Liquidi piaceriIl carrello dei liquori della nonna che ci manca tanto

Il film L’Isola delle rose ha smosso molti ricordi, tra cui quelli di bottiglie riproposte ciclicamente durante le feste natalizie da inossidabili nonne che, alla prima protesta, ripetevano «È ancora buono!». Ecco i liquori vintage da rispolverare per rivivere la magia

L’altro giorno ho guardato L’Isola delle rose su Netflix e confesso che, alla vista della schiera di bottiglie di Cynar, ho provato un’incredibile voglia di berlo. Non credo di averlo mai assaggiato, ma sono assolutamente certa del dove ho imparato a familiarizzare con quell’etichetta. A casa di mia nonna paterna, a Natale, quando a fine pasto, assieme ai suoi irresistibili liquori fatti in casa (l’anisetta su tutti), spingeva in sala da pranzo un bellissimo carrello bar su ruote, con le alette che ne espandevano la superficie all’abbisogna, pieno di mezze bottiglie di grandi classici dell’after dinner. Tra questi c’era il Cynar, mai solo.

Accanto all’etichetta rossa e bianca con il carciofo sullo sfondo, spiccavano il giallo dello Zabov e dell’amaro Borsci, il rosso del Ramazzotti, i profili dorati della Vecchia Romagna e gli scenari bucolici del Braulio. Così ho iniziato a chiedere ad amici e parenti quale fosse il loro personalissimo ricordo del carrello dei liquori (o dei ritrovamenti nella credenza durante gli interminabili pranzi di Natale). Sono spuntati nomi incredibili, che fino a cinquant’anni fa erano veri e propri must dell’alzata retrobanco dei bar del passato. Alcuni jingle pubblicitari sono ancora lì, che ci rigirano in testa, come l’inossidabile «Brrr… Brancamenta» (che, per inciso, fa ancora così). Il mondo degli amari non è fatto solo di Unicuum, Amaro del Capo e Jägermeister: ecco tutti i liquori di cui potreste avere nostalgia.

Zabov

Il suo giallo caldo l’ha sempre fatto apparire innocente, quasi innocuo, alla portata anche dei bambini, che lo vedevano simile all’aranciata. Ma lo Zabov è un liquore all’uovo, con un tenore alcolico di 15° e un gusto che l’azienda definisce “più moderno”. Nella sua storia, che inizia nel 1946, il liquore ha virato dal gusto al marsala verso quello al brandy. Viene registrato con il nome Zabov, dall’unione delle prime lettere delle parole “ZABaglione” e “OVo”. Una delle caratteristiche identificative di questo liquore è la bottiglia dalle curve sinuose, realizzata in vetro trasparente per mostrare tutte le qualità cromatiche di Zabov. Negli anni Cinquanta questa fu una rivoluzione, dato che tutti gli altri liquori all’uovo erano confezionati in bottiglie smaltate opache. Nel 1980 la linea si arricchì di Zabov al Cioccolato e Zabov al Caffè e nel 2004 di altre due varianti, Zabov Chupito e Zabov Bombardino, che hanno un’aggiunta di rum e non più di brandy.

Strega

A proposito di superalcolici gialli, nel carrello dei liquori non poteva mancare lo Strega. Nasce a Benevento, nel 1860, ad opera di Giuseppe Alberti, abile e lungimirante imprenditore. Secondo la leggenda popolare delle streghe di Benevento, nella vasta spianata del “Noce Magico” le fattucchiere si riunivano per ballare il Sabba, dando vita a una pozione magica che univa le coppie che la bevevano. Lo Strega é un prodotto ottenuto dalla distillazione di circa 70 erbe e spezie provenienti da ogni parte del mondo: tra queste ci sono la cannella di Ceylon, l’Iride Fiorentino, il ginepro dell’Appennino italiano, la menta del Sannio. Il caratteristico colore giallo deriva dall’aggiunta di zafferano al distillato. Molto amato liscio e ghiacciato, viene anche impiegato in long drink e cocktail.

