Scoprendo ForsterChi è l’uomo che allestisce le librerie nei film

Il libraio londinese Stephen ha cominciato la sua carriera quasi per caso, ora è diventato indispensabile. I titoli devono essere realistici e convincenti, vista la maggiore definizione delle telecamere e la crescente abitudine, ereditata dalle videoconferenze su Zoom, di sbirciare i tomi alle spalle delle persone

da Unsplash

Nella libreria di James Bond, che appare sia in “Skyfall” che in “Spectre”, si possono vedere opere di Patrick Leigh Fermor, tomi sulle Aston Martin e un volume sulle Highlands. I più attenti, che studiano il film fotogramma dopo fotogramma potrebbero scorgere anche “Birds of the West Indies”, trattato ornitologico scritto da un certo James Bond, da cui Ian Fleming aveva tratto il nome del suo agente segreto. Un tocco di classe.

Quelli che appaiono alle spalle dei protagonisti di “The Danish Girl”, film del 2015 di Tom Hooper, sono perfetti per l’epoca (gli anni ’20) e l’area. Lo stesso si può dire per le carte parlamentari impiegate in “The Crown”.

È uno delle conseguenze delle telecamere ad alta definizione. Da quando vengono impiegate, i registi sono chiamati a prestare maggior cura ai dettagli sul set, e questo vale anche per i libri che compaiono sullo sfondo o che, a maggior ragione, vengono maneggiati dai personaggi.

Per fortuna c’è chi li aiuta: Stephen Forster, titolare di una libreria londinese, la Foster Books, da anni fornisce tomi e volumi adatti a ogni occasione. Compone librerie di personaggi storici e immaginari, aiuta a procurare opere introvabili e, quando richiesto, ne crea delle copie da usare sul set.

Se lo Sherlock Holmes di Robert Downey Jr, nel film di Guy Ritchie del 2009, in una scena inciampa su “The Birds of Great Britain”, di John Gould, è merito suo. La sceneggiatura chiedeva un librone di ornitologia dell’epoca e lui lo ha trovato, non senza difficoltà. Anche perché l’originale costava 50mila sterline.

La libreria da tempo vendeva i libri doppi come arredamento di scena (merito anche della vicinanza ai set cinematografici), ma la vera svolta è avvenuta quando fu chiesto a Stephen Forster di trovare un libro specifico – che fosse poco noto al pubblico e poco apprezzato dalla critica – per un film sul poeta John Keats (“Bright Star”, 2009, di Jane Campion).

Da lì è cominciata una carriera parallela, quella di bibliotecario da film. Robert Forster ha lavorato con numerosi registi, è intervenuto su vari set, ha viaggiato tra Paesi ed epoche diverse e ha scovato titoli impensabili. Ha anche fornito una serie di indicazioni per le librerie riprodotte in CGI de “La Bella e la Bestia”, o costruito quelle della “Sirenetta”, volumi di bassa qualità che dovevano essere decorate con conchiglie e cozze.

In generale, queste librerie vengono prese in affitto dalle produzioni, ma la Disney le compra sempre. Per utilizzarle, se sarà il caso, nei suoi parchi a tema.

In generale, Stephen Forster non si limita al mondo del cinema, ma offre consigli anche a musei (come la Casa di Darwin) e altre istituzioni.

E adesso che, con la pandemia, le librerie sono diventate il fondale per definizione per le videoconferenze su Zoom, potrebbe cominciare a prestare i suoi consigli anche ai privati cittadini. Anche lui, come tutti, aderisce al dogma di questo tempo: non importa cosa dici, importano i libri che si vedono dietro di te. «Sono pronto alle sfide», dice in una intervista-ritratto del Financial Times. E snocciola subito il primo comandamento: mai disporre i libri apposta per mostrare la copertina. «Lo fanno spesso i politici, per dimostrare che hanno buone letture. E poi magari dietro ci sono, nascosti, i romanzi di Dan Brown».