Gli immaterialiIl neoliberismo, la globalizzazione, ma non ci fanno vedere certi film in originale

La frustrazione delle piattaforme ha sostituito la frustrazione del non trovare i dvd nel disordine di casa, ma com’è possibile che chi distribuisce i contenuti non si degni di fornirli in almeno due lingue, l’italiano e l’originale, entrambe sottotitolate?

robert-zunikoff, Unsplash

Tempo fa ho detto, a un adulto che mi stava raccontando della nuova fidanzata ventiequalcosenne, «da qualche parte Nabokov sta sorridendo». Il signore ha aperto e richiuso la bocca tre volte. 

La prima, ho pensato stesse per dirmi che vent’anni mica sono dodici, e come mi permettevo di dargli del pedofilo. La seconda, ho temuto non avesse idea di chi fosse Nabokov, ma non era possibile: lavora in editoria. La terza mi sono detta che probabilmente dipendeva proprio da quello: in Italia, quelli che di lavoro fanno i libri hanno la più bassa percentuale mondiale di familiarità con le citazioni pop, persino Unabomber consumava più cultura popolare di loro (dev’essere per quello che la saggistica italiana è così vivace). 

Solo dopo, riflettendoci, ho capito che la situazione non era necessariamente così grave. Non era detto che non avesse visto Manhattan. Ma non aveva mai sentito «da qualche parte Nabokov sta sorridendo», perché questa crudele nazione gli ha sempre occultato che Diane Keaton lo dicesse di quel Woody Allen con morosa diciassettenne. 

Probabilmente Manhattan l’ha visto doppiato – come tutti noi, da piccoli, quando i film in lingua originale erano un’eccezione che dovevi andare a cercarti in cineteca o in certe rassegne su Rai 3 – e non s’è mai preso il disturbo di rivederlo in originale. Il tapino crede davvero che in quel punto del film Woody abbia fatto dire a Diane la lasca battuta «Sembra così lontano, il liceo». Lo crede con la convinzione con cui chi fece l’adattamento di Manhattan credette che il pubblico italiano non avrebbe mai compreso una battuta su ‘sto Nabokov, ma chi è, un pilota di Formula uno? 

Ho ripensato al signore ignaro che la mia battuta fosse una citazione quando, forse per festeggiare l’ottantacinquesimo compleanno di Woody Allen, Prime ha messo on line Harry a pezzi, uno dei due più bei film di Allen. 

Ciclicamente vado su Just Watch – l’unica app utile mai inventata: metti il titolo del film, ed essa ti dice se c’è una piattaforma così caritatevole da fartelo vedere – e cerco Harry a pezzi e Mariti e mogli. Non ci sono mai. 

Una volta avevamo i dvd. Erano una scocciatura: mica potevi vederli sul telefono. Erano inaffidabili: i miei dvd di West Wing, rovinati da decenni di utilizzo come sottobicchieri, mi costringevano a saltare intere puntate. Facevano polvere, e disordine, e non trovavi mai quel che ti serviva. Ma, per noialtri cresciuti coi nastri vhs, erano di sbrilluccicante modernità: potevi scegliere in che lingua vedere il film, e saltare da un punto a un altro senza farti venire un ematoma al dito tenendo pigiato per minuti il tasto dell’avanzamento veloce. 

Poi sono arrivati i formati digitali. Inizialmente da comprare, sebbene i più cinefili abbiano da subito messo in guardia sui limiti dell’immateriale: Matt Zoller Seitz, critico del New York Magazine, ricorda spesso che, se compri un film per esempio su iTunes, non l’hai davvero comprato; è tuo solo finché quella piattaforma ne detiene i diritti, dopodiché sparirà dal tuo archivio. 

Ma il problema sembra superato da quando l’immateriale è diventato davvero immateriale: nessuno vuole più possedere niente, parrebbe, e ci va benissimo non avere neanche un film in casa finché ci sono un sacco di piattaforme e su una o l’altra lo troverò pure quando mi va di vederlo. (Mi chiedo perché la gente non rinunci a comprare casa, tanto c’è Airbnb: il ragionamento è lo stesso). 

Solo che non è vero. Non è vero che, con questo eccesso d’offerta, la soddisfazione immediata del desiderio ti sarà sempre garantita. Ho fatto abbonare un amico a Now dicendogli che doveva assolutamente vedere Succession. Mi ha telefonato furibondo: non c’è. Come non c’è, io l’ho visto lì. Aveva ragione, non c’è. Pare che i diritti siano scaduti, pare che tornerà, sembra quello sketch di Pierfrancesco Loche di quand’eravamo giovani: pare, sembra, forse. (Aveva ragione Zoller Seitz, aveva). 

