Feste blindateLa ministra Lamorgese annuncia: a Natale ci saranno controlli alle frontiere

Intervistata dalla Stampa, la titolare del Viminale spiega che, con le attività commerciali aperte, vigilare diventa più complicato rispetto a marzo. E chiede ai genitori di stare attenti ai figli

Foto Roberto Monaldo / LaPresse

È già partita la corsa per aggirare i divieti di Natale previsti dall’ultimo dpcm illustrato ieri sera dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte. E sono partite anche le polemiche delle Regioni, che dicono di non essere state ascoltate dal governo. Alle forze di polizia toccherà ora far rispettare le norme natalizie, ma con giudizio. È quello che spiega, in un’intervista alla Stampa, la ministra dell’Interno Luciana Lamorgese. «Siamo entrati», dice, «in una fase molto delicata del contrasto alla pandemia in cui si cerca di contemperare l’esigenza di non paralizzare una seconda volta le attività economiche con l’obiettivo, primario, di contenere la diffusione del virus».

Ma con i negozi aperti in tutte le Regioni, soprattutto in prossimità del Natale, la ministra prevede che «la voglia di socialità degli italiani avrà il suo sfogo naturale nelle vie dello shopping. Per questo le forze di polizia continueranno a svolgere i controlli necessari con l’impegno e l’equilibrio di sempre: dal 1 settembre al 30 novembre, sono state controllate oltre sei milioni di persone e circa un milione di attività commerciali, con 50mila sanzioni e quasi duemila denunce». Certo – ammette – «a marzo, con il lockdown generalizzato, era più semplice controllare e sanzionare mentre oggi, con tutte le attività economiche aperte, spetta anche ai singoli cittadini assumere comportamenti responsabili per evitare pericolosi assembramenti».

Altro nodo cruciale sono le frontiere. «Il problema si porrà in particolare a Natale, quando sono più frequenti gli spostamenti da e per l’estero», spiega. «E dunque anche chi decide di oltrepassare i confini nazionali dovrà sottoporsi a controlli più serrati al momento del rientro in Italia. Ma in questi mesi abbiamo dovuto affrontare, anche sotto il profilo della sicurezza sanitaria, il problema dei flussi migratori irregolari. Tutti i migranti che arrivano in Italia vengono sottoposti al test del tampone e alla quarantena: la percentuale dei positivi nei centri di accoglienza è oggi del 2,06%». Quest’anno, con la crisi economica innescata dal Covid 19, «abbiamo registrato un aumento consistente degli arrivi, con quasi 14 mila sbarchi soltanto dalla Tunisia. Lo sforzo organizzativo per fare fronte a questi numeri è stato intenso, ma ora nell’hotspot di Lampedusa, che in parte è stato ristrutturato, sono presenti soltanto alcune decine di migranti. Sulle cinque navi traghetto per far fronte alla quarantena senza gravare sulle strutture sanitarie territoriali, attualmente ci sono 264 migranti; nei centri di accoglienza sono presenti circa 56 mila persone; quest’anno i rimpatriati sono 3.243 di cui 1.753 in Tunisia».

Dopo le proteste violente esplose da Nord a Sud a ottobre, l’allarme ora sembra rientrato. «Fin qui, dato un contesto di crisi sociale ed economica senza precedenti, il bilancio per l’ordine pubblico può considerarsi positivo», spiega la ministra, «tenendo anche conto che, nel rispetto delle norme anti Covid 19, si sono potute svolgere tutte le legittime manifestazioni di protesta indette dalle categorie economiche colpite dalla crisi».

Ma i giovani sembrano i più recalcitranti a rispettare le norme. «Sono stata criticata quando ho sollevato il problema della prevenzione davanti a una potenziale deriva di violenza che può coinvolgere molti giovani, soprattutto nelle grandi periferie urbane», dice Lamorgese. «Per porre un argine a questo fenomeno dobbiamo lavorare tutti insieme per ricucire la tela dei rapporti tra ampi settori delle giovani generazioni le istituzioni, la scuola e le università per dare loro una prospettiva più solida per il futuro. Senza dimenticare che un ruolo decisivo per il richiamo al rispetto delle regole deve essere esercitato anche dalle famiglie».

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