Elisir Borsci S.Marzano

Nato nel 1840, il San Marzano Borsci è un must soprattutto per chi vive al Sud. Ad oggi è il liquore meridionale più antico tuttora in commercio. In Puglia era un irrinunciabile dopo pasto, ma anche un liquore utilizzato nei dolci. Mia madre lo utilizzava nel suo tiramisù. Oggi, a Bari, questo sapore è tornato a vivere nella versione del famoso dessert al cucchiaio della Locanda di Federico. Dopo un lungo periodo di travagliate vicissitudini che conducono lo stabilimento di Taranto ad una pesante crisi aziendale, Gruppo Caffo 1915 decide di rilevare la  proprietà per salvaguardare la storicità del marchio, avendone percepito il potenziale commerciale. Nel suo centottantesimo anniversario Elisir Borsci S.Marzano si presenta con una edizione riserva molto speciale, che riscopre la ricetta storica così come fu inventata da GiuseppennBorsci nel 1840, quando tutto ebbe inizio. In quel tempo, nel piccolo comune pugliese di S. Marzano di San Giuseppe, il liquorista perfezionava l’antica ricetta ereditata dagli avi di origine caucasica, dando origine all’amaro. Per i suoi 180 anni l’etichetta ha subito un restyling, che ci porta indietro nel tempo con l’aquila imperiale, ritratta in memoria del periodo trascorso dalla famiglia Borsci in Albania. Inoltre, è stata messa in commercio una pregiata riserva. Oggi l’Elisir Bosci S.Marzano è oggi disponibile in cinque formati: dal mignon a quella da 1,5 l. L’attuale bottiglia ha una forma orientaleggiante, un po’ bombata, e molto suggestiva. Ma il giallo caratteristico dell’etichetta mainstream è rimasto, a ravvivare il ricordo dei ricchi pranzi di famiglia. Perfetto sul gelato, delizioso nel caffè, completa in modo sublime i dolci. A quanto pare la sua formula ha stregato anche i mixologist contemporanei.

Caffè Borghetti

Nel 1860 Ugo Borghetti mette a punto la ricetta originale del liquore che sarebbe diventato famoso con il nome di Caffè Borghetti. Il proprietario del Caffè Sport di Ancona inventa questa bevanda alcolica al caffè per dare ristoro ed energia ai lavoratori impegnati nella costruzione della linea ferroviaria Pescara-Ancona. Inizia così il cammino del mitico Caffè Borghetti, divenuto negli anni “la bevanda più amata dagli appassionati di calcio”. È fatto con una miscela delle migliori selezioni di Arabica e Robusta. A produrlo oggi sono gli stabilimenti Branca, rimasti fedeli al processo inventato da Ugo Borghetti: una volta fatto il caffè, si unisce all’alcol e allo zucchero. Per soddisfare la voglia improvvisa di Caffè Borghetti è stato anche studiato un formato “on the go”, chiamato Borghettino. Qui ci sono anche delle ricette per avvicinare il mitico liquore ai giorni nostri.

Punto e Mes

Lo slogan recita: «un punto di dolce e mezzo di amaro». Quasi completamente sconosciuto al Sud e mai scomparso dai bar e dalle case del Nord, il Punt e Mes unisce la dolcezza del Vermouth (di gran moda ora, per darci tregua dopo l’esplosione del gin) all’amaro della China. Nasce il 19 aprile 1870 nella bottega Capano, grazie a una situazione stressante. Sembra che un agente di borsa fosse nella bottega, presissimo da una discussione sulla crescita di certi titoli di borsa saliti di un punto e mezzo. Doveva gridare forte, quell’uomo, perché nella mente del barista dell’epoca, Maurizio Boeris, rimase impresso quel termine – «Punt e Mes» – che ha dato il nome a quell’insolito aperitivo che piacque sin da subito. Al nome si associò anche un gesto – pollice alzato e una linea tracciata in orizzontale nell’aria – che faceva subito capire al barista cosa si voleva bere. Si dice che anche Giovanni Agnelli ne fosse un grande fan. Il Punt e Mes si caratterizza per la presenza di erbe officinali, china e chiodi di garofano. Si beve liscio con una scorza d’arancia per guarnizione, ma è perfetto anche nel Manhattan, nel MI-TO o nel 70’s Punt e Mes. Lo spot del 1964 è una chicca vera.

Stock 84

Nato nel 1884, mi ha sempre dato l’idea del tipico liquore “da grandi”, anzi “da uomini”. Prodotto oggi da Stock S.p.A., questo brandy è stato creato da Lionello Stock. Il distillatore voleva distillare i vini della zona di Trieste, ricercatissimi dai francesi per produrre il loro cognac, i cui vigneti della Charente erano stati colpiti dalla peronospera. Creò così il “Cognac Stock Medicinal” cui si sarebbe affiancato, nel 1935, il “1884 Cognac Fine Champagne” che, attraverso piccole modifiche in etichetta divenne, nel 1955, il “Brandy Stock 84”, il prodotto leader di Casa Stock. Questo brandy conserva ancora oggi il suo colore dorato, originato dalla lunga maturazione in botti di rovere.