La frustrazione delle piattaforme ha sostituito la frustrazione del non trovare i dvd nel disordine, solo che invece che impolverate come i nostri scaffali esse sono sbrilluccicanti e ti promettono un eccesso d’offerta che poi non mantengono. Tempo fa ho passato un pomeriggio a irridere uno sceneggiatore trentenne che su Facebook aveva scritto d’aver appena scoperto Germi. Sghignazzavamo, con amici che da piccoli guardavano i film in lingua originale la domenica sera in tv, o andavano al cineclub a vedere Fassbinder: ma com’è possibile che questa generazione, che avrebbe tutto a disposizione senza neanche un orario d’inizio da rispettare, non sappia mai un cazzo, com’è possibile che neanche i fondamentali della storia del cinema italiano? Sembravamo i nostri nonni quando parlavano dei figli che ascoltavano quei capelloni dei Beatles. 

Avevamo ragione.
Avevamo torto. 

Se i cinema non esistono più, e la televisione generalista figuriamoci se fa film d’autore a ore civili, se questi derelitti giovani d’oggi vivono in un mondo in cui gli si promette che potranno avere tutto dallo streaming, poi come la mettiamo se Signore e signori non sta da nessuna parte? (Forse ho ancora il vhs da qualche parte, lo dico piano per non trovarmi i millennial al citofono). 

Un altro amico voleva far vedere House of cards alla fidanzata. L’ha trovato solo su non so che piattaforma minore, sulla quale non sono previsti i sottotitoli. Ha provato a vederlo in inglese senza sottotitoli, ma è uno di quelli che scrivono «inglese fluente» nel curriculum, il che significa che, se il dialogo è più complicato di «la penna è sul tavolo, il gatto è sotto il tavolo», non lo capisce. Si è arreso, e quindi sta vedendo la versione in italiano. Kevin Spacey doppiato: vi viene in mente una definizione migliore di «crimine contro l’umanità»? 

Insomma la settimana scorsa Just Watch mi dice che no, Mariti e mogli continua a non essere pervenuto, e se vogliamo rattristarci del tutto nessuna piattaforma si è neanche degnata di metterci a disposizione Hannah e le sue sorelle, ma su Prime c’è Harry a pezzi. Gaudio. Giubilo. Messaggi a tutti gli amici alleniani. Per poi scoprire che c’è solo doppiato. Non ho avuto la forza di ascoltarlo per vagliarne gli scempi. Quest’estate l’ho fatto con West Wing, saltabeccavo tra l’audio inglese e quello italiano e, quando c’erano meraviglie tipo il deputy, il vice (capo dello staff), chiamato “deputato”, meditavo di tagliarmi le vene con le bacchette da sushi. 

L’altro giorno avevo provato a guardare su una piattaforma l’ultimo film di Guy Ritchie: aveva l’audio in inglese, ma non i sottotitoli. Su RaiPlay ora c’è tutto Truffaut col doppio audio, anche lì giri di messaggi che t’illudono, ma poi vai a sbirciare e non c’è Effetto notte, l’unico che volevi vedere. Con Fellini adesso va un po’ meglio, li hanno messi quasi tutti su Infinity; un paio d’anni fa dovetti noleggiare Lo sceicco bianco sull’iTunes americano, visto che nessuna piattaforma italiana l’aveva ma invece lì c’era, e da allora mi chiedo se gli americani guardino Fellini più spesso di noi. 

Va bene, lasciamo stare i film irreperibili, sicuramente ci sono problemi di diritti (se chiedete a un produttore dirà che è colpa delle piattaforme; se chiedete a qualcuno d’una piattaforma, pensa un po’, dirà il contrario). 

Ma com’è possibile che chi compra un film per la propria piattaforma non si degni di fornirlo in almeno due lingue, l’italiano e l’originale, entrambe sottotitolate? Non dev’essere un lavoro usurante, considerato che c’è gente che lo fa gratis tutti i giorni. Ci sono siti di sottotitoli per le puntate delle serie scaricate illegalmente, e lì i sottotitoli si trovano sempre subito: la pirateria è più efficiente delle multinazionali? Dobbiamo dunque diventare il genere di persone che, invece d’andare a fare una denuncia alla polizia, vanno a chiedere un favore a Vito Corleone nel giorno del matrimonio della figlia? (Sì, Il Padrino si trova, sia su Netflix sia su Prime, in tutte le sue brave lingue, pure il polacco e l’indonesiano: vedete che quando volete lo sapete fare?).

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