Numeri a rischioBerlusconi cede a Salvini sul Mes e in Forza Italia scoppia la rivolta

Il leader della Lega minaccia di rompere l’alleanza nel caso di un via libera alla riforma del Fondo Salva Stati, ma due terzi degli azzurri – scrive Repubblica – il 9 dicembre vogliono votare sì

Foto Roberto Monaldo / LaPresse

Questa volta è Silvio Berlusconi a seguire la linea di Matteo Salvini. Il leader leghista minaccia di rompere l’alleanza di centrodestra nel caso in cui Forza Italia dovesse votare sì alla riforma del Meccanismo europeo di stabilità e Berlusconi si adegua. Facendo sapere che il 9 dicembre voterà no, proprio come chiedono gli alleati della Lega e di Fratelli d’Italia.

Il Cavaliere tenta così di ricomporre l’alleanza, dopo lo strappo sullo scostamento di bilancio, sull’emendamento salva Mediaset e dopo il trasloco dei deputati forzisti verso il Carroccio. Ma il prezzo è salatissimo, scrive Repubblica. E in poche ore in Forza Italia scoppia la rivolta.

«Se lo vota la maggioranza non mi stupisce, se lo fa qualche membro dell’opposizione finisce di essere compagno di strada della Lega. Perché qua si ipoteca il futuro dei nostri figli», dice Salvini da Roma. Passano un paio d’ore e, prima il braccio destro Licia Ronzulli, poi lo stesso Berlusconi correggono la linea di Forza Italia tenuta fino a poche ore prima. «Il 9 dicembre non sosterremo in Parlamento la riforma del Mes perché non riteniamo che la modifica del meccanismo di stabilità approvata dall’Eurogruppo sia soddisfacente per l’Italia e non va neppure nella direzione proposta dal Parlamento europeo», spiega Berlusconi.

Cala il gelo dopo la dichiarazione di “resa” – racconta Repubblica. Nessun comunicato di sostegno dai suoi, il gruppo parlamentare alla Camera ribolle. Con una fitta rete di telefonate per tutto il pomeriggio tra Mariastella Gelmini, Renato Brunetta, Mara Carfagna, Stefania Prestigiacomo, Renata Polverini, Osvaldo Napoli.

La gran parte dei deputati pretende l’immediata convocazione di un’assemblea per sconfessare la linea del Cavaliere. La capogruppo media, convince tutti che è meglio ragionare a mente fredda e rinviare a oggi, ma la riunione delle prossime ore sarà una resa dei conti.

«Almeno i due terzi del gruppo il 9 dicembre voterà contro l’indirizzo dettato in queste ore dal Presidente, purtroppo stavolta si è suicidato», dice un ex ministro. E se così sarà, quando tra una settimana verrà messa ai voti a Montecitorio la riforma europea del Fondo salva Stati, si potrebbe assistere al definitivo tramonto in diretta di una leadership durata un quarto di secolo.

Ieri per tutto il giorno i suoi hanno cercato invano di contattarlo. L’ex premier si è barricato nella residenza in Provenza della figlia Marina per una riunione d’affari e di famiglia. Con lui, solo Niccolò Ghedini e, unica in contatto telefonico, il braccio destro Licia Ronzulli. I due senatori avrebbero convinto il capo ad assecondare Salvini.

Non è ancora finita però. I vertici Ppe considerano la mossa dell’alleato italiano una dissociazione gravissima: da Weber alla stessa Merkel sembra siano intenzionati a intervenire. Anche perché popolari, socialisti e liberali voteranno compatti a favore della riforma, mentre il voto contrario di Forza Italia potrebbe compromettere il suo recepimento a Roma. Antonio Tajani, numero due e dirigente Ppe, è in imbarazzo, prova a mettere una pezza: «La scelta non ha nulla a che vedere con il sì all’utilizzo dei 37 miliardi per azioni anti Covid». I sovranisti esultano. Ma quanto accaduto rischia di scatenare la fuga dai ranghi di Fi verso lidi più sicuri, all’ombra del governo.