Mercato congelato (per ora)Allarme lavoro: nel 2021 a rischio 1 milione di posti

Nel governo si studiano le soluzioni da mettere in campo con la fine del blocco dei licenziamenti prevista per il 31 marzo. La ministra Catalfo pensa a un piano di interventi sulle politiche attive, ma ancora non c’è un progetto definito. Mentre il presidente di Anpal Mimmo Parisi sarà in Mississippi fino a gennaio

Foto Fabio Cimaglia / LaPresse

Almeno 1 milione di esuberi nel 2021. È la stima che circola sui tavoli del governo – scrive Repubblica – in vista del 31 marzo, quando terminerà il blocco dei licenziamenti stabilito per decreto da inizio pandemia. Di questi, almeno 250mila lavoratori vengono considerati in uscita in pochissimo tempo. Il resto dopo.

La Banca d’Italia ha calcolato in 600mila i posti salvati con il mix di politiche anti-Covid, tra il divieto di licenziare e la cassa integrazione estesa a tutti. Senza questo pacchetto, i licenziamenti potevano salire a 700mila, il 30% in più del normale. E a questi si aggiungono i 420mila occupati a termine già persi, come ha registrato l’Istat nei dati di ottobre. E altri ancora ce ne saranno tra precari e autonomi.

Lo tsunami occupazionale preoccupa Palazzo Chigi. Si guarda ai fondi del Next Generation Eu. La ministra del Lavoro Nunzia Catalfo ha già prenotato almeno 7 miliardi del Recovery Plan. Ma ancora non si sa bene per fare cosa.

Le Regioni, che in materia di politiche attive del lavoro hanno la competenza, in un documento inviato al governo per chiedere maggiore coinvolgimento hanno avanzato qualche dubbio anche sul tema. Mimmo Parisi, presidente dell’Agenzia nazionale delle politiche attive, Anpal, dovrebbe essere l’interlocutore privilegiato degli assessori regionali per stilare un piano di attacco contro la catastrofe occupazionale che si profila all’orizzonte. Ma – come avevamo scritto – a fine novembre è partito per il Mississippi e non tornerà prima di metà gennaio.

Nella legge di bilancio sono stati riservati 500 milioni nelle politiche attive, ma senza destinarle ad Anpal. Bensì in un fondo al ministero del Lavoro, a rimarcare lo scontro e la distanza tra Catalfo e Parisi. Nella maggioranza intanto è partita la battaglia agli emendamenti alla manovra. Il Partito democratico vorrebbe riportare il mezzo miliardo in Anpal e chiede la stabilizzazione dei precari storici dell’Agenzia (prevista dalla legge) con una procedura semplificata e non con la selezione voluta da Parisi. Mentre i Cinque Stelle puntano a prolungare il contratto dei navigator a fine 2022.

Ma lo stallo sulle politiche è ancora più esteso. Le Regioni non hanno ancora terminato i concorsi per assumere gli oltre 11mila addetti previsti dal decretone sul reddito di cittadinanza con l’obiettivo di potenziare i centri per l’impiego. E il Fondo nuove competenze da 730 milioni, finanziato due volte in questi mesi, è rimasto praticamente inutilizzato tra le lungaggini e i cavilli burocratici richiesti per accedervi.

Dai Cinque Stelle ormai arriva l’ammissione della necessità di sdoppiare il reddito di cittadinanza, tra i sussidi di contrasto alla povertà e quelli per incentivare la ricerca di un lavoro. Ma l’idea di staccare le politiche del lavoro dal Rdc da sola non basta – scrive Repubblica. Serviranno anche la riforma degli ammortizzatori sociali e quella sulle pensioni. Sindacati e imprese chiedono di allargare il contratto di espansione, agganciandolo all’assegno di ricollocazione. Ma al momento non c’è nessun piano definito.

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