Crisi di NataleSecondo Giorgetti, Conte cadrà ma il centrodestra non è pronto a governare

Il vicesegretario della Lega, in un colloquio con il Corriere, dice che l’opposizione vincerà le prossime elezioni, ma Salvini dovrà conquistarsi l’affidabilità di uomo di governo a livello nazionale e internazionale. Caduto il premier – dice – ci sarà una nuova maggioranza

Foto Fabio Cimaglia / LaPresse

«Al governo c’è una banda di incapaci, che si tiene in piedi solo grazie a una favorevole congiunzione astrale. E l’opposizione è ancora una compagnia di ventura, vincerà a mani basse le prossime le elezioni, quando ci saranno, ma non è pronta a governare. È come se il centrodestra di oggi avesse paura di un altro centrodestra, diverso, che invece è proprio quello che serve all’Italia».

A dirlo è Giancarlo Giorgetti, vicesegretario della Lega, considerato l’anima moderata del partito, in un colloquio con il Corriere della sera. La sua profezia è che il governo Conte non finirà la legislatura e che quando cadrà si formerà un’altra maggioranza. «Lo sanno tutti», dice. Nella grande massa di eletti che non vedranno mai più Montecitorio e Palazzo Madama quando nascerà un Parlamento con quattrocento membri in meno, «una cinquantina disposti a far nascere un altro governo verranno fuori».

Ammesso però che qualcuno faccia cadere l’esecutivo attuale. «Tre mesi fa ho detto a Salvini; guarda che tu devi sperare che vinca Biden», racconta Giorgetti. «E sai perché? Perché Renzi è suo amico, o almeno crede di esserlo, e con lui alla Casa Bianca si sentirà più forte, penserà di avere l’arma nucleare, e magari sarà disposto a forzare la mano e a rischiare. Sta accadendo. Ho visto che ha anche postato una sua foto con il nuovo Mr. President, come a dire: in Italia mi sottovalutate, ma io ho amici potenti».

Su ciò che secondo lui dovrebbe arrivare dopo Conte, Giorgetti ribadisce l’ipotesi di un governo di ampia base parlamentare, con dentro i migliori, guidato da Mario Draghi. «Sarebbe quello che ci vuole, per fare cose che un governo raccogliticcio come quello attuale, tutto e solo preso dal consenso, non potrebbe mai fare», spiega. «Per esempio quando si tratterà di rivedere tutta la legislazione di sussidi e blocco dei licenziamenti che c’è ora. Oppure per investire i soldi europei in progetti che creino veramente crescita, unica via per un Paese con un tale debito pubblico. Insomma, qui nessuno sembra farci caso, ma noi stiamo in piedi perché la Bce compra i nostri titoli sui mercati. Durerà, ma non all’infinito. Poi dovremmo farcela con le nostre gambe. E chi lo farà? Le banche? L’Unicredit di Padoan presidente? Nessun governo senza la necessaria credibilità e serietà potrebbe sventare il rischio di una tempesta finanziaria».

Quanto alla Lega, Giorgetti spera che il partito esca presto dal suo attuale isolamento in Europa. Oggi il Carroccio è ancora nel gruppo con gli estremisti di destra della Afd tedesca. «Non capisco che ci facciamo con loro», dice. «Ne ricaviamo solo guai e nessun vantaggio». E anche Matteo Salvini – spiega – «deve utilizzare questo tempo prima delle elezioni per uscire dal personaggio che gli hanno cucito addosso, e acquisire l’affidabilità di uomo di governo, interna e internazionale. È una sfida anche per lui. Il suo straordinario successo politico è stato infatti costruito fuori dal Palazzo, nei social e nelle piazze, e questo lo spinge giustamente a non fidarsi del Palazzo e delle sue manovre. Ma per governare l’Italia ci vogliono alleanze e credibilità, non basta un forte consenso elettorale».