Efficienza scandinavaPerché la Danimarca è il Paese europeo più veloce a fare i vaccini

Copenhagen è prima nella lista delle somministrazioni ogni cento abitanti. La strategia del governo si basa sulla suddivisione in 12 fasce della popolazione, con priorità ad anziani e personale sanitario, e sulla digitalizzazione del sistema di chiamata. Altissima anche la percentuale di chi intende riceverlo (e qualcuno cerca di saltare la fila)

LaPresse

La Danimarca sta procedendo a passo spedito con i vaccini contro il covid-19. Con una quota di 1,43 vaccinati ogni cento abitanti, il paese scandinavo è al primo posto nella lista dei paesi europei più efficienti. L’Italia, va detto, è al secondo posto, con 412.619 dosi somministrate, lo 0,68%, secondo le statistiche di Our World in Data. Supera persino la Germania, che al 7 gennaio si ferma a 0,5 vaccini ogni 100 persone.

In Europa se la cavano molto bene anche Regno Unito e Islanda, con 1,91 e 1,43 dosi ogni 100 abitanti, ma considerando solo gli Stati membri dell’Unione, è la Danimarca a spiccare. Ma cosa rende la strategia danese così efficiente? «Un sistema di vaccinazione centralizzato assicura che i gruppi target siano i primi a ricevere il vaccino, aspetto particolarmente importante durante la prima fase di distribuzione, durante la quale sarà disponibile soltanto un numero limitato di dosi», si legge sul sito della sanità pubblica nazionale, la Sundhedsstyrelsen. Una serie di punti vaccinali regionali sono stati allestiti nel Paese, oltre a una serie di postazioni mobili che consentiranno a coloro che non possono spostarsi di ricevere comunque il vaccino.

Per portare avanti la propria strategia vaccinale, il governo ha stabilito di suddividere la popolazione in dodici fasce di priorità. I primi destinatari sono i più anziani e fragili, a partire dai ricoverati nelle case di cura. Su questi, si prevede di aver già finito il primo giro di somministrazioni entro questo weekend.

La prima in assoluto a ricevere il vaccino è stata la 83enne Jytte Margrete Frederiksen ospite nella residenza sanitaria assistenziale di Ishøj, un comune a quindici chilometri dalla capitale Copenhagen. L’evento è stato seguito dalla premier danese Mette Frederiksen in collegamento video dalla sua residenza ufficiale a Marienborg.

La seconda fascia è quella delle persone over 65 che ricevono cure a casa. Seguono gli over 85, il personale sanitario, le persone a rischio per patologie pregresse e i loro parenti, gli 80-84enni, i 75-79enni, i 65-74enni, gli under 65 con patologie pregresse, i lavoratori essenziali (oltre al personale sanitario), e infine il resto della popolazione.

«Al momento, non sappiamo ancora quando gli altri vaccini provenienti dalle aziende con cui l’Unione europea ha siglato accordi saranno approvati. Prevediamo che nel 2021 sempre più vaccini saranno disponibili e che tutti i cittadini che vogliono vaccinarsi avranno l’opportunità di farlo nel corso del 2021», si legge ancora sul sito. I bambini restano in basso nella scala dei soggetti prioritari per le vaccinazioni – le scuole, fatta eccezione per asili nidi e materne, sono attualmente tutte chiuse. Da dicembre 2020 la Danimarca ha adottato nuovamente un lockdown nazionale: fra le nuove restrizioni ci sono un limite di 2 metri fra le persone in tutti i luoghi pubblici, compresi i negozi, e un divieto di assembramenti oltre le 5 persone (prima erano 10).

Uno degli elementi alla base del successo della strategia danese sui vaccini è anche l’elevato grado di centralizzazione e digitalizzazione del sistema di chiamata: quando è il proprio turno di essere vaccinati, a ciascun cittadino arriva un avviso tramite posta elettronica. Ma l’impazienza di essere immunizzati è tale che c’è anche chi cerca di fare il furbo, e già diverse persone, raccontano i media locali, si sono messe in contatto con i propri medici di base per cercare di farselo fare subito, senza successo.

