Giornata contro la violenza sulle donneLa ministra Lamorgese dice che bisogna rafforzare il recupero di chi maltratta

La titolare del Viminale al Sole 24 Ore spiega: le vittime devono sapere che «lo Stato c’è». Anche se manca ancora un tassello: servono norme che rendano difficile per stalker e violenti il rifiuto di sottoporsi ai percorsi di riabilitazione

Foto Fabio Cimaglia / LaPresse

I dati, come ogni anno in occasione della giornata internazionale contro la violenza sulle donne, sono preoccupanti. E quest’anno confermano il doppio inferno vissuto durante il lockdown dalle vittime di violenza domestica. La ministra dell’Interno Luciana Lamorgese, in un’intervista al Sole 24 Ore, dice che gli uffici delle forze di polizia oggi «sono attrezzati per offrire un aiuto concreto alle donne che denunciano». E durante i mesi più duri della pandemia, il sistema è stato rafforzato: il Viminale ha chiesto ai prefetti di individuare sistemazioni alternative in caso di impraticabilità delle cause rifugio a causa del Covid ed è stata attivata l’app YouPol per rendere più semplici le segnalazioni. In più, «davanti ai numeri del fenomeno, abbastanza preoccupanti, anche il Dipartimento di Pubblica sicurezza ha sensibilizzato gli uffici di polizia».

Ma non basta. I centri anti violenza chiedono risposte ancora più immediate, con personale in grado di entrare in sintonia con chi si rivolge a loro. «Le questure, ma anche alcuni commissariati, sono già attrezzati con ambienti protetti dove ascoltare e raccogliere le denunce di donne e minori», spiega la ministra. «Sono stati attuati protocolli per la formazione del personale sia per gli aspetti investigativi sia per l’assistenza psicologica. Gli uffici sono attrezzati per fare la propria parte e dare un aiuto concreto».

Dal bilancio di un anno di Codice rosso, però, emerge come tra i nuovi reati introdotti i più diffusi siano stati quelli di violazione dei provvedimenti di allontanamento dalla casa familiare e del divieto di avvicinamento. Secondo la ministra, più che rafforzare la rete di protezione delle donne, «dobbiamo valutare interventi normativi per operare sul recupero degli attori di queste violenze. Stiamo lavorando per trovare soluzioni normative che rendano difficile il rifiuto di sottoporsi al recupero. Occorre rendere consapevoli gli autori di reato dei loro comportamenti».

Ma la questione più importante sarà un cambio dal punto di vista culturale. «La strada è ancora lunga», dice Lamorgese. «Parliamo non soltanto di violenza fisica o verbale, ma anche di tanti episodi di sopraffazione e umiliazione. Quante volte ci è capitato di assistere a pubblici dibattiti in cui i panel sono privi di donne? Le donne hanno tanto da dare, come esperienza di vita e risorse: spesso hanno maggiore concretezza e pragmatismo».