Me ne dai un po’? Vietato condividere la merenda: il coronavirus cambia le regole dell’intervallo

Nella scuola dell’era Covid le restrizioni non risparmiano lo spuntino. Ma niente paura, i bambini sapranno trasformare anche questa situazione in un’opportunità. Parola di psicologi e docenti

«Posso assaggiare i tuoi biscotti?» «Sì, ma tu in cambio mi fai dare un morso al tuo panino».
La merenda, prima del Coronavirus. È passato solo qualche mese, ma sembra un’eternità: oggi a scuola gli scambi sono banditi; i bambini non possono più mettere in comune libri e pennarelli, men che meno pizzette e dolcetti.

Una situazione inedita, che ha creato non poche ansie, soprattutto tra i genitori, ma che se correttamente gestita si rivela ben lontana dall’essere un dramma. «Molti vedono un problema nella mancata condivisione della merenda e non solo di quella» spiega la dottoressa Federica Citterio, psicologa ad indirizzo sistemico relazionale e terapeuta EMDR, oltre che mamma di due bambine, che continua: «Si teme che i bambini possano essere portati a diventare egoisti e poco socievoli, che vedano questa situazione come un rinnegare quello che gli è stato insegnato fino ad ora: gli abbiamo sempre detto di condividere giochi e cibo con gli amichetti, ora gli diciamo di non farlo. Dal lato opposto c’è chi teme che un bambino che chiede di poter assaggiare una patatina o un biscotto, davanti al no ricevuto in risposta, si senta rifiutato. In realtà, come spesso accade, il problema non è nei bambini, ma negli adulti. A noi sta il compito di spiegare con chiarezza le nuove regole, in modo che non sembrino ostacoli al bambino. Deve essere chiaro che le regole sono cambiate per tutti: è una situazione “democratica”, che livella e mette tutti sullo stesso piano; è importante far capire che nessuno è escluso da questo cambiamento, e che il virus ha cambiato le modalità dello stare insieme per tutti».

Una buona comunicazione, dunque, alla base della tranquillità dei piccoli, ma non basta: «I bambini hanno già assorbito e assimilato tutta questa situazione, molto più di noi: chi non ha ancora superato i timori legati alla pandemia in genere vede i genitori vivere con angoscia. E questa angoscia si riflette sul bambino: la sua percezione non è orientata su quanto accade all’esterno, ma sulla figura di riferimento, sulla reazione di chi si prende cura di lui. Se il caregiver è calmo, lo sarà anche il bambino. La mia opinione è che i bambini siano molto più forti di quanto pensiamo».

Tanto forti che quello che sembra un problema si può trasformare letteralmente in un’occasione, ma ancora una volta sono gli adulti i primi a dover cercare il lato positivo. «Fino ad ora abbiamo insegnato ai bambini la condivisione degli oggetti, che è più facile – puntualizza la dottoressa Citterio –: più difficile è condividere le emozioni, i racconti. Il cibo ha un valore simbolico, è vero: dare un biscotto a un altro bambino significa dargli un pezzetto di amicizia. Ma è molto più facile privarsi di un pezzo di merenda che comunicare un’emozione: condividere un racconto, una sensazione, o anche solo dire “mi piacerebbe tanto darti un po’ del mio cibo, ma non posso” è un passo in più. È una condivisione profonda. Qualcosa di cui la nostra generazione non è forse più capace, focalizzata com’è sulle cose concrete. Tendiamo a sostituire gli oggetti alle emozioni: quante volte cerchiamo di compensare un’assenza con un piccolo regalo? Ecco, questa situazione può portare i bambini a riscoprire qualcosa che noi genitori abbiamo perso. Lo stare insieme. Se ci sediamo in cerchio e mangiamo ognuno il proprio spuntino, raccontandoci le nostre esperienze e parlando, condividiamo di più che con una semplice spartizione di cibo».

Una positività che deve passare in primo luogo dagli adulti di riferimento, a casa come a scuola, grazie all’impegno e alla buona volontà dei docenti. È quello che sostiene anche la professoressa Federica Treccani, coordinatrice della Scuola Primaria e della Scuola dell’Infanzia al Collegio Bianconi di Monza: «Abbiamo cercato innanzitutto di comunicare tranquillità, spiegando ai bambini le nuove regole in modo chiaro e semplice: per stare insieme dobbiamo rispettarle tuttihj. Lo scopo, è chiaro a tutti, è di continuare a poter fare le lezioni “in presenza”, tutelando al contempo fratellini piccoli, nonni, figure più fragili. Per questo bisogna riuscire a comunicare ma senza spaventare. I bambini devono poter venire a scuola tranquilli, sapere che devono prestare attenzione, ma senza avere ansie. Non si può più offrire la merenda? È una delle nuove regole, come indossare le mascherine o igienizzare le mani con il gel».

E le occasioni per una condivisione diversa non mancano a scuola, basta saperle vedere, con occhi positivi: «Da noi si possono fare le feste di compleanno – porta ad esempio la professoressa Treccani – certo, invece che una torta da tagliare, si porteranno merendine confezionate singolarmente, che verranno distribuite dalla maestra che si sarà disinfettata le mani. Sono ambiti importantissimi per i bambini, che trovano un modo diverso per stare insieme. Simile la situazione della “merenda frutta”: due giorni a settimana forniamo un frutto come spuntino di metà mattina. I bambini mangiano tutti la stessa cosa, tutti insieme. È un modo diverso di condividere». Ma sicuramente non meno profondo: le chiacchiere e i racconti, intorno al cibo, saranno un collante più profondo di quanto possiamo immaginare. Le amicizie nate in questo periodo sono destinate a durare, anche quando potremo tornare a mangiare le patatine pescandole dal pacchetto di un amico.

Non si interrompe un’emozione, figuriamoci la Soncini!

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