Make America Golf AgainTrump si è trasferito in una realtà parallela dove la cosa più pericolosa è Rudy Giuliani

Il quasi ex presidente americano non si è ancora riavuto dall’esito delle elezioni e si consola sul green: tutte le cause per brogli sono fallite, ci guadagna solo il suo avvocato. Intanto tra i Repubblicani si pensa già ai ballottaggi in Georgia, dove per magia il voto per posta, che potrebbe aiutarli, è tornato a essere legale

AP Photo/Manuel Balce Ceneta

Trump Tarantino
Ieri mattina Donald Trump si è svegliato e ha twittato di aver vinto le elezioni. La sera prima si era congratulato coi repubblicani della commissione elettorale della Wayne County, in Michigan, quella di Detroit, per non aver certificato il risultato (poi lo hanno fatto). Nel frattempo aveva licenziato Chris Krebs, direttore federale della cybersecurity, per aver dichiarato che le elezioni sono state a prova di brogli.

Intanto la sua narrazione alternativa raggiunge vette alla Quentin Tarantino (in “Bastardi senza gloria” Hitler salta in aria a Parigi; in “C’era una volta a Hollywood” la famiglia Manson sbaglia villa, viene massacrata da Brad Pitt e Leonardo DiCaprio, poi rinfrancato da Sharon Tate).

Secondo un’indagine Reuters/Ipsos, quasi metà dei repubblicani continua a credere che Trump abbia vinto le elezioni, al netto dei brogli per favorire Joe Biden. Equivalgono al 28 per cento degli americani, una grossa minoranza con cui non si sa come comunicare (prima si diceva «guardano solo Fox News»; ora considerano Fox una rete di venduti, sono su Parler invece che su Twitter, e aspettano con fiducia la tv di Trump).

Trump salvato da Sleepy Joe
Secondo NBC News, è probabile che Joe Biden «scoraggi investigazioni sul suo predecessore». Perché, dicono fonti bideniane, «potrebbero dividere ancora di più un paese che il presidente eletto sta cercando di unire», e poi si continuerebbe a parlare sempre e solo di Trump.

Non sarà facilissimo, le indagini su Trump sono infinite. Per abuso di potere, interesse privato in atti d’ufficio, evasione fiscale, riciclaggio, truffa, molestie, e stupri, al plurale. E non tutti sono d’accordo con la linea Biden. Molti democratici pensano che Biden dovrebbe «preoccuparsi dei sostenitori, non dei detrattori» (notano che Trump, potendo, lo manderebbe minimo a Guantanamo insieme con Barack Obama).

Anne Milgram, ex Attorney general del New Jersey, ha ricordato che Trump è stato un presidente «convinto di essere al di sopra della legge». E «se non viene ritenuto responsabile dei suoi crimini, lo sarà stato davvero» (comunque: Biden può dare linee guida al dipartimento della Giustizia per i crimini federali; le inchieste negli stati sono un’altra storia, e la procura di Manhattan è già vivacissima).

Il patriarcato a diciotto buche
Trump non andrà a Mar-a-Lago per Thanksgiving, la settimana prossima, tra lo stupore generale: in tanti prevedevano che sarebbe partito e mai più tornato a Washington. Invece sta nell’appartamento presidenziale, il suo bunker con megaschermo e fast food (ne mangia guardando la tv, per molte ore al giorno).

E come è noto, «Non ha concesso né ammesso la vittoria di Joe Biden. Gioca solo a golf». Lo scrive Robin Givhan sul Washington Post, in un commento sul potere dei maschi bianchi vecchi e ricchi, che si esprime spesso in ostentate partite di golf.

Scrive Givhan che «Il fat cat (ricco uomo d’affari o politico, ndr) sull’automobilina da golf è una classica metafora del privilegio e dell’indifferenza e della sprezzante inettitudine, ed è terribilmente adatta a Trump…Mentre una pandemia devasta il paese, Mentre i sussidi finiscono  e aumentano le file (in Texas sono enormi, sembrano ingorghi autostradali, ndr) alle banche del cibo, il presidente lavora sul suo swing».

E «non sembra neanche divertirsi troppo. Semplicemente, si vede che può evitare le brutture delle responsabilità. Questo è privilegio». Privilegio che «travolge i fatti. Giustifica comportamenti orrendi. Esalta i non qualificati» (Trump sta andando a giocare quasi tutti i giorni, nel suo club a Sterling, in Virginia).

Rudy l’esoso
La campagna di Trump continua a perdere cause per presunti brogli (venticinque-ventisei andate male, all’ultimo conteggio). E i coordinatori non sono contenti dei risultati, e dei costi. La parcella di Rudy Giuliani, che dovrebbe coordinare la strategia legale, secondo il New York Times sarebbe di 20 mila dollari al giorno.

Secondo quasi tutti, Giuliani, che nella vita ha guadagnato tanto ma che ora sarebbe indebitato, insiste nel proporre a Trump cause che non stanno in piedi (secondo il Times «ha incoraggiato Trump a credere in teorie complottiste», come se ce ne fosse bisogno) per incassare il più possibile.

Giuliani nega, come ha negato prima del voto, quando le agenzie di intelligence lo segnalavano come oggetto di un’operazione di disinformazione del governo russo (davano a Giuliani notizie false e scoop improbabili per danneggiare Biden, dalla storia del computer del figlio Hunter in giù). Ma per lui non è un periodo trionfale: dopo essere stato ripreso sdraiato su un letto con una mano nei pantaloni davanti a una giornalista in Borat, dopo aver tenuto una conferenza stampa fuori dal Four Seasons Total Landscaping e aver fatto ridere il pianeta, ora vede svillaneggiati i suoi tentati di rientrare finanziariamente (anche Mick Mulvaney, ex capo di gabinetto di Trump, ha detto su Fox Business di essere «preoccupato dell’uso che si fa di Rudy Giuliani», e in effetti).

