Sfera di cristalloFood Trends 2021: cosa e come mangeremo

Quello che ci aspetta - gastronomicamente parlando - nel nuovo anno, in un articolo corale della redazione di Gastronomika. Dal nostro osservatorio, ciò che farà tendenza, cosa mangeremo e come in questo attesissimo 2021

Foto di Gantas Vaičiulėnas da Pexels

Consapevolezza

 

Più attenzione verso ciò che mangiamo: sono convinta che il 2021 ci porterà ad essere diversamente sensibili sul nostro nutrimento. Non so se è una mia speranza o un trend, ma da quanto vedo e leggo credo che sia se non altro una convinzione condivisa da molti. Quindi più ricerca, più cultura autentica e non sul sentito dire, meno leggerezza nella scelta, anche un investimento economico più importante per mangiare meno, ma meglio e con più consapevolezza. Con le parole d’ordine che sono alla base dell’alimentazione contemporanea: sostenibilità, attenzione alla produzione, attenzione all’etica dei produttori, provenienza certificata. Non per moda, non per slogan, ma per effettiva convinzione e perché abbiamo imparato quanto uno dei pochi piaceri rimastici anche durante la pandemia sia da tutelare e da coltivare. Imparare a mangiare meglio, scegliere con cognizione di causa cosa, quando e da chi comprare è un dovere civico, che può davvero fare la differenza sulla nostra presenza su questo Pianeta. (AP)

 

La spirale verso il futuro

 

Se n’è già parlato (e molto), ma se ne continuerà a parlare parecchio anche nel 2021: le lumache o chiocciole, comment préférez-vous, sono il gasteropode di buon augurio per il prossimo anno. Niente sprechi – come il maiale – e una forma elicoidale che ci spinge verso il futuro, alto esempio di come la natura ci capisca benissimo di marketing. Circolari, sostenibili, biologiche, utili, anche un po’ fighette, rappresentano la summa di quello di cui c’è bisogno: un’alternativa alle solite strade. (D.F.)

 

Mimesi Vegan

 

Nonostante abbia notevolmente ridotto il consumo, amo troppo la carne per rinunciarci del tutto. Allo stesso tempo, però, so anche che il suo consumo porta con sé conseguenze disastrose per il pianeta, e che le condizioni di sovrasfruttamento tipiche degli allevamenti intensivi causano agli animali una serie di sofferenze il cui solo pensiero mi fa accapponare la pelle. Morale, il mio food trend del 2021 saranno i prodotti vegan che imitano la carne animale, dunque quelli a base di proteine vegetali, studiati apposta per incontrare non tanto i gusti di vegetariani o vegani, bensì dei carnivori come me. Le aziende che li producono stanno aumentando a vista d’occhio alla luce della nostra rinnovata sensibilità nei confronti dell’ambiente, consapevoli che – da edonisti quali siamo – non intendiamo affatto rinunciare al sapore di un succulento hamburger: se non ci credete (io in primis ero scettica), provate il  Beyond Burger; l’Unconventional Burger, l’ampia scelta offerta dalla linea Garden Gourmet: che sia un delivery o una spesa al super, una volta che gli darete una chances faticherete a tornare indietro. Della serie, un piccolo passo, che alla lunga può diventare un gigantesco balzo in avanti. (MT)

 

Divertimento e comfort food

 

Nel 2021 torneremo a sederci alla tavola degli chef che amiamo, alla ricerca di ciò che conosciamo e ci rende felici. Ma faremo anche altro. Sfruttando il turismo possibile fino a che la campagna vaccinale non sarà completata, cioè quello di prossimità, andremo alla scoperta di nuovi cuochi e cucinieri vicino casa. A loro, chiederemo di essere stupiti, divertiti, di mettere gli occhi e il palato in piatti che mai potremmo replicare a casa. Sarà un atto di coraggio, ma anche di rinnovamento, di un’arte che oggi è chiamata ad alleggerire lo spirito. Andare al ristorante dovrà essere divertente, stupefacente, prodigioso. Forse costerà di più e proprio per questo dovrà valerne davvero la pena. Solo così abbatteremo gli ultimi barlumi di diffidenza e ci riappropieremo del piacere di andare a cena fuori. (SL)

 

Delivery kit d’autore 

 

