Ricicli d’autoreGreen Pea: il bello di comportarsi bene

Dopo il supermercato gourmet Eataly, aperto a Torino e trasferito in mezzo mondo, arriva la nuova creazione firmata Farinetti. Conta cinque piani che guidano i visitatori attraverso una riscoperta del proprio rapporto con l’energia, il movimento, la casa, l’abbigliamento e naturalmente il cibo. Con la sostenibilità come pay off

È rispetto la parola che si associa all’apertura del nuovo Green Pea, il primo Green Retail Park al mondo voluto dall’uomo che tutto può, anche organizzare un’anteprima stampa affollata di presenze, seppur in sicurezza, in piena pandemia.

Il rispetto è quello per la terra, per l’ambiente, per l’energia alternativa, per l’acqua, l’aria e le persone: ecco il cuore di questo progetto firmato Oscar Farnetti che ha aperto il 9 dicembre di fianco al primo Eataly, quello classe 2007 nato al Lingotto di Torino. Su una superficie di 15 mila metri quadrati di prodotti sostenibili, Green Pea (ossia quel pisello verde che suona così male in italiano, ma che per assonanza ben ricorda quel Greenpeace che dagli Anni ’70 si batte a tutela dell’ambiente) è sicuramente una straordinaria operazione di marketing vocata alla valorizzazione del lato bello e piacevole del comportarsi bene, nel rispetto della natura. Cinque i piani dedicati a scoprire e cambiare il proprio rapporto con l’energia, il movimento, la casa, l’abbigliamento e il tempo libero all’insegna di questa icona rotonda e verde che ricorda come dovrebbe essere la terra, soprattutto nel futuro. Qui la bellezza del vivere Green si riassume in sessantasei negozi, un museo, tre luoghi di ristorazione, una piscina, una spa e un club dedicato all’Ozio Creativo. In totale, settantadue luoghi di bellezza e rispetto in cui scoprire prodotti studiati per durare a lungo e che, giunti a fine vita, si possano riutilizzare o riciclare.

Di cibo si parla ai piani alti della struttura: al terzo, dove si trovano il Bistrot Pop 100 Vini e Affini, realizzato in collaborazione con Fontanafredda, e il ristorante stellato Casa Vicina che, gestito dalla famiglia Vicina, finalmente trova una collocazione che rende merito alla sua cucina (dai sotterranei di Eataly alla terrazza di Green Pea); al quarto con il Cocktail Bar e la prima infinity pool di Torino affacciata sull’arco alpino: l’Otium Pea Club, curato dalla torinese To Be. Certo, in tema di sostenibilità agricoltura e cucina ci sarebbe tanto da dire (da anni in Italia si organizzano fior fior di eventi internazionali a riguardo) e forse gli amanti del settore si sarebbero aspettati più luoghi vocati a questo aspetto, ma come ha accennato Farinetti «Green Pea è in continua evoluzione»   e magari occorrerà aspettare solo un po’ di tempo per vedere valorizzate e spiegate le nuove frontiere di produzione parlando di serre idroponiche o verticali, agricoltura sostenibile, economia circolare e via discorrendo. Intanto nel Green Pea attuale hanno trovato casa due luoghi che hanno fatto del rispetto la loro concezione di lavoro e non aspettano altro di poter aprire le loro porte (come l’intero mondo della ristorazione italiana) per la somministrazione.

Partiamo da Casa Vicina: una stella Michelin, cento anni di storia e un dream team giunto alla quinta generazione (Stefano Vicina, Claudio Vicina e sua moglie Anna Mastroianni con le loro figlie Laura e Silvia supportati in cucina da Giuseppe Calcagno e Alessandro Passini, in sala da Stefano D’Elia. «Sposare il progetto di Green Pea è per noi un passo naturale e in linea con il percorso che stiamo sviluppando volto a metter in primo piano la qualità e il rispetto dell’ambiente nel quale operiamo» , commenta lo chef Claudio Vicina. «Del resto – prosegue – usavamo già il biologico ed è sempre stato parte della nostra filosofia dare valore alla terra, a chi produce e a chi la rispetta» . Casa Vicina oggi si sviluppa su una superficie di 300 mq tra sala ristorante e cucina. L’ambiente è finalmente luminoso, con vista sulla collina di Torino, ed è stato studiato per trasmettere agli ospiti la filosofia di rispetto e integrazione dell’uomo con la natura e sulla messa a valore della “cultura” e della “poesia”. La sala è strutturata su due aree: la principale con capienza di circa cinquanta posti e la sala privata RiVal da venti; gli allestimenti sono stati pensati utilizzando marchi impegnati nel tema della sostenibilità ambientale e attivi in progetti per implementare una produzione più green.

