Transizione accelerataL’ambizioso obiettivo di Eni di produrre energia a emissioni zero nel 2050

Nel piano strategico per il 2021-2024 l’amministratore delegato della multinazionale italiana Claudio Descalzi ha annunciato un ampliamento del business retail, un nuovo impegno sulle rinnovabili e una maggiore solidità economica dopo un anno difficile. Ma soprattutto ha alzato l’asticella nel percorso di lungo periodo verso la decarbonizzazione

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Decarbonizzazione, diversificazione del business retail, rinnovato impegno sulle energie rinnovabili e maggiore solidità economica e finanziaria. Sono i pilastri del piano strategico di Eni per il quadriennio 2021-2024 indicati dall’amministratore delegato Claudio Descalzi.

«Eni rimane impegnata a ricoprire un ruolo chiave nella sostenibilità e nell’innovazione, promuovendo lo sviluppo sociale ed economico in tutte le sue attività», ha detto Descalzi. Poi ha fatto l’annuncio più importante della giornata: «Oggi compiamo un ulteriore passo avanti nella nostra trasformazione e ci impegniamo a raggiungere la totale decarbonizzazione di tutti i nostri prodotti e processi entro il 2050».

Puntare sulla decarbonizzazionne significa cercare di ritagliarsi un ruolo da leader nella transizione energetica. L’annuncio ambizioso arrivare a una produzione a zero emissioni nette nel 2050 – risultato che sarebbe in linea con la strategia a lungo termine annunciata a settembre dalla Commissione europea – ritocca verso l’alto l’obiettivo precedente, che mirava a una riduzione dell’80% delle emissioni. Le tappe intermedie, durante il percorso, sono indicate per il 2030 (-25%, precedentemente previsto per il 2035) e il 2040 (-65%).

Per il raggiungimento di un obiettivo tanto ambizioso quanto difficile da realizzare Eni ha ridisegnato la struttura organizzativa creando due Direzioni Generali: la DG Natural Resources, che ha il compito di valorizzare in ottica sostenibile il portafoglio upstream e gestire i progetti di conservazione delle foreste (REDD+) e i progetti di cattura della CO2; e la DG Energy Evolution con il compito di sviluppare i business di generazione, trasformazione e vendita di prodotti, evolvendo il portafoglio verso rinnovabili (green) e prodotti sostenibili ottenuti da processi decarbonizzati (blue) e da biomasse (bio).

Oltre alla decarbonizzazione, il piano strategico presentato ieri prevede anche un’accelerazione del business retail: è stato tracciato un percorso di integrazione, diversificazione ed espansione che vorrebbe raggiungere i 15 milioni di clienti nei prossimi quattro anni, ma in un’ottica di crescita della capacità energetica proveniente da fonti rinnovabili – per le quali è stato tracciato un percorso di espansione a 15GW al 2030 – e con lo sviluppo di nuovi progetti di economia circolare. In questo modo Eni prevede un incremento dell’ebitda – gli utili lordi, prima degli interessi, delle imposte, del deprezzamento e degli ammortamenti – di circa 1 miliardo di euro al 2024 rispetto ai 0,6 miliardi di euro nel 2021.

Sono progetti in linea con quelli segnalati nel report del 2020 che sottolinea, tra le altre cose, il recente accordo con Be Charge per aumentare la dotazione nazionale di infrastrutture di ricarica per la mobilità elettrica; l’alleanza strategica con il gruppo italiano Falck Renewables per l’espansione nel mercato delle rinnovabili americane; l’avvio dell’impianto fotovoltaico di Volpiano da 18 MW, con una produzione attesa di 27GWh/anno. E poi gli accordi per la transizione verso l’idrogeno verde con Enel e con Cdp e Snam.

Va sottolineato però come il 2020 sia stato l’anno più difficile per tutta l’industria di settore: è stato l’anno che ha registrato la massima contrazione della domanda petrolifera globale, che è calata di circa il 9% rispetto al 2019, come conseguenza delle misure di lockdown adottate da tutti i Paesi del mondo (o quasi).

È calato enormemente, ad esempio, il prezzo del Brent e del gas Italia (entrambi -35%), e il margine di raffinazione Serm, crollato del 60%, che ovviamente ancora costituiscono una parte consistente del bilancio di Eni, che infatti ha chiuso il 2020 con una perdita netta di 8 miliardi e un risultato netto adjusted di -0,74 miliardi.

La nota di fine anno dell’azienda sottolinea che «nel 2020 la produzione d’idrocarburi di Eni è stata di 1,73 milioni di barili di olio equivalente (boe) al giorno», in linea con la guidance ridefinita a seguito dello scoppio della pandemia.

«Nell’anno più difficile nella storia dell’industria energetica – spiega l’amministratore delegato Descalzi – Eni ha dato prova di grande forza e flessibilità, rispondendo allo straordinario contesto di crisi e progredendo nel processo irreversibile di transizione energetica».

L’azienda fondata da Enrico Mattei aveva intrapreso la strada della decarbonizzazione, delle rinnovabili e di una produzione sempre più green, da qualche anno. Lo scoppio della pandemia ha avuto un effetto acceleratore, come per tanti altri settori. Da quest’anno gli obiettivi di sostenibilità ambientale e di contenimento delle emissioni non sono più soltanto delle linee guida o delle ambizioni verso cui tendere, ma una necessità e step fondamentali di un percorso di sviluppo che – proprio come nei progetti delle grandi potenze mondiali, dagli Stati Uniti alla Cina passando per l’Unione europea – può e deve affrancarsi dagli idrocarburi e da un modello di business che nei prossimi anni diventerà sempre meno produttivo e conveniente.

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