Fernet Branca

L’aquila che sovrasta un mondo targato Fernet-Branca: l’immagine è indelebile e caratterizza da sempre la memoria impressa nei bambini degli anni Ottanta, incantati davanti al carrello dei liquori. Tra l’altro quella potentissima aquila era in grado di portare bottiglia e due bicchieri direttamente sull’uscio di casa senza alcuno sforzo. Alla vigilia degli anni Duemila si cambiò stile, virando verso atmosfere più intime, fatte di cene con gli amici in cui «Sopra tutto, un Fernet-Branca». L’amaro nasce in Italia, creato nel 1845 da Bernardino Branca. È composto da 27 erbe, spezie e radici provenienti da quattro continenti. Tra queste: china, rabarbaro, cannella e tiglio. Le componenti aromatiche iscrivono di diritto l’invenzione dei fratelli Branca, proprietari delle omonime distillerie milanesi, tra i fernet, nome con cui si indica un tipo di bevanda parte della famiglia degli amari. La ricetta del Fernet-Branca è tuttora segreta e viene tramandata di padre in figlio. Quest’anno l’amaro celebra il 175° anniversario attraverso quattro nuove latte da collezione e la collaborazione con quattro locali storici, che hanno creato dei drink ad hoc con il Fernet-Branca.

Brancamenta

Lo scalpello, il blocco di ghiaccio e la mano operosa. In sottofondo una voce femminile che sussurra: «Brrr… Brancamenta». Era un incredibile tormentone già nella tv degli anni Settanta. A tavola era una presenza rassicurante. Alla fine del pranzo di Natale quasi nessuno aveva il coraggio di rintempransi con quel “brivido di piacere intenso”, ma la bottiglia era lì, a vegliare su tutti noi. Brancamenta nasce negli anni Sessanta. La variante dello storico amaro sembra aver avuto un’ispirazione blasonata. Si racconta che Maria Callas prima di esibirsi, amasse bere un bicchiere di Fernet-Branca “corretto con qualche fogliolina di menta, per rendere il gusto dell’amaro più fresco e delicato. Proprio dall’abitudine della Divina nascerebbe lo studio per la produzione di una bevanda nuova caratterizzata da una formula composta da erbe e spezie, arricchita dall’olio essenziale di menta piperita piemontese.

Braulio

Un altro classicone del mobile dei liquori è l’Amaro Bràulio. Le sue montagne e i prati verdi in etichetta facevano subito pensare che, con un solo sorso, una frescura alpina si sarebbe diffusa nel corpo del bevitore. Nato a Bormio 140 anni fa, viene prodotto selezionando le migliori ebre della Valtellina. La storia dell’Amaro Bràulio inizia con il dottor Giuseppe Peloni, grande conoscitore di erbe aromatiche. Suo figlio Francesco ereditò la sua stessa passione, sperimentando infusi e bevande. Fu così che nacque l’Amaro Bràulio. Oltre al segreto sulle erbe, uno dei passaggi chiave per ottenere il liquore è l’invecchiamento in botte di rovere di Slavonia, che va avanti per 15 mesi.

Cynar

Il Cynar è un liquore a base di carciofo creato nel 1948 dall’imprenditore veneziano Angelo Dalle Molle. Insieme a suo fratello Mario, già produttori del VOV, crearono questo aperitivo digestivo dal nome decisamente troppo scientifico: CaB1. Sì, perché all’epoca il Cynar era arricchito con vitamina B1. Nel 1952 arriva il nome Cynar e l’etichetta che lo renderà famoso. Divenne popolare con i caroselli televisivi degli anni Sessanta. In uno degli sketch pubblicitari più noti al grande pubblico, un imperturbabile Calindri sorseggia un bicchiere di Cynar seduto a un tavolino nel bel mezzo di una rotatoria, nel caos del traffico cittadino e poi recita lo slogan entrato a far parte dell’immaginario collettivo: «Cynar contro il logorio della vita moderna». Il liquore è a base di essenza di foglie di carciofo e infuso di tredici erbe e piante. Nasce come aperitivo, ma viene usato anche come digestivo, dato che la cinarina, sostanza estratta dal carciofo, favorisce la digestione. «Il Cynar deve il suo inarrestabile successo a una serie di fortunate commistioni: le qualità umane di Amedeo, gli innovativi ed efficaci investimenti di comunicazione promossi da Angelo e le capacità manageriali e organizzative di mio padre Mario – spiega Antonio Dalle Molle, figlio di Mario e autore del libro “Il Cynar e i suoi fratelli” (Editore Marco Bertoli) – oltre ovviamente al carciofo, da sempre considerato un elemento naturale e salutare, alla fitta e motivata rete commerciale e a un momento storico nel quale l’Italia aveva un gran bisogno di sognare». Aggiungiamo anche un ringraziamento particolare a tutti i carrelli dei liquori delle nonne.