Tra le nuove ricette della carta disegnata da Ugo Nespolo c’è la “Zuppetta di piselli e ragù di mare”, chiaro omaggio a Green Pea sia per la cromia a predominanza verde che per la scelta della verdura, il pisello. Non può mancare il richiamo alla bagna cauda da bere (piatto storico dei Vicina) con emulsione di verdura abbinata a un ragù di mare (cozze, seppioline, gamberi e polipo), “La mia finanziera” implementazione della scaloppa o della piccata alla finanziera con i piselli frullati e sferificati come variante alla classica verdura di accostamento e, per concludere, i “Profiteroles come vuoi tu” ulteriore rivisitazione a livello internazionale della bignola torinese: profiteroles espressi ripieni di una crema chantilly ai quali è possibile aggiungere a proprio piacere alcune salse (fondente amaro, nocciola, cioccolato al latte e pistacchio).

E poi c’è lui, 100 Vini e Affini, il bistrot di nuova concezione nato dal visionario Davide Pinto: un vero e proprio laboratorio di ricerca che punta ad aprire frontiere inesplorate nel campo della liquoristica, della birra, della miscelazione e della proposta gastronomica, attraverso la sinergia con realtà del territorio. Il locale entra a far parte della grande famiglia del Gruppo Affini, differenziandosi dagli altri (Affini San Salvario Riv.1 in Via Belfiore 16c e Affini Porta Palazzo Riv.2 in Piazza della Repubblica 3 sempre a Torino) per format e tipologia di proposte.

Con la riscoperta e il rilancio dello storico marchio “Distillerie Subalpine”, Affini presenta, infatti, una nuova linea di liquori e distillati d’ispirazione “home made”, puntando sulla qualità e sulla naturalità degli ingredienti. Il Green Bee (ape verde) è ad esempio un bitter aperitivo amaro e agrumato, aromatico di cera d’api, realizzato proprio per celebrare la nascita di Green Pea e caratterizzato da un colore verde brillante ottenuto solo con elementi naturali, ma c’è anche l’Elixir Le Masche, un liquore che nasce in sinergia con il ristorante stellato Casa Vicina, e che rappresenta il punto di incontro tra i botanicals aromatici e speziati del Vermouth e quelli intensi e persistenti del Fernet. A completare il connubio di sapori, l’erba ruta, detta anche “l’erba delle streghe” che nel folklore piemontese, vengono chiamate “Le Masche”. Ma in 100 Vini e Affini le expertise della mixologia si incontrano e si contaminano anche con la tradizione brassicola, grazie alla collaborazione con il birrificio Baladin: la Nazionale 4.8 alla spina è twistata in un modo innovativo attraverso gli hopper spray: da questa lavorazione nascono sei distillati monovarietali di luppolo unici nel loro genere. L’altra grande novità di questa collaborazione è la Baladin organic craft beer, una lattina costruita con alluminio riciclato che, una volta consumata, può essere riutilizzata come bicchiere: un gadget utile e sostenibile da portare a casa come ricordo dell’esperienza vissuta.

Sotto l’egida del bar manager Michele Marzella e dello chef Niccolò Tealdi anche la proposta enogastronomica punta fortemente sulla sostenibilità, attraverso materie prime naturali e biologiche, il riutilizzo degli scarti e la collaborazione con partner attenti all’ambiente. Il latte per la caffetteria e la carne per la gastronomia sono fornite dall’azienda La Granda di Cuneo, il cui fondatore Sergio Capaldo è uno dei promotori dell’agricoltura simbiotica in Italia oltre che Presidente del Consorzio Eco – Simbiotico. L’agricoltura simbiotica è un nuovo metodo di coltivazione e allevamento che si fonda sulla valorizzazione della simbiosi tra gli attori della catena alimentare e cioè la terra, gli animali e l’uomo, partendo dal fondamentale rispetto della microbiologia del terreno e delle piante e, di conseguenza, degli animali, che si cibano in modo più naturale, e dell’uomo, grazie alla realizzazione di prodotti più sani e gustosi. Anche il concetto di riutilizzo sarà portato all’ennesima potenza, adattando alla ristorazione l’idea dello #UseTheExisting, che la famiglia Zegna ha introdotto con successo nel mondo della moda.
Dai fondi di caffè per la creazione di nuovi sciroppi agli avanzi dei vini per l’ideazione di nuovi vini ippocratici, tutto da 100 Vini e Affini avrà una seconda vita e una nuova opportunità di regalare sapore.

 

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