L’Europa al bivioIl futuro dell’Unione dopo la pandemia

Nel nuovo e-book realizzato dalla rivista Reset, i più brillanti studiosi e osservatori delle questioni europee e internazionali analizzano le sfide di Bruxelles e degli Stati membri. Tra gli autori: Marta Dassù, Sergio Fabbrini, Timothy Garton Ash, Bernard Guetta, Vivien Schmidt e Giuliano Amato

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È passato quasi un anno da quando la pandemia ha avuto inizio, costringendo cittadini e istituzioni a cambiare i propri modi di vivere e di governare per far fronte a una situazione senza precedenti. Le crisi, tuttavia, possono portare a delle trasformazioni che in altri momenti sarebbero state impossibili e il caso europeo lo dimostra. L’introduzione del debito comune e il varo di un piano di ripresa europeo – il Next Generation EU – sono la prova di come l’Ue abbia dovuto cambiare sé stessa per continuare a esistere. La pandemia e le azioni intraprese dall’Unione in un periodo di crisi lasciano però aperte molte domande sul futuro dell’Ue: il Next Generation EU porterà a un cambio strutturale dell’Unione? Si arriverà alla creazione di una federazione? E che ruolo avrà nell’epoca post-pandemica l’Ue nella politica internazionale, anche alla luce del cambio di vertice negli Usa?

A queste domande hanno provato a rispondere esperti e politici europei e internazionali, i cui interventi sono stati raccolti nell’e-book L’Europa al bivio dopo lo shock. Il volume, curato da Simone Disegni, contiene le riflessioni di Marta Dassù, Sergio Fabbrini, Timothy Garton Ash, Bernard Guetta, Shada Islam, André Sapir, Alberto Saravalle, Vivien Schmidt e le interviste al Commissario Ue all’Economia Paolo Gentiloni, al ministro agli Affari europei Enzo Amendola e all’ex presidente del Consiglio Giuliano Amato. 

Gli argomenti trattati vanno dal NextGenerationEU, alla modifica dei Trattati e alla disamina dei problemi interni dell’Unione, fino al ruolo che l’Ue dovrebbe assumere a livello internazionale in un mondo sempre più multipolare. 

I problemi interni
Come scrive Alberto Saravalle, «l’Europa ha dimostrato di esserci quando veramente serve, ma per continuare a esserci (non solo nell’emergenza) deve essere più adeguata al mondo di oggi». Perché ciò sia possibile, sono necessari dei cambiamenti interni all’Unione stessa, da operare sia attraverso il completamento dell’Unione economica monetaria, sia attraverso la revisione dei Trattati e il riposizionamento geopolitico dell’Ue. Il secondo punto, nella sua attuazione, deve coincidere – secondo Saravalle – con un maggior coinvolgimento di tutti gli stakeholders, così da ridurne la distanza dalle istituzioni europee. 

Ad auspicare una discussione profonda, ideologica dell’Ue sono anche André Sapir – che cita non a caso la tanto attesa Conferenza sul Futuro dell’Europa rimandata al 2021 – e Vivien Schmidt, che invita a ripensare ulteriormente le politiche comuni esistenti e a rendere il Semestre europeo un processo ancora più bottom-up. Così facendo, secondo Schmidt, l’Ue potrà aumentare la propria legittimità, tutt’oggi indebolita dalle conseguenze della crisi economica del 2010. 

La docente universitaria sottolinea poi l’importanza della «cooperazione produttiva e positiva tra gli attori dell’Ue raggiunta durante la crisi», ma non tutti gli interventi contenuti nell’e-book dipingono lo stesso quadro positivo. Come affermato da Gentiloni – intervistato da Federico Fubini – le divisioni tra gli Stati non sono scomparse ed è bene non illudersi che ciò sia invece avvenuto. Ancora più puntuale è l’intervento di Sergio Fabbrini, che parla di una «doppia frattura» messa in luce dalla pandemia: la prima, tra i Paesi del Sud e del Nord, questi ultimi preoccupati da una eccessiva sovra-nazionalizzazione dell’Unione europea; la seconda, relativa ai Paesi dell’Est e al tema dello Stato di diritto. Mentre la prima frattura, afferma Fabbrini, è «governabile all’interno di un processo di integrazione europea» che riconcili la visione confederale e federale dell’Ue, la seconda è più difficile da sanare e rappresenta una minaccia diretta alla stessa Unione, in quanto ne intacca i valori fondanti. 

Una domanda resta però senza una risposta definitiva: il Next Generation EU sarà una semplice risposta emergenziale o porterà ad un rafforzamento dei caratteri federali dell’Ue? Molto dipenderà dal suo esito e dai cambiamenti che Stati membri e istituzioni comunitarie saranno in grado di apportare all’Unione. Senza dubbio il momento, come sottolinea in chiusura Amato – intervistato da Simone Disegni – è propizio, più di quanto non lo fu nel 2001. 

Il quadro internazionale
La pandemia ha anche portato a un ripensamento del ruolo dell’Ue nello scacchiere internazionale. Tutti gli interventi riportati nella seconda parte dell’e-book concordano su un punto: l’Ue deve rafforzare la propria autonomia strategica, seppure sempre nel solco dell’Alleanza atlantica. Prima di tutto, però, come sottolinea Timothy Garton Ash, l’Unione deve rafforzare la democrazia al suo interno e affrontare il problema dell’Ungheria, «uno Stato membro che non è più una democrazia». Sul piano internazionale, bisognerebbe invece creare un «network post-egemonico di democrazie» che sia in grado di dialogare anche con Russia e Cina, alternando competizione e cooperazione nei rapporti con Paesi più o meno autoritari. 

Sull’importanza della coesione interna e sul rispetto dei valori democratici insistono anche Marta Dassù e Shada Islam, le quali concordano anche sulla necessità per l’Ue di sviluppare la propria autonomia strategica per agire come un attore geopolitico indipendente. Il rischio, infatti, è che l’Unione resti intrappolata nella contrapposizione Cina- Stati Uniti. Come afferma Dassù, «l’Europa atlantica del futuro dovrà investire di più nella difesa e costruire una politica verso la Cina che non la metta in rotta di collisione con Washington». 

Affinché l’Ue diventi a tutti gli effetti un attore geopolitico, è però necessario creare una visione comune in politica estera, uno degli ostacoli più difficile da superare. Per far fronte almeno in parte al problema, la presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, aveva suggerito di passare alla maggioranza qualificata, una proposta condivisa anche dal ministro degli Affari europei Enzo Amendola (intervistato da Francesca Basso), ma che trova diverse resistenze in Europa. 

La strada che l’Ue dovrà percorrere durante e dopo la pandemia è certamente in salita, ma nonostante ciò, come afferma Bernand Guetta, non è il momento per lasciarsi sopraffare dal pessimismo.

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