Il monologo del portavoceLezione per principianti sulla crisi di governo e sulla dispensabilità di Casalino

Una versione del Giulio Cesare di Shakespeare, con tanto di parafrasi per studenti meno attrezzati, per capire cosa è successo nella politica italiana negli ultimi giorni

L'assassinio di Cesare di Karl Theodor von Piloty

Pubblichiamo qui oggi, nello spazio “didattica a distanza e crisi di governo”, la traduzione del monologo di Marcantonio dal Giulio Cesare di Shakespeare. Essendo questo un libro di testo per principianti, il testo viene glossato per renderlo comprensibile anche agli studenti meno attrezzati.

Amici, concittadini, romani. Prestatemi orecchio.
Sono venuta a seppellire Rocco, non a farne l’elogio.
Il Grande Fratello che un uomo fa gli sopravvive; il Conte, spesso, viene seppellito con le sue ossa.
E così sia di Rocco.
La nobile Guerzoni vi ha detto che Renzi l’aveva bloccato su WhatsApp; se lo fece, ebbe grave colpa; e Renzi l’ha gravemente scontata.

(Parafrasi per studenti di Shakespeare delle medie inferiori: ieri, sul Corriere, Monica Guerzoni ha scritto un lirico articolo su Rocco Casalino – che è passato dalla gloria del Grande Fratello alla polvere del fare da portavoce del presidente del consiglio – nel quale tra le altre cose dice la cosa più grave per gli adulti infantili di questo secolo: Renzi avrebbe bloccato Casalino su WhatsApp. Una volta ci si trovava dietro il cimitero all’alba per sfidarsi a duello; adesso ci si blocca sui social, come massima indicazione di sdegno).

Qui, col beneplacito di Filippo Sensi e degli altri – ché Filippo Sensi è un uomo d’onore, e anche gli altri, tutti uomini d’onore – sono venuta a parlare al funerale di Rocco.
Fu un mio intrattenimento di prima serata, leale e giusto con me anche se non con Cristina la bagnina.
Ma Sensi dice che era ambizioso, e Sensi è un uomo d’onore.

(Qui, spieghiamo sempre per i ripetenti delle medie inferiori, viene effettuata una forzatura tirando in mezzo il povero Sensi che nulla c’entra ma che funge come metonimia della figura del portavoce. Certo, è facile sbeffeggiare Casalino, con una carriera di rotocalchi sui quali si faceva fotografare mentre si depilava, di risse con Tina Cipollari a Buona Domenica, di lettere in cui rivendica le virtù del fidanzato su carta intestata di Palazzo Chigi – ma non è che gli altri portavoce siano Kissinger. E il prototipo del moderno portavoce sempre da quel Grande Fratello viene, sebbene non ne fosse concorrente ma ufficio stampa: tutto il portavocismo contemporaneo è figlio di Fabrizio Rondolino, già scandale du jour quando firmò un romanzo erotico. Il portavoce di Massimo D’Alema si dà al porno, tuonavamo: se siete abbastanza vecchi, vi ricorderete che già allora ci piaceva scandalizzarci).

Egli portò un gran numero di prigionieri in patria, a Roma, che empirono col prezzo del riscatto le casse dell’erario; fu questa, forse, in Rocco ambizione?
Quando vedeva piangere un pezzente, Rocco lacrimava: sembrerebbe, l’ambizione, di ben più dura scorza.
Ma Matteo dice – e Matteo è uomo d’onore – che era ambizioso.

(Questo Shakespeare si prende delle libertà inaccettabili, l’uomo d’onore cambia identità a ogni capoverso, come possono i poveri allievi ultimi della classe star dietro alla parafrasi? Parrebbe, dunque, che Rocco, piangente su pezzenti cubani, fosse prima riuscito a far fuori il primo dei Mattei – Salvini – ma che a vendicare l’omonimo ora fosse l’altro Matteo – Renzi, altrimenti detto Totò negli Emirati – che avrebbe chiesto la testa di Rocco pur di sostenere un terzo governo Conte. Prima della fine i governi Conte saranno più dei Rocky, ma non distraiamoci, siamo qui a seppellire Rocco).

Tutti vedeste come per i Lupercali tre volte gli offersi la corona di re ed egli per tre volte la respinse: è ambizione questa?
Eppure Cecca dice che Rocco era ambizioso, e Cecca, lo sappiamo, è un uomo d’onore.
Non parlo io già per contestare quello che Cecca ha detto; sono qui soltanto per dire quello che so.
Tutti lo amaste un tempo; e non senza motivo.

(Qui il Guglielmo inglese fa evidente riferimento al Filippo romano, quel Ceccarelli che alla fine del gennaio 2021 scrisse che Rocco Casalino era un girardiano capro espiatorio nonché l’incarnazione della modernità di massa, epperciò inviso a chi detesta la tv, il pop, il kitsch, la contemporaneità. Si chiedono tuttavia i critici di quest’analisi se il problema sia davvero il Grande Fratello in sé, e non ciò che il Grande Fratello impietosamente mostra dei propri concorrenti: se Pietro Taricone avesse avuto una carriera politica, qualcuno avrebbe osato dubitare che il farlo portavoce fosse una scelta accorta da parte di qualsivoglia aspirante statista?).

Quale motivo vi impedisce oggi di piangerlo?
O senno, tu sei fuggito tra le bestie brute e gli uomini hanno perduto il bene dell’intelletto!
Scusate, il mio cuore è lì, con Rocco, in quella salma; devo interrompermi finché non sia tornato in me.

(Ogni volta che mi arriva un vocale di Casalino, mai direttamente da lui ma uno di quelli – nella società dell’inoltrabilità – da lui mandati a decine di giornalisti i quali li inoltrano a centinaia di conoscenti, mi chiedo come sia possibile che solo una volta – la volta delle ferie rovinate dal ponte di Genova – i vocali di Rocco siano finiti sui giornali. Come sia possibile essere così spregiudicati e così protetti da quelli che t’irridono ma non ti sputtanano. Come sia somigliante a Renzi, quel Casalino: sempre con quel tono che educatamente definiremmo “muscolare” e maleducatamente “a cazzo ritto”. Ogni volta mi ricordo di quel giornalista che un giorno mi spiegò come funzionano i poteri percepiti nella contemporaneità italocontiana: «Se Casalino non ti ha mai chiamato “amo’”, non sei nessuno»).

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Gli autori che hanno partecipato a questo numero con un racconto originale scritto appositamente per K sono:
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