Taste the StatesDimmi cosa mangi e ti dirò che Presidente sei

Mai come negli ultimi anni la Casa Bianca ha ospitato figure tanto diverse, sotto ogni aspetto, anche quello gastronomico, perché le scelte politiche e di ideali si riflettono inevitabilmente in quelle culinarie

Afp

Il 20 gennaio è diventato uno dei giorni più attesi e controversi di questo 2021, anche per chi non abita negli Stati Uniti: ce la farà il gigante americano, che si autodefinisce il Paese della democrazia, a scalzare un Donald J. Trump sempre più arroccato sulla sua poltrona, isolato e ormai reputato capace di (quasi) tutto? Per quanto ormai sia chiaro che le sorprese possono trovarsi dietro ogni angolo, la Casa Bianca si sta preparando ad accogliere il presidente-eletto Joe Biden e la sua vice Kamala Harris, i quali si impegneranno fin da subito a sovvertire gran parte delle politiche più controverse dell’amministrazione Trump che non richiedono un’approvazione del Congresso. Con l’arrivo alla Casa Bianca di un nuovo Comandante in Capo non cambia però solo la linea politica, ma anche quella… culinaria. Come sempre, il cibo può dire molto, moltissimo di chi lo mastica.

Ma come funzionano i pasti alla Casa Bianca, l’edificio politico più conosciuto e rispettato al mondo? C’è una mensa nel sotterraneo di fianco alla Situation Room (la stanza dove il Presidente e i suoi consiglieri di politica estera, civili e militari, si riuniscono quando ci sono emergenze o situazioni da vagliare in giro per il mondo, ndr), ma è riservata in particolare a personale militare e allo staff di più alto livello. Gli altri dipendenti, come tanti normalissimi impiegati, si avvalgono di ristoranti, fast food e via dicendo che si trovano in prossimità dell’edificio.

Fare il Presidente è un one man job, così come lo sono i suoi pasti, che durante la giornata consuma per lo più da solo. La First Family ha infatti a disposizione cuochi e pasticceri privati, i quali cucinano i pasti di tutti i giorni e le cene di Stato che si tengono alla Casa Bianca: somministrare cibo preparato all’esterno al Presidente non è possibile (se non attentamente controllato), per ragioni di sicurezza facilmente comprensibili. Vi solletica il pensiero di un esercito di cucina pronto a preparare per voi ogni giorno i vostri manicaretti preferiti?

Prima di iniziare a sognare è bene però tenere a mente che sì, ogni nuovo Presidente ha libertà assoluta di scegliere, o per lo meno approvare, il proprio menù, ma il cibo lo paga comunque di tasca sua: i contribuenti americani, infatti, si occupano solo del cibo consumato durante cene di Stato o eventi ufficiali, il resto dello scontrino della spesa viene pagato dal Presidente in carica e dalla sua famiglia con cadenza mensile. Ad occuparsi della cucina presidenziale inizialmente non era nientemeno che la Marina Militare, ma ci si è chiesti ben presto: perché non portare alla Casa Bianca un vero e proprio “Chief Chef” con uno staff di cuochi? Non sorprende che a farlo sia stata nel 1961 l’intramontabile ed impeccabile Jacqueline Kennedy, che di certo non rischiò, come successe ad Eleanor Roosevelt appena vent’anni prima, di mandare un suo consigliere ad ispezionare le cucine per trovarle infestate di scarafaggi.

Tornando ad anni più recenti, non si incontrano due personalità più diverse – anche – nei confronti del cibo e della nutrizione di Barack Obama e Donald Trump. Nella prima parte del suo libro e testamento politico “A promised land” (Una terra promessa, Garzanti, 2020), Barack Obama racconta di come fin da subito lui e la First Lady abbiano imposto una routine e linee guida chiare ai pasti della Casa Bianca e in particolare alle cene: oltre al menù, lo stesso Presidente si è impegnato a sedersi ogni sera a tavola con la propria famiglia per un pasto completo, anche se questo voleva dire continuare poi a lavorare fino a notte fonda successivamente.

Non solo: gli Obama portarono da Chicago Sam Kass, lo chef che già in Illinois aveva iniziato a curare le abitudini culinarie e i pasti della famiglia presidenziale e che divenne il principale aiutante e consigliere di Michelle Obama e della sua campagna Let’s Move!, per sensibilizzare e portare gli americani a mangiare più sano, organico e “farm to fork”, oltre che a praticare sport e attività fisica. Come dimenticare il primo orto piantato e curato nei terreni della Casa Bianca, che non solo forniva alcune tipologie di frutta e verdura alle cucine dello stesso edificio, ma anche ai banchi alimentari di Washington D.C, i cui quartieri più disagiati sono tra i più poveri di risorse negli Stati Uniti? Un impegno che anche il Presidente Obama ha fatto suo, sponsorizzando un’alimentazione sana e la sua passione per i broccoli e le verdure in generale.

Gli Obama sono sempre stati fan della cucina e della sua espressione nelle forme più disparate: oltre ad essere amanti delle cene al ristorante, hanno ospitato alla Casa Bianca un gran numero di “resident chef” con un messaggio di inclusione e diversificazione trasmesso forte e chiaro, nell’agenda politica così come in quella culinaria. Uno sforzo comunicativo e concreto che non ha di certo visto una continuazione con la presidenza successiva. Che l’orto di Michelle non sarebbe sopravvissuto al primo inverno dell’era Trump, si poteva capire già dal primo pasto consumato dal presidente: la tipica bistecca americana “ben cotta”. Un menù che non ha variato molto negli anni successivi.

Il pensiero di Trump sul cibo si è rivelato statico e inamovibile come molte sue idee politiche. Poco amante dei pasti fuori, ha quasi sempre preferito mangiare all’interno della Casa Bianca. Un grande fan del fast food, ha più volte sottolineato il suo apprezzamento per Mc Donald’s e Burger King, che sono stati anche la base, insieme ad altre celebri catene di fast food di alcune cene alla Casa Bianca (come il celebre ricevimento per la squadra di football dei Clemson, neo vincitori del campionato, con un sorridente Trump in posa davanti a una tavolata colma di hamburger e altre delizie Mc Donald’s, Burger King, Wendy’s e Domino’s pizza). Preferenze culinarie che si sono drammaticamente riflesse anche nelle scelte politiche: nel 2018 ha fatto scalpore la decisione del Dipartimento dell’Agricoltura di promuovere pranzi nelle scuole con più sale e meno grani non trattati, seguita, nel gennaio 2020, dalla possibilità di tagliare l’ammontare stabilito di frutta e verdura e allo stesso tempo introdurre più facilmente pizza, hamburger e patatine.

Che cosa attende quindi il cuoco della Casa Bianca con la nuova presidenza Biden? Di certo Joe, che a 78 anni è il Presidente degli Stati Uniti più anziano ad entrare in carica, non dovrebbe adottare una dieta tutta grassi e colesterolo come il suo predecessore, ma è più probabile che segua l’esempio del suo grande amico Barack Obama. Con più di 70 milioni di persone obese negli Stati Uniti e quasi 100 milioni di persone sovrappeso, dopotutto, ci aspetteremmo qualcosa di diverso (da un qualsiasi Presidente che non sia Trump)?

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