Chi comandaColpi bassi tra Conte e il Partito democratico per il controllo dei Servizi segreti

Il premier ha presentato un mini emendamento alla legge di Bilancio che avrebbe riformato il sistema di intelligence, creando un Istituto Italiano della Cybersicurezza sotto la supervisione di Palazzo Chigi. I ministri del Pd si sono opposti al tentativo maldestro di mutare la struttura funzionale e le gerarchie dei nostri apparati di sicurezza, e così il mini emendamento è stato ritirato

LaPresse

Un Partito democratico estremamente irritato ha fatto fallire il colpo di mano tentato da Giuseppe Conte per prendersi il comando dei Servizi Segreti che è cosa ben diversa dal controllo che gli attribuisce la legge. Forte della debolezza del Partito democratico che in sede di trattativa di governo non gli ha imposto – incredibilmente – di nominare una Autorità Delegata ai Servizi, carica che ha tenuto per sé, Conte da un anno lavora per costituirsi una posizione personale di comando sui Servizi che vada anche oltre la sua permanenza a Palazzo Chigi.

Chiave di volta di questa sua manovra è il pieno rapporto fiduciario con Gennaro Vecchione, da lui nominato a capo del Dipartimento per le Informazioni sulla sicurezza il 10 dicembre 2018.

Il colpo di mano tentato da Conte era contenuto in un mini emendamento della Legge di Bilancio che non si limitava a finanziare con 10 milioni l’anno (in un primo momento la dotazione era di ben 210 milioni in tre anni) un neo istituito Istituto Italiano della Cybersicurezza, ma lo poneva sotto la direzione e il controllo del Dipartimento per le Informazioni per la Sicurezza (Dis) e della Presidenza del Consiglio.

Un alto dirigente del Partito democratico che si occupa dei Servizi (e per questo ci ha imposto l’anonimato) ha spiegato a Linkiesta il portato eversivo di questa mossa che infatti è stata subito contrastata in Consiglio dei Ministri da Dario Franceschini e Lorenzo Guerini: «Con questa iniziativa si mirava chiaramente a snaturare l’equilibrio tra i tre servizi (Aisi, Aise e Dis) disegnato dalla legge di riforma dei Servizi del 2007 e a fare del Dis non più solo una struttura di coordinamento dei Servizi ma a trasformarlo in una centrale operativa (cosa che la riforma dei servizi esclude), per di più in un settore centrale e strategico come la cybersicurezza. Di fatto, si trasformava il Dis in una sorta di Autorità Delegata (che Conte non ha voluto, tenendo per sé la delega che fu di Minniti), sovraordinandolo rispetto all’Aise e all’Aisi. Un chiaro avvicinamento verso quel Servizio Segreto Unico che potenti settori dentro l’amministrazione hanno come obiettivo. Una prospettiva sciagurata secondo noi del Partito democratico alla luce dei non felici trascorsi dei Servizi sino agli anni Novanta in Italia. Insomma, attraverso un emendamento della Legge di Bilancio Conte ha tentato di attuare una clamorosa riforma ordinamentale dei Servizi. Di mutarne la struttura funzionale e le gerarchie. Una cosa mai vista. Inoltre, ma non per ultimo, invece di interiorizzare il comparto Cyber nell’Aisi o nell’Aise, gli unici Servizi operativi (il Dis non lo è, coordina le loro operatività) Conte con questo emendamento lo esternalizzava verso i privati, appaltando loro alcune attività. Un errore clamoroso. Inconcepibile».

Come si è detto, asse portante di questa manovra, che è saltata mercoledì 18 quando il governo è stato costretto dal Partito democratico a ritirare l’emendamento sotto minaccia dura di un voto contrario in aula al Senato, è il pieno rapporto fiduciario di Conte con Vecchione, il quale però scadrà dalla carica il 10 dicembre prossimo. E qui la seconda ragione della profonda irritazione del Partito democratico nei confronti del premier: «Mancano solo 20 giorni alla scadenza della direzione del Dis – dice la nostra fonte – e Conte si è finora rifiutato di aprire i contatti con i nostri ministri per definire o una proroga di Vecchione o un altro nominativo. Contatti che dovrebbero concernere anche i vicedirettori dell’Aise. Una tattica inquietante».

In questo clima di tensione tra Conte e il Partito democratico sul tema nevralgico della gestione dei Servizi, sul quale il Partito democratico constata ogni giorno l’errore fatto nel non avere imposto a Conte la nomina di una autorità delegata di enormi potenzialità operative, come dimostrò Marco Minniti, si dá per più che probabile una riconferma alla direzione del Dis di Gennaro Vecchione per ulteriori due anni. Il che, non per caso, dá a Conte una carta in mano non trascurabile di manovra sul comparto dell’Intelligence sino alla elezione del prossimo presidente della Repubblica.

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