I pasti in formato kit hanno preso piede tra i ristoranti e noi vi abbiamo anche suggerito un ventaglio di proposte a tema pizza. Di necessità i locali, oltre a mettere a punto le proprie formule di delivery e take away, anche in ottica green, si sono ingegnati su come coinvolgere il consumatore finale a casa per instaurare un canale di comunicazione diretto. Questo legame permette così allo chef di non preoccuparsi se il piatto arrivi freddo, scotto oppure nel trasporto venga alterata la qualità di un ingrediente offrendo al cliente tutto l’occorrente di cui avrà bisogno per ricreare le ricette preferite e, perché no, più ambiziose tra le proprie mura domestiche.
Di solito all’interno della box ci sono le istruzioni: l’auspicio è che il piatto sia come l’avreste mangiato al ristorante! (AMDL)

 

Calici total pink

 

I veri esperti di vini e i puristi dell’enologicamente corretto storcono il naso, ma il Prosecco Rosé sarà con ogni probabilità protagonista nei calici per il 2021. Del resto per il nuovo anno la voglia di leggerezza è tanta. Voglia di frizzante, di brindisi spensierati, di vini da bere senza farsi troppi problemi. E di vita rosa. Niente di meglio, allora, di una sintesi tra le bollicine più popolari in Italia (e nel mondo) e il colore che, nel bicchiere e nella realtà, rappresenta l’allegria e la freschezza. E poi c’è il fattore novità. È proprio tra le fatiche di questo 2020 che il Prosecco si è vestito di rosa: il disciplinare consente di aggiungere alla glera, l’uva “base” del Prosecco, un 15% di Pinot nero. Per giudicare il risultato non rimane che assaggiare: sperando che le occasioni per brindare in questo nuovo anno non manchino. (DG)

 

Cantine digital

 

Il 2020 ha se possibile accelerato una serie di tendenze, che erano già in atto e che forse nel 2021 saranno più visibili che mai. La straordinaria impennata che hanno avuto gli acquisti online, con quasi tutti gli e-commerce a chiudere un anno da record, è per esempio qui per restare grazie a una platea di consumatori digitali sempre più ampia. Dal punto dei vista dei consumi la possibilità di acquistare comodamente da casa potrà essere un’opportunità per scoprire vini e territori meno noti, grazie ai consigli sempre più raffinati delle intelligenze artificiali. I vini rosati continueranno a correre (occhio al Prosecco Rosé, possibile vero exploit mondiale del settore) e ci sarà una crescente attenzione sia verso bevande fermentate diverse da vino e birra che verso contenitori diversi dalla bottiglia come bag-in.box e lattina. Nonostante gli incendi in California e alcune tra le vendemmie più anticipate di sempre in alcune regioni storiche si continuerà a parlare pochissimo di cambiamento climatico. (JC)

 

Meno tè più kombucha

 

Come riporta The Grocer mentre il consumo di tè ha subìto un calo nell’ultimo anno andando a tutto vantaggio del caffè, i riflettori da qui ai prossimi anni sono puntati su un’altra bevanda simile: il kombucha. Parafrasando l’articolo sopra citato “entro il 2025 si prevede che raggiungerà i 580 milioni di sterline”, un pronostico incoraggiante sostenuto anche da nuovi marchi a tema. Nonostante questa sia una delle bevande fermentate più antiche al mondo il suo consumo è stato riportato in auge solo di recente. Si può affermare che oggi sia uno dei prodotti a base di tè o altri infusi che sostiene il trend delle bevande analcoliche, (ri)avvicina altresì i giovani al mondo del tè e berne una tazza è tutta salute guadagnata. (AMDL)

 

L’anno delle botteghe (si spera)

 

Il 2020 ha messo al centro della tavola la spesa: al supermercato, online, sotto casa, in delivery, con box e kit già preparati, di tutto e di più secondo le proprie esigenze. Preparando un terreno molto fertile per il ritorno della bottega di quartiere, che sia l’alimentari, il fruttivendolo, il vini e oli, il laboratorio di pasta fresca. Rigorosamente sotto casa o a un tiro di schioppo. Così se per anni ad aprire sono stati nuovi ristoranti, sempre diversi, con format esperienziali, monoprodotto, fast, casual, fine-dining, forse la rivincita dei negozi di alimenti è veramente arrivata. Tra le ultime aperture in città, quante volte si trattava di una pizzeria e quante di un panificio? Con buona pace della Grande Distribuzione Organizzata, che ormai del mondo della microimpresa rapina i linguaggi, i colori e pure i prodotti. (LM)

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