Gavin governatore gourmet
I californiani sgamati non stimano Gavin Newsom. Non solo perché, come capita, ha in curriculum un primo matrimonio imbarazzantissimo (con Kimberly Guilfoyle, ora fidanzata urlante di Donald Trump junior). O perché sembra un bambolotto delle liberal elites; attraente, denti praticamente fosforescenti, famiglia ricca, moglie numero due e figli carinissimi, fedina politica impeccabile.

Da sindaco di San Francisco celebrava matrimoni queer quando non era del tutto legale; da governatore della California dice cose ambientaliste. È anche, da San Franciscan di livello, un gourmet, o foodie, o appassionato di ristoranti premiati.

E due settimane fa, mentre i contagi in California raddoppiavano, nonostante le raccomandazioni anti-Covid che lui stesso ripete, è andato con la moglie e una dozzina di amici a cena con zero distanziamento e zero mascherine. Per il compleanno di un amico lobbista, alla French Laundry di Tom Keller, il miglior ristorante della Napa Valley (ora in zona viola, che dovrebbe essere tipo arancione), tra i migliori d’America e del mondo, e chissà se il menu è valso le polemiche.

Per l’assembramento e per il ristorante, soprattutto (secondo Google Trends, da due giorni ci sono ricerche su Newsom e la French Laundry in tutta l’America). «Il governatore che cena in un ristorante esclusivo e carissimo (prezzo medio 325 dollari) mentre milioni di californiani combattono con i danni economici della pandemia, non è una bella immagine», ha scritto Jerry Roberts, ex direttore del San Francisco Chronicle.

Newsom si è scusato, ma tardi, dicendo «siamo tutti umani». I repubblicani californiani e non twittano con entusiasmo foto della cena. I nemici democratici del governatore non sono scontenti, Newsom è in imbarazzo e più debole in un momento complesso, deve nominare un sostituto/a di Kamala Harris al Senato e tutti fanno pressioni (e Robin Abcarian, columnist del Los Angeles Times, gli dà del giovin signore prestato alla politica, incapace di capire cosa irrita il pubblico, che finisce a «consegnare munizioni su un piatto d’argento» agli avversari; e scrive «dicono che la French Laundry sia buona da morire. Ma in che senso?»).

Ivanka e i poveri
I figli Trump non avranno più un padre alla Casa Bianca – è quasi sicuro – ma restano nel cuore e nei social network di molti americani. Donald junior è amato dai lealisti trumpiani ruspanti che come lui vanno a caccia e rovinano la reputazione delle camicie da boscaiolo. Ivanka ha iniziato come figlia presentabile tra le vere elites e tra i liberal (anni fa organizzò una raccolta fondi per Cory Booker, che è senatore del New Jersey, da dove vengono i soldi di suo marito). Col tempo, ha sviluppato una persona pubblica meno newyorkese di lusso e più MAGA (ma non porta il cappello da baseball).

La sua nuova immagine di amica del popolo è ora contestata dall’ex amica del cuore nonché damigella al matrimonio (i Trump hanno pochi veri amici), Lysandra Ohstrom, ora giornalista. Ohrstrom ha raccontato su Vanity Fair di quando consigliò a Ivanka di leggere il romanzo Empire Falls di Richard Russo. E Ivanka rispose «Ly, perché mi dici di leggere un libro su dei fottuti poveri? Quale parte pensi possa interessarmi?» (Anni dopo, Ivanka Trump è stata costretta a rivolgersi ai poveri che votavano per suo padre; in un video gli ha suggerito, se disoccupati, di diventare creativi inventandosi cose da fare).

Secondo Ohstrom e chiunque altro, Trump è da sempre ossessionato da Ivanka. Quando erano ragazzine, una volta le chiese se sua figlia era la più carina della classe: «Gli ho risposto onestamente, che lei era probabilmente nelle top cinque. “Chi è più carina di Ivanka?”, mi ricordo chiese con genuino stupore. Prima di nominare le due ragazze più belle che avevo in mente anche io».

Miracolo ad Atlanta
I sondaggi di queste elezioni sono come i trucchi per dimagrire, delle riviste e ora di siti e app. Ogni volta non funzionano tanto, subito dopo si va a rileggerne, per ansia, in mancanza di meglio. Ora cominciano quelli sul doppio ballottaggio in Georgia, e bisogna abituarsi perché sarà il 5 gennaio. Il primo è del Remington Research Group per l’Atlanta Journal-Constitution. Dà quasi alla pari, 49 a 48 per cento, la senatrice Kelly Loeffler e il candidato democratico Raphael Warnock. Va meglio il senatore David Perdue, avrebbe quattro punti più di Jon Ossoff  (bianco e moderato), 50 per cento a 46.

Intanto, tra pochi giorni e nonostante le pressioni di repubblicani importanti come Lindsey Graham, la Georgia dovrebbe essere assegnata a Joe Biden (e resta il miglior risultato democratico, era uno stato rosso, è diventato blu grazie agli 800 mila e rotti iscritti alle liste elettorali grazie a Stacey Abrams). E gli attivisti repubblicani hanno problemi con le indicazioni elettorali di Trump. Che per mesi ha trattato le schede postali come illegali.

Però in Georgia si voterà, come sempre in America, in un martedì feriale. Non ci sarà il voto anticipato come per le presidenziali. E tutti, anche Loeffler e Perdue, avranno bisogno delle persone che non vogliono o possono andare ai seggi di martedì, per cui non resta che il voto per posta. Ora gli attivisti vanno di porta in porta a spiegare che il voto postale è legale e sicurissimo, e forse qualche trumpiano li butta fuori.

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