La linea sull’immigrazioneDi Maio contro gli sbarchi: vanno fatti più rimpatri a spese di Bruxelles

Secondo il ministro degli Esteri, si tratta di un problema di sicurezza nazionale. «Non possiamo più sostenere questi flussi», dice. «Si è diffusa l’idea che sia facile sbarcare in Italia e questo messaggio va contrastato con una risposta europea, altrimenti rischiamo di implodere nella situazione di emergenza in cui già ci troviamo»

Foto Mauro Scrobogna /LaPresse

Mentre in Europa si riaffaccia la minaccia del terrorismo di matrice islamista, dopo gli attentati in Francia e in Austria, il ministro degli Esteri Luigi Di Maio illustra la sua linea sull’immigrazione in un’intervista al Corriere della sera. «Chiunque può entrare in uno Stato membro e attraversare l’Europa», dice il titolare della Farnesina. «Il rischio è troppo alto, l’area di vulnerabilità europea troppo estesa».

Di Maio si dice preoccupato per l’aumento degli sbarchi sulle coste italiane. «Ogni Stato democratico si fonda sulla difesa dei propri confini e qui siamo arrivati al paradosso che parlarne suscita polemiche di natura politica. È assurdo. Ma come si può riuscire a gestire l’arrivo di quasi 1.700 migranti in 48 ore con il Covid sulla testa?».

I rimpatri, dice Di Maio, «dovrebbero essere coordinati dalla Ue, ma gli stessi rimpatri vanno fatto a spese dell’Ue europea. Bisogna abbattere il muro dei viaggi illegali. Chi vuole entrare in Europa deve poterlo fare solo legalmente».

E davanti agli sbarchi che tornano a interessare le coste italiane, con l’assalitore di Nizza arrivato via mare in Italia prima di spostarsi in Francia, dice: «Bisogna sottolineare che la Tunisia non è uno Stato in guerra e come tale chi arriva deve essere immediatamente rimpatriato. Non possiamo più sostenere questi flussi, è un tema di sicurezza».

Di Maio evoca un «Patriot Act europeo». «Bisogna far funzionare le banche dati europee comuni che abbiamo e che usiamo ancora troppo poco, dotarsi di un sistema europeo che punti a prevenire gli attacchi, interloquendo anche con quegli Stati che gli analisti considerano ad alto potenziale jihadista», dice. «Bisogna rafforzare il potere dei nostri corpi di polizia in tutta Europa. Serve un fronte europeo contro il terrorismo».

Secondo Di Maio, «si è diffusa l’idea che sia facile sbarcare in Italia e questo messaggio va contrastato con una risposta europea, altrimenti rischiamo di implodere nella situazione di emergenza in cui già ci troviamo». Certo, dice, «è sbagliato accostare il richiedente asilo al terrorista. Vanno separati i diritti dalla minaccia. Ma che un rischio ci sia lo dimostrano i fatti. E anche i comuni stanno andando in sofferenza, vanno supportati e ascoltati. L’Italia è stata aiutata troppo poco nell’emergenza sbarchi, Lampedusa è la frontiera di tutti e 27 gli Stati membri».

E qual è la risposta di Bruxelles? «Abbiamo sostenuto la commissione Von der Leyen anche per un progetto ambizioso per le migrazioni, ma dobbiamo dirci che per adesso la proposta della Commissione è incompleta, bisogna rivedere il principio del chi prima accoglie poi gestisce», risponde Di Maio. «Se si dichiara di voler superare Dublino senza rivedere quel principio si sta parlando del nulla. Lo dirò ai miei omologhi Ue».

 

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