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Settore resistenteLa grande svolta della logistica 4.0

La movimentazione di merci si sta riadattando alle nuove circostanze: dal contract logistics al big data analytics fino a soluzioni basate sui meccanismi della sharing economy. Così cambierà il comparto dopo l'emergenza pandemica

(Pixabay)

La crisi dovuta alla pandemia ha colpito tutto il sistema economico. La forte riduzione dell’export e del traffico merci dovuta alle restrizioni imposte dall’emergenza Covid ha fatto e fa ancora sentire in particolare i suoi effetti sulla logistica: secondo i risultati della ricerca dell’Osservatorio Contract Logistics “Gino Marchet” della School of Management del Politecnico di Milano, nel 2020 ci si attende infatti per il comparto un calo del 9,3%, con un fatturato previsto di 77,8 miliardi di euro.

Secondo quanto emerso dallo studio, «le imprese della logistica hanno reagito positivamente all’emergenza, grazie alla capacità dei manager di riconfigurare velocemente le reti di distribuzione e alla condivisione di asset lungo la filiera», spiega Marco Melacini, responsabile scientifico dell’Osservatorio Contract Logistics.

«La pandemia, tuttavia, ha avuto un forte impatto sul settore. Fra gli ambiti più colpiti, le operazioni di fusione e acquisizione: delle 92 trattative concluse fra il 2015 e il 2020, che hanno coinvolto fornitori di logistica internazionale (nel 34% dei casi) e nazionale (66%), solo 9 hanno avuto luogo quest’anno, contro le 16 del 2019, ed è calato notevolmente anche il fatturato delle aziende acquisite, pari a 100 milioni di euro contro i 500 milioni dell’anno precedente», sottolinea il responsabile scientifico.

Una forte contrazione che però non è stata omogenea, avendo registrato un crollo dei volumi durante la quarantena per la maggior parte dei settori e dei canali di vendita, («eccetto che per l’e-commerce e i settori food e healthcare»), ma una robusta ripresa a partire da giugno, quando i volumi sono aumentati del 6% rispetto allo stesso periodo del 2019.

L’emergenza ha messo dunque a dura prova i sistemi logistici (la ripresina estiva non ha compensato le perdite della prima parte dell’anno), e ha interrotto il trend di crescita registrato fino al 2019. Ma per Melacini, «il Covid ha anche riportato la contract logistics – ovvero l’esternalizzazione di una parte rilevante del processo logistico ad un unico fornitore – al centro delle strategie aziendali, evidenziando la resilienza del settore, capace di reggere l’urto della pandemia e operare anche in condizioni difficili. E, soprattutto, non si è fermata la spinta all’innovazione, con l’ingresso sul mercato di tanti nuovi attori e soluzioni innovative capaci di attirare molti più finanziamenti rispetto al passato; molte aziende che stanno cambiando passo nel loro percorso di digitalizzazione dei processi logistici».

Una reazione resiliente dovuta, per Damiano Frosi, direttore dell’Osservatorio Contract Logistics, ad alcune caratteristiche fondamentali: «la capacità di prendere decisioni e implementarle in tempi rapidi, la flessibilità operativa e strategica, la capacità di collaborazione fra gli attori dei diversi stadi della filiera e tra committente e fornitore di servizi logistico».

La reazione al Covid-19
Come detto la logistica è stata uno dei settori più sollecitati dall’emergenza. «La risposta positiva cui abbiamo assistito si è fondata innanzitutto sulla capacità gestionale dei manager».

«Hanno saputo prendere decisioni rapide e hanno creato delle task force per gestire efficacemente i flussi:», chiarisce Frosi, «fondamentale è stato l’apporto dell’outsourcing, che ha consentito un rapido adeguamento della capacità operativa, spostando personale da comparti fermi ad altri con picchi di domanda remunerativi, e ha aiutato a riconfigurare velocemente il network logistico, aprendo nuovi depositi e spostando grandi quantità di merce. Si sono diffusi anche il trasporto intermodale strada-ferrovia e la condivisione di asset provenienti da altri settori bloccati durante il lockdown».

La Contract Logistics
«Il modello della Logistica conto terzi si è rivelato un punto di forza e il Covid-19 sta amplificando gli elementi di cambiamento già in atto», sottolinea Elena Tappia, direttore dell’Osservatorio Contract Logistics, «nella gestione dei magazzini, ad esempio, c’è una attenzione crescente all’organizzazione dei fornitori e allo sviluppo di realtà strutturate con competenze HR sempre più alte».

L’emergenza ha mostrato però anche alcune fragilità su cui sono necessari investimenti e miglioramenti per rendere il settore più resiliente. «Il boom dell’e-commerce e i cambiamenti delle tradizionali tratte di consegna delle merci hanno confermato la necessità di rafforzare la distribuzione locale:», chiarisce Tappia, «la crescita della domanda ha evidenziato anche i limiti rispetto al trasporto intermodale che dovrà essere potenziato. È cresciuta, infine, la consapevolezza dell’importanza della digitalizzazione dei processi e della visibilità della supply chain».

L’agenda 2021
Nel corso degli ultimi mesi, l’attenzione dei manager logistici si è poi spostata dalla necessità di garantire il servizio (nella fase più acuta della pandemia), all’analisi delle criticità emerse, dei meccanismi organizzativi da ripensare e alla progettazione di nuove soluzioni. «Per il 2021 la priorità sarà lavorare ad azioni mirate a una maggior resilienza del sistema logistico in termini di capacità di adattamento a nuovi contesti, indicata dal 62% del campione analizzato nella nostra survey, seguita dall’introduzione di soluzioni per la digitalizzazione dei processi (50%), con particolare attenzione ai big data analytics, per un miglior monitoraggio delle attività aziendali e dei processi di filiera. Cresce anche l’attenzione per la sicurezza dei lavoratori (38%) e per la semplificazione della gestione dei flussi logistici (27%), raggiungibile anche con la revisione e digitalizzazione di alcuni processi», spiega Tappia.

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