Linkiesta ForecastI due vaccini contro i parassiti del nostro tempo

Il virus corona è arrivato l’anno scorso, quello populista quattro anni fa, entrambi hanno cambiato il mondo, ma il mondo adesso ha trovato gli antidoti ed è pronto a contrattaccare. Anticipazione del nuovo magazine de Linkiesta con il New York Times in edicola e qui

In una notte di novembre di quattro anni fa, era l’8 novembre 2016, ho avuto la percezione esatta che il mondo sarebbe entrato in un tunnel dal quale sarebbe stato disagevole uscire. Quella notte Donald Trump aveva vinto a sorpresa, a sorpresissima, le elezioni presidenziali americane sconfiggendo Hillary Clinton grazie a una serie di circostanze straordinarie, tra cui anche l’aver vinto con tre milioni di voti in meno rispetto alla sua avversaria, e a un aiutino da parte dei servizi segreti russi, abili a sfruttare le falle di un sistema occidentale consegnatosi inconsapevolmente agli algoritmi delle piattaforme digitali tra gli applausi di noi entusiasti del progresso tecnologico e lo sfregarsi le mani degli agenti globali del caos.

Le avvisaglie di uno smottamento tellurico del mondo come lo avevamo conosciuto fino ad allora c’erano state qualche mese prima, a giugno, con il referendum britannico a favore della Brexit, ma in quel momento non erano ancora state colte in pieno e il risultato nazionalista è stato interpretato come un goffo scivolone dell’allora premier britannico David Cameron e non come il primo passo di un processo di disgregazione europea e occidentale che l’elezione di Trump avrebbe reso palese.

Un mese dopo l’elezione di Trump, il 4 dicembre 2016, c’è stato il fallimento del tentativo italiano di riformare la Costituzione e da lì in avanti, con l’eccezione della vittoria di Emmanuel Macron in Francia contro un’avversaria dal tradizionale curriculum reazionario, le tenebre hanno avviluppato l’Occidente, e non solo, con l’ascesa dei movimenti populisti e sovranisti in Europa, sostenuti dai russi e da Trump e diventati un appetitoso boccone per la Cina, e il contemporaneo calo elettorale dei riformisti e dei liberaldemocratici (sia quelli al governo sia quelli all’opposizione).

A partire da quella notte di novembre del 2016, i regimi autoritari hanno cominciato a vivere la loro primavera, finalmente senza nessuno che osasse contestargli alcunché. La ritirata americana dalla guida del mondo libero e la crescita della Cina, prontissima a sfruttare gli spazi geopolitici e commerciali lasciati liberi da Trump, hanno avuto effetti in Occidente e in Oriente, in Europa, in Africa e in Asia. La Turchia ha assunto un ruolo egemonico in Medioriente, dalla Libia alla Siria, l’espansionismo russo ha ripreso vigore ai suoi confini occidentali e oltre con la manipolazione dell’opinione pubblica europea e americana orchestrata dal Cremlino.

Trump ha governato da presidente antiamericano, alimentando tensioni sociali e razziali internamente e trasformando l’America da faro della libertà e città illuminata sulla collina a modello per i despoti di tutto il pianeta, oltre che da sobillatore della disgregazione atlantica e da smantellatore della rete di organizzazioni multilaterali e internazionali con cui il genio americano ha governato il mondo per quasi un secolo assieme agli alleati.

Xi Jinping ha conquistato nuovi alleati con il suo piano Marshall chiamato Belt & Road Initiative, Putin ha piegato l’opposizione interna e quella esterna, ha diffuso il caos e assieme ai governi nazionalisti ungherese, polacco e turco ha contribuito a far passare l’idea che la democrazia sia un sistema obsoleto da sostituire con una dottrina illiberale e autoritaria capace di decidere e di reprimere il dissenso, trovando terreno fertile nella destra estrema anche italiana e nei movimenti nati per sostituire la democrazia rappresentativa con le fregnacce basate sugli algoritmi.

L’Italia ha sperimentato il primo governo populista e sovranista d’Occidente, con il Conte uno, seguito dal primo governo populista e d’establishment, il Conte due, osteggiato da un’opposizione ancora più populista, con i risultati imbarazzanti in termini di efficienza e di credibilità mostrati ancora prima che scoppiasse la pandemia da Coronavirus e culminati politicamente nel referendum contro la democrazia parlamentare ideato da un manipolo di analfabeti associati a un’azienda di web marketing milanese.

Quattro anni così, con Jair Bolsonaro in Brasile e altri fascistoni in ogni angolo del pianeta e con la critica al modello progressista della globalizzazione che rischia di cancellare il miglioramento della vita di centinaia di milioni di persone grazie alla libera circolazione di capitali, beni e idee degli ultimi decenni.

Ci sono state le eccezioni della civilissima Nuova Zelanda di Jacinda Ardern e dei due pilastri dell’Occidente Angela Merkel e Emmanuel Macron, ma poi è arrivato il virus, il virus cinese secondo la definizione di Donald Trump, particolarmente mal affrontato e combattuto dai governi nazionalisti e populisti.

Oggi non siamo ancora fuori dal tunnel, ma a partire da gennaio 2021 il mondo comincerà a costruirsi gli anticorpi al virus corona e al virus populista, con la somministrazione delle prime dosi di vaccino e con l’arrivo di Joe Biden alla guida degli Stati Uniti.

Non sarà facile tornare alla normalità sanitaria e democratica degli anni precedenti e non ci sarà un giorno preciso in cui la luce sarà riaccesa e le tenebre finalmente dimenticate.

Come leggerete in questo numero di Linkiesta Forecast, insieme con le firme del New York Times, non è nemmeno detto che sarà possibile liberarsi da queste entità biologiche e ideologiche che da parassiti hanno ammorbato gli ultimi quattro anni della nostra esistenza.

Sarà necessaria una grande e straordinaria mobilitazione pubblica e globale. Dovremo affrontare ancora difficoltà economiche e sociali e ripensare i sistemi di protezione della salute e del dibattito pubblico, mettendo in sicurezza il pianeta e regolamentando le piattaforme digitali. Ma nessuno può toglierci l’ottimismo e la speranza con cui si apre il 2021, l’anno della somministrazione dei due vaccini per immunizzare il mondo dai suoi parassiti virali e politici.


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