Crisi congelataRecovery Plan: nella bozza del governo i fondi suddivisi tra i 52 progetti

L’incontro tra il premier Conte e la delegazione di Italia Viva si è concluso con un rinvio a lunedì. I renziani hanno chiesto più tempo per presentare le osservazioni al documento che contiene i dettagli del piano italiano. Ma sulla task force Amendola dice: nessuna marcia indietro, una regia serve

Foto Roberto Monaldo / LaPresse

La crisi di governo, per il momento, sembra congelata. Ieri l’incontro di oltre due ore sul Recovery Plan tra il premier Giuseppe Conte e la delegazione di Italia Viva si è concluso con un rinvio a lunedì. I renziani hanno chiesto più tempo per presentare le osservazioni alla nuova bozza di piano. Un testo di 133 pagine che mantiene inalterata la suddivisione dei 196 miliardi sui 17 cluster, ma – spiega Il Sole 24 Ore – negli allegati contiene il dettaglio sui 52 progetti (erano oltre 600 all’inizio).

L’auspicio resta quello di varare il piano nell’ultimo consiglio dei ministri dell’anno per trasmetterlo alle Camere e discuterlo con enti locali e parti sociali. Nella speranza che poi per metà febbraio si possano presentare i piani definitivi a Bruxelles.

La novità del testo sta appunto negli allegati: 27 pagine che descrivono i progetti e le risorse dedicate. I principali, per l’entità del finanziamento, sono Transizione 4.0 (24,8 miliardi), superbonus per gli edifici privati (22,4 miliardi) ed efficientamento degli edifici pubblici (17,71 miliardi), opere ferroviarie per la mobilità e la connessione veloce del Paese (21,7 miliardi).

Agli asili nido vanno invece 2,4 miliardi, al rafforzamento della ricerca 4,28 miliardi. Nel capitolo della transizione verde, che da sola copre 74,3 miliardi, ci sono 8,68 miliardi per le energie rinnovabili, 1,34 miliardi per l’idrogeno, 4,5 miliardi per l’economia circolare e 8,45 miliardi per i trasporti locali sostenibili.

«Finalmente Conte ha preso atto che le proposte di Italia Viva sono assolutamente positive e la task force nel nuovo testo non c’è più. È un passo avanti», ha detto la ministra dell’Agricoltura Teresa Bellanova alla fine del vertice. Il premier, che subito dopo ha incontrato anche la delegazione di LeU, in realtà ha ribadito che una struttura di monitoraggio servirà perché «ce la chiede l’Europa».

Insomma, ribadisce oggi a Repubblica il ministro agli Affari Europei Enzo Amendola, una regia serve: «Non vedo retromarce». Ma, assicura, «nessuno ha mai pensato che potesse sostituirsi ai ministeri, alle Regioni e agli enti locali. L’idea è quella di creare una struttura che faciliti l’assorbimento delle risorse per far fronte ai tempi strettissimi indicati dal Recovery».

Il confronto si sposta ora a gennaio. Dopo l’approvazione della legge di bilancio, inizieranno gli incontri al ministero dell’Economia, che diventerà quindi una sorta di hub del Recovery.

 

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