Secondo un recente sondaggio, inoltre, ben il 78% dei danesi è intenzionato a farsi vaccinare. Come in molti Paesi, però, anche qui i gruppi no-vax non mancano: secondo una ricerca internazionale svolta a ottobre, ben un quinto dei danesi era scettico sull’utilizzo dei vaccini.

Fra i primi ad aver ricevuto la prima dose c’è anche la regina Margherita, prima reale in Europa. «Sua maestà la regina è stata vaccinata oggi contro il Covid-19 e sarà vaccinata di nuovo fra circa tre settimane», ha dichiarato l’ufficio stampa della sovrana, che ha compiuto 80 anni nel 2020.

Su una popolazione di 5,8 milioni di persone in Danimarca, a oggi sono oltre 82mila ad aver ricevuto il vaccino Pfizer/BioNTech dal 27 dicembre, data di inizio della campagna vaccinale. Tra marzo e oggi, il Paese ha registrato 177mila casi di Covid-19 e circa 1.400 morti.

Ora, posta l’attuale scarsità di dosi, il governo danese si appresta a ritardare la somministrazione della seconda dose del vaccino fino a 6 settimane dopo la prima inoculazione, così da far durare le scorte più a lungo. Una simile misura è già stata adottata nel Regno Unito e altri paesi, come la Germania, la stanno attualmente valutando. In realtà, BioNTech e Pfizer hanno precisato in una nota che mancano dati scientifici sufficienti per supportare la validità della copertura vaccinale oltre i 21 giorni dalla prima inoculazione. Secondo l’EMA, l’Agenzia europea del farmaco, però, la protezione del vaccino sarebbe garantita fino a 42 giorni dalla prima dose.

Nel paese, poi, si guarda con preoccupazione alla variante inglese, altamente contagiosa, che ha iniziato a diffondersi da qualche settimana. Le autorità sanitarie danesi prevedono che questa mutazione sarà la più diffusa nel Paese entro la metà di febbraio. «La variante è già talmente estesa da non poter essere fermata. Ma possiamo ritardarla ed estendere i tempi in modo da poter vaccinare più persone», ha dichiarato di recente la premier Mette Frederiksen.

Nel frattempo, il Paese ha introdotto una novità interessante: un passaporto vaccinale per le persone che hanno già ricevuto la loro dose, in modo da consentire loro di viaggiare in Paesi dove viene richiesto questo tipo di certificazione. «Ci aspettiamo che altri Paesi possano richiedere una documentazione di avvenuta vaccinazione al momento dell’ingresso. Il passaporto vaccinale danese potrà essere utile in questo caso», ha dichiarato il ministero della Sanità in una nota.

Entra nel club de Linkiesta

Il nostro giornale è gratuito e accessibile a tutti, ma per mantenere l’indipendenza abbiamo anche bisogno dell’aiuto dei lettori. Siamo sicuri che arriverà perché chi ci legge sa che un giornale d’opinione è un ingrediente necessario per una società adulta.

Se credi che Linkiesta e le altre testate che abbiamo lanciato, EuropeaGastronomika e la newsletter Corona Economy, così come i giornali di carta e la nuova rivista letteraria K, siano uno strumento utile, questo è il momento di darci una mano. 

Entra nel Club degli amici de Linkiesta e grazie comunque.

Sostieni Linkiesta

Linkiesta PaperIl nuovo numero quintuplo de Linkiesta Paper – ordinalo qui

In edicola a Milano e a Roma dal 4 marzo, oppure ordinabile qui, il nuovo super numero de Linkiesta Paper questa volta è composto di cinque dorsi: Linkiesta, Europea, Greenkiesta, Gastronomika e Il lavoro che verrà.

Con un inserto speciale su Alexei Navalny, un graphic novel di Giovanni Nardone, l’anticipazione del nuovo libro di Guia Soncini “L’era della suscettibilità” e la recensione di Luca Bizzarri.

Linkiesta Paper, 32 pagine, è stato disegnato da Giovanni Cavalleri e Francesca Pignataro. Costa dieci euro, più quattro di spedizione.

Le spedizioni partiranno lunedì 1 marzo (e arriverrano entro due giorni, con corriere tracciato).

10 a copia