L’alba è già quaUn’alleanza liberale, riformista ed europea a sostegno di Draghi (ora si può fare)

Il nuovo governo ha sconvolto gli assetti politici: i populisti spaccati in due tra castristi e castisti, la Lega costretta a mettersi la grisaglia, il Pd obbligato ad abbandonare la controintuitiva dottrina del lupo cattivo dei Fratelli Nicola e Goffredo Grimm. Se nei prossimi due anni, l’Italia crescerà economicamente e uscirà dall’incubo Covid, chi raccoglierà l’eredità politica del presidente del Consiglio?

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C’è una grande opportunità politica da non sprecare mentre si guarda, si controlla, ed eventualmente si critica Mario Draghi impegnato a salvare e a rilanciare l’Italia con un piano di vaccinazione degno di questo nome e con una transizione dal bonus monopattino allo sviluppo economico.

L’occasione da non perdere, a patto che i Draghi boys and girls riescano a cavalcare i marosi, è quella di far nascere un’alternativa politica seria e credibile al populismo e al sovranismo ormai in ritirata globale, ma ancora ben saldo in Italy, dopo il fallimento della strategia controintuitiva del Partito democratico dei fratelli Nicola e Goffredo Grimm di travestirsi da populisti per mangiarseli meglio.

Con la mossa che gli spiritosi chiamavano «del caciocavallo», l’odiato Matteo Renzi ha ribaltato il tavolo e ne ha riapparecchiato un altro favoloso, tanto che ora a Palazzo Chigi non ci sono Conte e Casalino, ma Draghi e il duo Funiciello-Giugliano (auguri!), mentre i Cinquestelle dopo tutte le ferite, morali, civili e istituzionali che hanno inferto alla Repubblica si sono divisi in due tra i castristi di Dibba e i castisti di Di Maio.

La mossa renziana ha sconvolto anche la destra nazionalista e retequattrista, già putiniana e trumpiana e ora europea e atlantica, con Matteo Salvini obbligato a mettersi il vestito buono e i berlusconiani presentabili risuscitati e cooptati al governo con il Pd e il banchiere supremo.

Lo scioglimento dell’intergruppo contiano ha creato anche uno scompenso nel Partito democratico che Goffredo Bettini voleva affidare alla leadership fortissima dell’avvocato del popolo e che, da leader del QAnon del Grande raccordo anulare, crede sia saltata a causa di innominabili manovre di oscuri poteri anche internazionali contro il povero Giuseppi.

Bettini non vuole ammettere la semplice verità: i suoi campioni in realtà erano delle gran pippe, che Renzi prima ha portato al governo contro la loro volontà e poi ha disarcionato con un colpo solo, consegnando l’intero assetto politico al professor Mario Draghi.

Insomma con il nuovo governo è cambiato tutto, tranne la litigiosità e il minoritarismo dell’area liberal-democratica, con la lodevole eccezione dei radicali europeisti di Emma Bonino e di Benedetto Della Vedova. Eppure – alleandosi con i riformisti del Partito democratico, se avranno il coraggio di superare la dottrina del lupo cattivo, oppure coinvolgendoli se il Pd continuasse con la fissazione di diventare una LeU più grande (LeU che nel frattempo si è scomposta) – i movimenti che gravitano in quest’area hanno l’opportunità formidabile di costruire una forza liberal-democratica capace di parlare anche all’elettorato di centro, in aperta competizione con la Lega che al governo con Draghi dovrà trovare il modo di barcamenarsi tra gli istinti salviniani e quelli istituzionali.

Di nuovo, la premessa è che Draghi vaccini tutti presto e acceleri la trasformazione produttiva del Paese finalizzata alla crescita felice, ma se il professore e i suoi tecnici riusciranno nell’impresa di rigenerare l’Italia lo spazio politico da occupare in vista delle elezioni del 2023 diventerebbe quello centrale che al momento, tranne l’odiato Renzi, non ha nessun leader all’altezza del compito, perché è evidente che Mario Draghi non commetterà l’errore di scendere in campo che fece Mario Monti nel 2013.

I capi politici non si sono ancora ripresi dalla centrifuga delle ultime settimane: Salvini pensa di entrare nel Partito popolare, mentre Renzi ha già abbozzato il progetto di un’alleanza riformista di ispirazione europea, che è esattamente la via d’uscita allo stallo populista-sovranista di questi anni.

Ma per il protagonista di questa surreale legislatura repubblicana, cominciata da Gran Sconfitto e continuata da creatore e distruttore di governi, la strada per dimostrare di essere un leader capace di costruire, e non solo di mettersi in tasca gli avversari, è ancora molto lunga.

In ogni caso, grazie al governo Draghi, l’alternativa al populismo e al sovranismo ora finalmente è possibile. Chiunque provi a farsene carico, veda di non sprecare l’occasione.

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