«I migliori»Il governo del sarà tre volte Natale e Sandra Zampa tutto l’anno

Ascoltare il premier Conte o qualsiasi suo ministro in televisione mentre spiegano come dovremmo comportarci durante le festività, non avendone idea nemmeno loro, è un’attività usurante. Ma è anche il Grande Romanzo Tragicomico che ci meritiamo

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Beato il paese in cui, dopo settimane di interviste sul tuo libro in uscita, ancora non ti hanno chiesto del vaccino per il Covid. A Barack Obama l’hanno chiesto l’altroieri, alla milionesima intervista promozionale, e – giacché la stampa di quel paese è beata ma fino a un certo punto – sono seguiti titoloni: Obama si vaccinerebbe, dice che se Fauci gli dice che il vaccino è sicuro lui ci crede. Ma tu pensa. Chi l’avrebbe mai detto, mi aspettavo dichiarasse che seguiva i consigli delle mamme preoccupate nei gruppi Facebook.

Qui, dove anche se sei un parrucchiere ospite in un programma di cucina ti chiedono del virus, dove non si può accendere la tv senza sentirne parlare, io non ho mai letto tanti romanzi. Non guardare talk show da nove mesi mi ha liberato una quantità di tempo impensabile.

Guardo le dirette del presidente del Consiglio, certo, pure quella di ieri sera in cui ha detto «i miei ministri sono i migliori» con la perentorietà delle signore che hanno letto i consigli per l’autostima sui settimanali femminili, e ha parlato d’un paese immaginario in cui tutto è gestito benissimo, e si è subliminalmente proposto come copywriter di pubblicità di panettoni vegani con lo slogan «Un Natale diverso, non meno autentico».

Ma i talk no, i talk non ce la faccio. Faccio pochissime eccezioni, e ogni volta me ne pento e mi chiedo quand’è che siamo diventati così scemi: anche Adorno sembrerebbe un cretino, se dovesse discutere di quanti commensali sia consentito avere la sera della vigilia.

Mercoledì sera, mentre Obama regalava al mondo il miglior slogan promozionale per le vaccinazioni – «Mi fido del vaccino. Ciò di cui non mi fido è prendermi il Covid» – io guardavo Sandra Zampa, sottosegretaria alla Salute, ospite da Lilli Gruber, unica conduttrice italiana il cui programma non faccia venire in mente una filodrammatica di paese che ha deciso di mettere in scena “Carnage” (quella pièce di Yasmina Reza in cui quattro borghesi si urlano addosso come quattro scaricatori di porto che però sappiano stare a tavola).

La Zampa esordisce dicendo che sì, ci si può ricongiungere a Natale (sì, ovviamente il tema è quello: potremo aspettare Babbo Natale tutti assieme, noi cinquantenni con la sindrome da abbandono? Adorno ha dovuto declinare l’invito); ma solo se si parte prima del 20 dicembre. E, soprattutto, se coloro che si vogliono ricongiungere «abitano in regioni contraddistinte dal colore giallo, quindi regioni gialle».

Non sentivo tanta ridondanza di “giallo” dall’ultima volta che ho ascoltato i Coldplay. Faccio peraltro presente che il 20 è domenica: i treni del 18 li vedo e li piango, altro che “Carnage”.

Alla domanda sulla possibilità di raggiungere un genitore anziano (la specificazione serve perché il ricatto emotivo del «potrebbe essere l’ultimo Natale che passiamo assieme» funziona sempre), la situazione non migliora.

Trascrivo risposta della Zampa: «Dal 20 in realtà c’è il divieto di spostarsi salvo ragioni di necessità. Le ragioni di necessità possono riguardare un genitore solo, che ha bisogno della presenza del figlio, ma solo con un’autodichiarazione che indichi quali sono le ragioni di necessità […] Guardi che qui c’è un’autodichiarazione nella quale si riconosce uno stato di necessità del proprio genitore. Tendenzialmente è no per ogni spostamento, verranno diciamo disincentivati se non vietati».

Solo tre veloci annotazioni.

La prima: “autodichiarazione” non è una parola. Ogni dichiarazione è “auto”, non è che se dichiaro io per mio mezzo sta dichiarando qualcun altro (a parte casi di gente che sente le voci).

La seconda: cosa significa «disincentivati se non vietati»? Se ti sposti non ti arresto, ma ti costringo ad ascoltare l’audiolibro inedito del ministro Speranza?

L’ultima, e più importante: qualcuno sta già scrivendo la grande commedia dell’esodo, quella in cui chiunque voglia muoversi dichiara che paparino non può stare senza di lui, pure se lui e paparino non si parlano da quarant’anni e l’ultimo Natale che hanno fatto assieme era quando lui era in terza elementare e al governo c’era Cossiga?

Molto nette anche le linee sui banchetti natalizi, quel caposaldo della democrazia che all’italiano se glielo togli a Natale gli viene un malumore che gli dura fino a Pasqua. «Noi sconsiglieremo e raccomanderemo a tutti di non aprire ai non conviventi». Sembra quando mi lasciavano sola a casa a 13 anni e mi raccomandavano di non aprire agli sconosciuti.

Prosegue poi, Sua Vaghezza la sottosegretaria, dicendo che raccomandano «di tenere dei numeri bassissimi: puoi essere raggiunto dalla persona che ti è più cara, dal tuo affetto più importante, da un familiare, se hai un familiare che è solo».

Un’eccezione per ogni nipote orfano, per ogni cugina zitella, per ogni zio vedovo. Sembra quegli sposi che volevano una lista di invitati con solo pochi intimi, ma poi come fai a escludere la terza cugina cui sei tanto affezionata, l’ex moglie dell’ex cognato che lavora in tribunale e puoi sempre un domani aver bisogno, il potenziale futuro capufficio; finisce che ti ritrovi con trecento invitati e devi andare da un usuraio per pagare il catering.

Cosa potrà mai andar storto, se la sottosegretaria dice che sì, far venire i parenti a casa è «vivissimamente sconsigliato», ma certo mica vorrai non aprire ai familiari che soffrono di solitudine («comunque pochissime persone», quantità astratta: cosa potrà mai andar storto, dicevo). Non vedo l’ora di sentire i consigli del governo sul bon ton da tenere a tavola e la forchetta da usare per gli antipasti, sono certa che saranno altrettanto severi.

Il bello è che subito dopo parla Massimo Giannini, e dice che forse il governo dovrebbe avere toni meno da balia asciutta (lui dice «da mamma», perché se dici «balia» ti dicono che sei élite), e la Zampa annuisce vigorosamente e gli dice che ha ragione.

Mi par di capire che Zampa non resterà a governare gli italiani a lungo, è evidente che l’hanno incaricata di governare gli inglesi, solo così si spiega la perentorietà con cui risponde a una domanda sul vaccino imminente in Inghilterra, «mi piacerebbe sapere come verranno scelte queste duecentomila persone, magari con la lotteria, non sarebbe la prima volta, o con quale criterio?».

Zampa è molto preoccupata, e le sue domande retoriche sulla documentazione che dovrebbe aver ricevuto l’Inghilterra dalla Pfizer e il perché non la condivida insinuano terribilità (gli inglesi vaccineranno duecentomila persone con medicinali a caso, puntesclamativo, presto duecentomila inglesi cui saran cresciute le branchie, ripuntesclamativo). Per fortuna tutto ciò verrà fermato dall’imminente sostituzione di Boris Johnson con Sandra Zampa, che si sta già allenando a dire in inglese «Non aprite ai non conviventi» e «per gli antipasti la forchetta piccola».