Il faro europeoVestager: «Ok alla flessibilità, ma ora i governi ci dicano quanto hanno speso»

La vicepresidente della Commissione Ue alla Stampa: «Abbiamo prorogato di altri sei mesi il quadro temporaneo per gli aiuti di Stato», ma «adesso serve chiarezza sui 3mila miliardi di interventi pubblici». E sui soldi per Alitalia: «Usiamo una serie di criteri per avere la certezza che non si tratti della stessa azienda»

YVES HERMAN / pool / AFP

«Abbiamo deciso di prorogare di altri sei mesi il quadro temporaneo per gli aiuti di Stato, ma ora facciamo una domanda ai governi: avete speso quei soldi? Siamo ancora in attesa di tutte le risposte». Lo dice alla Stampa la commissaria alla Concorrenza e vicepresidente della Commissione Ue Margrethe Vestager, che fin qui ha approvato quasi 3mila miliardi di euro di interventi pubblici per sostenere le imprese europee colpite dalla crisi. Più della metà dei fondi riguarda la Germania e al secondo posto – davanti alla Francia – c’è l’Italia. La vicepresidente ha deciso di estendere fino al 30 giugno 2021 l’allentamento delle regole sugli aiuti di Stato, con una novità: «I governi potranno coprire una parte dei costi fissi delle aziende che hanno perso almeno il 30% del loro fatturato».

Ma ora Vestager chiede chiarezza su come questi soldi sono stati spesi. Bruxelles non ha ancora una stima dell’impatto reale delle 367 misure ancora approvate. «Per questo abbiamo chiesto i dati ai governi», spiega Vestager. «So che per alcuni è uno stress fornirli, ma per noi è molto importante avere un quadro chiaro. Perché un conto è il budget a loro disposizione, un altro è vedere quanti soldi sono stati effettivamente utilizzati. Gli aiuti di Stato che vogliamo autorizzare devono essere proporzionati e necessari».

Per i 200 miliardi autorizzati su Alitalia, dice, invece il discorso è diverso: «Quell’intervento rappresenta un risarcimento danni. Anche per le aziende in difficoltà – in caso di danni dovuti alla pandemia – è possibile ricevere un aiuto se c’è stato un ulteriore deterioramento dei conti». Ora però la Commissione dovrà esprimersi sui due prestiti da 1,3 miliardi alla compagnia sui quali sono state avviate due diverse indagini. E nel frattempo il governo ha stanziato ulteriori 3 miliardi per creare una nuova società che non dovrà restituire i precedenti aiuti, qualora fossero giudicati illegittimi.

Quello che Bruxelles chiede perché questo meccanismo sulla nuova Alitalia funzioni è la discontinuità. «Usiamo una serie di criteri per avere la certezza che non si tratti della stessa azienda», spiega la commissaria. «Può certamente essere una questione di “brand”, ma anche di quali rami d’attività sono stati venduti e a chi, oppure ancora del destino dei dipendenti. È da questi elementi che si capisce se c’è effettivamente una nuova società e dunque se questa non è responsabile per gli aiuti di Stato da restituire. Non voglio anticipare cosa accadrà nel caso di Alitalia, ma questo è ciò che è successo in altri casi in precedenza».

E sul fronte dell’operazione Rete Unica, dice: «Faccio solo un’osservazione in generale: può esserci un grossista monopolista se questo non è integrato verticalmente, se cioè non vende anche a sé stesso nella parte al dettaglio del settore d’attività. Potrebbe essere in aree in cui non c’è concorrenza come ora, diventando quindi un grossista più neutrale che consenta ai diversi rivenditori di competere l’uno contro l’altro. Quindi non è impossibile, ma dipende molto da come vengono impostate le cose. Non so se questo si applicherà nel caso italiano perché non conosciamo ancora molti dettagli».