I dati IstatDa febbraio persi oltre 420mila posti di lavoro, più della metà tra i precari

Le cifre dell’istituto di statistica registrano a ottobre un calo di 13mila occupati, soprattutto tra i dipendenti a termine. Col segno meno la fascia d’età più giovane e quella più anziana. Dall’inizio dell’emergenza sanitaria, si contano 230mila inattivi in più

Foto Claudio Furlan - LaPresse

Gli ultimi dati sul lavoro diffusi dall’Istat si riferiscono al mese di ottobre, quindi prima delle nuove restrizioni governative anti-Covid. Ma dopo la crescita di luglio e agosto e la stabilità di settembre, in un momento di incertezza in cui già si intravedeva la possibilità di nuove misure di contenimento, si registra il primo lieve effetto negativo della seconda ondata del virus sul mercato del lavoro, con 13mila occupati in meno in un mese.

E il declino, con il blocco dei licenziamenti in vigore, riguarda ancora esclusivamente il mondo del lavoro precario e gli autonomi. A soffrire di più sono la fascia d’età più giovane e – questa volta – anche quella più anziana. Con il tasso di disoccupazione giovanile che sale al 30,3%.

I dipendenti a termine sono 16mila in meno in un mese, gli indipendenti 9mila in meno, mentre i contratti a termine crescono di 12mila unità. In un anno, tra i paletti delle causali del decreto dignità (poi sospese con la deroga prorogata al 31 marzo) e la crisi Covid, sono scomparsi 381mila contratti a tempo determinato. Solo da febbraio in poi, da quando l’emergenza sanitaria è esplosa, su oltre 420mila posti di lavoro persi, più della metà (284mila) sono a tempo e altri 136mila riguardano gli autonomi.

In parallelo, i contratti a tempo indeterminato non crescono così tanto da compensare le perdite: in un anno sono solo 61mila in più, con una frenata evidente rispetto ai mesi scorsi.

Il tonfo degli occupati a ottobre si vede soprattutto tra gli uomini (-51mila), mentre tra le donne i posti di lavoro crescono di 38mila unità. Quanto alle fasce d’età, tra i 15 e i 24 anni gli occupati calano di 24mila unità (-2,4%), con un aumento degli scoraggiati (+18mila): i disoccupati in questa fascia di età sono 422mila, con un aumento di 2mila unità su settembre e di 6mila in un anno, mentre i giovani inattivi che non hanno un lavoro e non lo cercano superano quota 4,4 milioni.

E – in controtendenza rispetto ai mesi precedenti – le cifre riportano il calo maggiore degli occupati tra gli over 50, -43mila unità, con un aumento consistente degli inattivi tra i lavoratori senior (+65mila). In compenso, si registra una positiva impennata di occupati (+64mila) tra i 25-34enni.

I dati del trimestre agosto-ottobre 2020 sono nel complesso positivi, con un aumento di 115mila occupati rispetto ai tre mesi precedenti, in linea con la ripresa dovuta alle riaperture. Ma sembra ormai un’era fa: l’allarme rosso ora è sull’ultima parte dell’anno. In 12 mesi, rispetto a ottobre 2019, si contano già 473mila persone al lavoro in meno e 257mila inattivi in più.

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