sui mezzi d’informazione. 

Ad aver utilizzato il Covid-19 per i propri scopi sono stati la Cina, i Paesi del Golfo o gli Stati della regione del Caucaso – solo per fare alcuni esempi – ma la questione della strumentalizzazione dell’emergenza sanitaria per fini politici ha toccato anche l’Unione europea. 

Il caso più emblematico è stato quello dell’Ungheria, che ad aprile era finita sotto la lente di ingrandimento della Commissione europea per una possibile violazione dello stato di diritto. A preoccupare i commissari Ue era stata l’approvazione da parte del Parlamento di Budapest di un disegno di legge che conferiva pieni poteri a tempo indeterminato al primo ministro Viktor Orban. Il Parlamento aveva anche esteso lo stato di emergenza senza fissare una data di scadenza, mettendo ulteriormente a repentaglio il rispetto dei diritti in un Paese retto da un premier “illiberale”.

Ma l’Ungheria non è l’unico Stato che preoccupa la commissione europea per le Libertà civili (Libe). L’emergenza sanitaria è ancora in corso e le misure prese all’inizio della pandemia per contrastare l’aumento dei contagi continuano a essere rinnovate dai singoli Paesi membri con una conseguente e prolungata limitazione delle libertà personali e civili. Proprio il rinnovo dello stato d’emergenza e la differente gestione della pandemia tra i diversi Stati membri inizia a destare serie preoccupazione in sede comunitaria: in una bozza di risoluzione firmata il 27 ottobre, la Libe ha espresso il timore che le misure emergenziali possano trasformarsi in un vero e proprio «abuso di potere». 

Secondo quanto sottolineato dalla commissione, ogni legge che limiti i diritti civili deve essere «proporzionata, necessaria e temporalmente limitata», pertanto gli Stati membri sono stati invitati a mettere fine allo stato di emergenza o a stabilire in maniera chiara la delega dei poteri attualmente in vigore. I commissari hanno inoltre richiesto il rispetto della divisione dei poteri e proposto l’adozione di un meccanismo che garantisca un controllo costante del rispetto dello stato di diritto all’interno dell’Ue. 

Altro punto importante su cui si è espressa la Libe riguarda il diritto a manifestare. Al momento, riunirsi per esprimere il proprio dissenso nei confronti del potere non è consentito dallo stato di emergenza, per cui i commissari sconsigliano di attuare cambiamenti in ambito legislativo data l’impossibilità dei cittadini di manifestare contro simili provvedimenti. Anche le restrizioni imposte alla circolazione e alla libertà di riunione – che limita anche il diritto alla vita familiare – devono essere adottate solo quando realmente necessario e lo stato di emergenza deve comunque essere compatibile con lo svolgimento di libere elezioni. 

Per i commissari Ue gli Stati devono anche continuare a garantire il diritto all’istruzione in un momento in cui la didattica è sempre più online, assicurandosi che tutti gli studenti possano continuare a partecipare alle lezioni. Ugualmente importante è da considerarsi la tutela del diritto a difendersi e in generale del sistema giudiziario, che non deve essere sacrificato in nome della sicurezza sanitaria. 

Ultimo argomento su cui la commissione per le Libertà civili si è espressa è il pericolo di disinformazione e di aumento della discriminazione nei confronti delle fasce più deboli della popolazione. La mancanza di una corretta informazione «mette in pericolo la salute dei cittadini e la loro fiducia nelle istituzioni pubbliche» e la pandemia in alcuni casi «è stata usata come espediente per limitare la libertà di espressione». A questo proposito, i commissari invitano a sostenere il giornalismo indipendente e a garantire la pluralità dei media, indispensabili per il corretto funzionamento della democrazia. 

In una seconda risoluzione firmata sempre il 27 ottobre, la commissione ha infatti sottolineato il pericolo che corre la libertà di stampa in Europa e il suo costante deterioramento. In particolare, i commissari hanno condannato i «tentativi di alcuni Governi di mettere a tacere i media indipendenti» e sottolineato la necessità di mettere a disposizione dei fondi per garantire il corretto funzionamento del mondo dell’informazione. Il timore è che la pandemia sia utilizzata per erogare fondi solo ai media che assecondano il potere, lasciando che la crisi economica causata dall’emergenza sanitaria elimini le voci più critiche. Una cattiva informazione, tra l’altro, rischia di avere effetti negativi soprattutto su quelle categorie già discriminate, aumentando i discorsi di odio, la discriminazione e il razzismo. 

Nel presentare la bozza di risoluzione, il commissario Ue Juan Fernando Lopez Aguilar ha sottolineato come la mancanza di coordinamento tra gli Stati Ue abbia creato confusione a livello comunitario, ma il messaggio della Libe è chiaro: «Anche in tempi di crisi non accettiamo compromessi su democrazia, diritti fondamentali e stato di diritto».

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