Tattiche elettoraliPerché la riapertura di una città disabitata ha riacceso lo scontro tra la comunità greca e turca di Cipro

Lo Stato satellite di Ankara che controlla il nord dell’isola ha rilanciato la località balneare di Varoshaha dopo quasi cinquant’anni. C’è Erdogan dietro la scelta del premier Ersin Tatar, da sempre contrario alla riunificazione

Afp

La località turistica di Varosha, parte della città di Famagosta nel nord-est di Cipro, è nuovamente aperta al pubblico dopo quasi cinquant’anni. L’annuncio è stato dato dal primo ministro della Repubblica turca di Cipro nord (Trnc), Ersin Tatar, dopo un incontro col presidente turco Recep Tayyip Erdogan, e a pochi giorni dalle elezioni presidenziali nel nord dell’isola.

La notizia ha destato particolare clamore a livello internazionale, acuendo nuovamente lo scontro tra la parte nord e sud di Cipro, così come tra l’Unione europea e la Turchia. Dietro alla decisione ci sarebbe la mano dello stesso Erdogan, che sostiene apertamente l’attuale premier nelle imminenti elezioni. Ma perché Varosha è così importante e cosa spera di ottenere Ankara dalle prossime urne?

Varosha è stata per lungo tempo una famosa località turistica dell’isola di Cipro, ma la sua fortuna è terminata nel 1974: il colpo di Stato greco e il conseguente intervento militare turco hanno portato alla divisione dell’isola – come spiegato da Linkiesta in una puntata della serie Oltre l’Europa -, alla chiusura definitiva di Famagosta (di cui Varosha fa parte) e alla fine del successo turistico del famoso resort cipriota.

La città nel 1974 è stata infatti occupata dall’esercito turco e il suo accesso chiuso al pubblico. I suoi abitanti – in maggioranza greco-ciprioti – sono stati costretti a lasciare le proprie case e a trovare una nuova sistemazione in un’altra zona dell’isola. Da quel momento in poi il Governo internazionalmente riconosciuto della Repubblica di Cipro e quello satellite di Ankara, la Repubblica turca di Cipro nord, si sono contese la città, diventata in larga parte zona militare turca.

La riapertura della località di Varosha era stata più volte ventilata dalla comunità turco-cipriota, ma alle parole non erano mai seguiti i fatti: il Governo del Trnc ha sempre temuto le ripercussioni a livello internazionale che una simile mossa avrebbe potuto avere, soprattutto in relazione ai negoziati – fino a oggi fallimentari – per la riunificazione dell’isola.

Questa volta però il premier turco-cipriota fa sul serio: Tatar ha effettivamente riaperto la località balneare, forte del sostegno della Turchia. Il presidente Erdogan ha lodato la «coraggiosa decisione» presa dal primo ministro, offrendo alla Repubblica turca di Cipro «ogni tipo di supporto sulla questione (…) È indubbio che Varosha sia parte del territorio turco-cipriota e qualsiasi decisione in merito spetta alle autorità turco-cipriote».

Come era prevedibile, la mossa del premier Tatar è stata immediatamente condannata dalla controparte greco-cipriota: Nicosia considera Varosha zona occupata e ha promesso di denunciare la vicenda presso le Nazioni Unite e l’Unione europea. Lo stesso Alto rappresentante per gli Affari esteri europeo, Josep Borrell, ha evidenziato come la decisione di riaprire Varosha «causerà un aumento della tensione e rischia di complicare gli sforzi per far ripartire i colloqui».

Le elezioni presidenziali
L’annuncio del premier Tatar arriva in un momento particolarmente importante per il futuro politico della Repubblica turca di Cipro. Domenica 11 ottobre si vota per l’elezione del presidente e il risultato delle urne interessa particolarmente ad Ankara. I candidati per la carica di capo di Stato sono undici, ma a contendersi davvero la carica saranno il presidente uscente, Mustafa Akinci, e il premier Ersin Tatar, secondo gli ultimi sondaggi.

Quest’ultimo è particolarmente vicino ad Ankara e lo stesso Erdogan spera nella sua vittoria, anche perché l’attuale primo ministro ha spesso sollevato dei dubbi sulla trasformazione dell’isola in una federazione, come proposto invece dall’Onu per molti anni con il piano elaborato da Kofi Annan, ma bocciato con un referendum dalla comunità greco-cipriota. Akinci al contrario sostiene apertamente questa soluzione ed è stato sempre molto critico nei confronti delle ingerenze turche nelle questioni dell’isola, concetto da lui ribadito anche a seguito dell’annuncio della riapertura di Varosha.

Il presidente uscente ha infatti condannato «le interferenze nelle nostre elezioni» e definito la vicenda «una disgrazia per la nostra democrazia». In precedenza Akinci aveva anche denunciato come l’ambasciata turca nel nord dell’isola avesse fatto campagna contro la sua elezione e a favore del candidato sostenuto dalla Turchia. I funzionari hanno negato ogni coinvolgimento nelle elezioni, ma anche l’Associazione dei giornalisti turco-ciprioti ha denunciato tramite la stampa locale interferenze da parte di Ankara.

Intanto le divergenze politiche sul futuro di Varosha hanno già spaccato la maggioranza di Governo: il ministro degli Esteri Kudret Ozersay – anch’egli candidato alla presidenza – ha annunciato le sue dimissioni e ritirato il suo partito dalla coalizione governativa. Secondo il ministro dimissionario «è inaccettabile che Tatar ignori il volere del suo partner e del popolo turco-cipriota». Ozersay teme che la riapertura della località turistica possa influire negativamente sulla sua campagna elettorale aumentando invece i consensi verso il primo ministro, che con molta probabilità arriverà al ballottaggio con il presidente uscente.

Il risultato delle elezioni di domenica sarà importante per determinare quanta influenza Ankara potrà avere sulla politica della Repubblica turca di Cipro e anche sul futuro dei negoziati. Secondo il Segretario generale delle Nazioni Unite, António Guterres, è infatti necessario attendere l’elezione del nuovo presidente per poter rilanciare i colloqui viste le differenze tra i candidati sulla questione.

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