Svolta del governoDa gennaio stop al blocco dei licenziamenti

Da inizio anno potrebbe cadere il divieto. Secondo la Cgil, ci sono 1 milione di posti di lavoro a rischio. Come contraltare, il governo punta a potenziare gli ammortizzatori sociali nella legge di bilancio

Filippo MONTEFORTE / AFP

Il governo sembra aver ha deciso: il blocco dei licenziamenti in scadenza il 31 dicembre non verrà prorogato. Lo conferma anche il ministro dello Sviluppo economico Stefano Patuanelli: «Non è pensabile un ulteriore blocco».

La legge di bilancio è attesa a giorni in consiglio dei ministri, preceduta ieri sera da un lungo vertice tra Conte e Gualtieri. E nella stessa riunione è attesa l’approvazione di una prima bozza di Recovery Plan.

Ma in attesa dei soldi europei, la coperta resta corta e la sensazione è che potrebbero servire altre risorse per arginare gli effetti della seconda ondata di pandemia. Ma la Cgil lancia già l’allarme sul possibile via libera ai licenziamenti e chiede una proroga di tutte le misure d’emergenza per evitare «una massa di disoccupati». La segretaria nazionale Tania Scacchetti ricorda che le stime considerano «fino a un milione di posti di lavoro a rischio».

Il divieto di licenziamento è in vigore dal 17 marzo ed è stato rinnovato già una volta fino al 17 agosto. Il decreto agosto aveva già allargato le maglie, escludendo il blocco generalizzato dopo una trattativa tra Pd e Cinque Stelle, introducendo la possibilità di licenziare per cessazione dell’attività, in presenza di un accordo collettivo di incentivo all’esodo e in caso di fallimento. E solo dopo aver esaurito la cassa integrazione.

Ora il divieto dovrebbe cadere del tutto da inizio 2021. Come contraltare, il governo punta però a potenziare gli ammortizzatori sociali nella legge di bilancio, inserendo altre 18 settimane di cig covid dal 1 gennaio, da utilizzare anche retroattivamente per chi rimane scoperto tra novembre e dicembre. Un’operazione che varrebbe 5 miliardi di euro, destinata ai settori più colpiti dalla crisi, dalla ristorazione alle fiere.

Ma i sindacati sono già in allarme. Il segretario generale della Fim Cisl, Roberto Benaglia, dice: «Lo temiamo fortemente, dobbiamo arrivare preparati con la riforma degli ammortizzatori». La ministra del Lavoro Nunzia Catalfo ha annunciato ai sindacati la proroga della cassa covid e delle misure di sostegno al reddito per stagionali, intermittenti e lavoratori del turismo e dello spettacolo. Il capitolo lavoro da solo dovrebbe valere 17 miliardi.

Per il resto, nella stesura della manovra il governo ha scelto la strada della prudenza. Le risorse a disposizione non sono molte. Per questo la riforma dell’Irpef partirà solo dal 2022. E l’assegno unico per i figli non scatterà da inizio anno, ma probabilmente da luglio. E sempre per lo stesso motivo anche il capitolo pensioni è stato assottigliato, anche per non irritare le istituzioni di Bruxelles con le quali da oggi inizieranno le interlocuzioni informali sul Recovery Plan.

E insieme all’allarme sui contagi, c’è anche quello sui conti. Tanto che il premier Giuseppe Conte, parlando da Capri a una iniziativa di Terna, apre al Mes: «Abbiamo un progetto e degli obiettivi, ma se dovessero mancare delle risorse ovviamente ce le procureremo. Non c’è posizione ideologica che tenga, se c’è bisogno di salvare la comunità lo faremo».

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