L’irresponsabileConte non riesce nemmeno a far entrare al governo Mastella, potrà mai rilanciare l’Italia?

I giornali raccontano le manovre grottesche e fallimentari di Palazzo Chigi per trovare una nuova maggioranza, con arcivescovi, ammiragli e personaggi oscuri. Il Pd adesso ha un’occasione storica: dimenticarsi dell’alleanza strategica, smetterla di considerare come primi avversari Renzi e Calenda (che peraltro ci pensano da soli) e far partire un nuovo esecutivo senza l’avvocato e senza Casalino

martin-magnemyr, Unsplash

Uno che non riesce nemmeno a far entrare Clemente Mastella al governo, fallendo un rigore senza portiere, come può scrivere un Recovery plan che non sia respinto dalle istituzioni europee; come può organizzare una campagna di vaccinazione nazionale per immunizzare il paese; come può, insomma, rimettere in carreggiata l’Italia che sotto i suoi occhi è prima per numero di morti, per misure restrittive e per decrescita economica?

Giuseppe Conte è un irresponsabile. Con i bonus e con le mance, con il no al Mes e il sì allo spreco di denaro, con le primule e con le dirette Facebook, con gli hacker e con i centralini intasati da Casalino (copyright Dario Franceschini), il presidente del Consiglio deve essere rimosso da Palazzo Chigi subito, oggi stesso, mentre esce di scena l’amico e sodale Donald Trump, se si vuole provare a ridare efficienza all’azione di governo. Tutto il resto sono chiacchiere, perdita di tempo, declino irreversibile.

I giornali continuano a essere ancora molto rispettosi di Conte, tralasciandone gli impacci e l’inadeguatezza, tanto da nascondere tra le righe degli articoli, per esempio di ieri, del grottesco lavorìo del premier, o per conto del premier, per raccattare deputati e senatori in grado di sostenere la sua maggioranza perduta. Secondo due editoriali della Stampa, le grandi manovre contiane hanno coinvolto avvocati vicini alla massoneria, generali della Guardia di Finanza, arcivescovi, monsignori, prelati, intermediari del capo dei servizi, in una pochade tragica a metà tra Signore e signori di Pietro Germi e Amici miei di Mario Monicelli. Commedia all’italiana, insomma.

Solo che non possiamo permettercelo, con il debito pubblico fuori controllo (160 per cento), con buona parte dei soldi del Recovery Plan già impegnati per i sussidi invece che per lo sviluppo, addirittura con l’incapacità di presentare un Recovery plan degno di questo nome per cui trascorreremo la seconda metà del 2021 e il 2022 a pietire la misericordia di Bruxelles a causa dei disastri del Conte-Casalino con grandi ringraziamenti da parte del fronte sovranista.

Le mattane di Matteo Renzi hanno già avuto il merito di migliorare il Recovery Plan, anche se non ancora in modo sufficiente, e di smontare il disegno imperiale di Conte, servizi segreti più accentramento della gestione dei soldi, ma avranno un senso compiuto soltanto se alla fine riusciranno a liberare il paese dell’avvocato del popolo e associati.

Il compito spetta al Pd. Al Pd di Paolo Gentiloni e delle tante persone serie e preparate che non capitolano di fronte al populismo straccione dei Cinquestelle e non possono cedere al governo degli irresponsabili. Anziché concentrarsi sulla distruzione di Renzi e Calenda, che peraltro ci pensano da soli, anziché inseguire alleanze strategiche con gli altri amici di Trump e altre stronzate sul leader fortissimo dei progressisti, la leadership del Pd prenda in mano la situazione che Renzi le ha offerto.

Prendano l’iniziativa, Dario Franceschini e gli altri. Facciano partire un nuovo governo senza Conte e senza Casalino, possibilmente senza Bonafede anche se non si può pretendere tutto, con la vecchia o con una nuova maggioranza. Un governo di adulti, senza mezzecalzette, europeista e animato da uno spirito di rilancio, non da vendette e narcisismi da quattro soldi. Il Pd cerchi i competenti, coinvolga quelli bravi, affidi palazzo Chigi a qualcuno o qualcuna capace prima di immaginare e poi di realizzare un piano di investimenti per tornare a crescere e poi anche di pianificare una campagna di vaccinazione universale.

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