La StangataLa truffa finale di Trump e il prossimo colpo non necessariamente di stato

Dal presidente sconfitto ci si può aspettare di tutto, ma con molta probabilità dietro il rifiuto di accettare l’ampia sconfitta elettorale contro Biden c’è solo il tentativo di raggirare ancora una volta gli americani (e i retequattristi italiani)

Dal Cialtrone-non-più-in-chief possiamo aspettarci di tutto, compresa la guerra civile, ma sappiamo anche che il presidente sfrattato è troppo pelandrone per spingersi oltre un banale “twittiamo e partite”. Per cui è molto probabile che la patetica e imbarazzante rinuncia a riconoscere il risultato umiliante delle elezioni di martedì scorso abbia un’altra motivazione: truffare un’ultima volta gli americani con un gigantesco imbroglio finale customizzato per gli allocchi dei red states, i quali ci cascano nonostante in sottofondo il pianoforte di Scott Joplin suoni The Entertainer, l’Intrattenitore, l’inconfondibile tema della Stangata e della presidenza Trump. Tararara rarà rarà, tararara rarara rarà.

Da venerdì mattina a ieri sera ho ricevuto nella mia casella postale 103 richieste di denaro da parte di Trump o di un suo familiare, talvolta anche di un sgherro, sotto forma di email con oggetto passivo-aggressivo sul complotto della sinistra radicale tipo universo alternativo di Retequattro, e con contenuto esclusivamente volto a farsi sganciare i verdoni per smascherare i brogli di Biden. Sono più di venti ingannevoli email al giorno, mandate chissà a quanti milioni di persone, per strappare anche solo un deca ai poveri raggirati.

La scusa di tanta pressante insistenza è la battaglia legale per il riconteggio, che però non ha alcuna solidità giuridica né fattuale (ieri peraltro un improbabile testimone di brogli citato dai trumpiani come se fosse la prova regina del complotto pro Biden ha ammesso di essersi inventato tutto).

Trump ha preso più voti di quattro anni fa, ma siamo abbastanza anziani da ricordarci che allora, quando Hillary ne aveva presi tre milioni in più, i trumpisti spiegavano che il numero dei voti popolari non contava nulla. In realtà è stato davvero un risultato notevole per il presidente, quello del 3 novembre, ben oltre le aspettative e il merito, ma questo non cambia il fatto che il suo mandato sia stato bocciato da quei cinque milioni di americani in più che hanno scelto Joe Biden, da cinque Stati che lo hanno abbandonato rispetto al 2016 e da uno svantaggio più ampio rispetto a quello striminzito che quattro anni fa punì Hillary Clinton negli Stati contestati.

Trump, insomma, ha perso in modo netto e senza appello, lo sa benissimo lui e lo sanno tutti tranne i QAnoninisti in America e i retequattristi (copyright Guido Vitiello) in Italia. E peraltro ha perso nonostante abbia provato a manipolare il processo elettorale ostacolando in vari modi col suo Postmaster General la strategia dei democratici di votare via posta.

Trump è un truffatore patentato, un “con man”, un artista del raggiro. Lo è stato durante tutta la sua vita di amministratore di condomini pacchiani, di gestore di casinò fallimentari, di organizzatore di concorsi di bellezza, di promoter di spettacoli wrestling, di contribuente fiscale non pagante e lo è stato poi da candidato complottista e infine da presidente indecente.

Adesso prova a incassare l’ultimo bottino ripulendo il più possibile i suoi follower, con l’obiettivo di progettare il successivo colpo non necessariamente di stato e con la sempre più remota illusione di farla franca ancora una volta.

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