ImmoderatiLa sfida dell’islamismo alle democrazie occidentali

Di fronte alla realtà di Europa e America, il movimento dei Fratelli Musulmani si è adattato in vari modi. Ma, come spiega Lorenzo Vidino in “Islamisti d’Occidente” (Egea), la strategia è comune: imporsi come forza principale tra i fedeli, dialogare con le istituzioni e orientare la politica

AP Photo/LM Otero

Da quando hanno reinterpretato il loro ruolo in Occidente alla fine degli anni Settanta e all’inizio degli anni Ottanta, le reti della Fratellanza occidentale hanno compreso la necessità di adattare il loro ricco patrimonio intellettuale al nuovo ambiente.

Negli ultimi trent’anni i Fratelli occidentali hanno cercato di trovare il modo di contestualizzare gli insegnamenti dei loro pensatori chiave alla loro realtà di movimento che opera liberamente nelle società non musulmane.

Ben presto, infatti, divenne ovvio per un movimento pragmatico come la Fratellanza che applicare pedissequamente alle moderne Europa e Nord America ciò che al Banna aveva prescritto in Egitto negli anni Trenta non aveva molto senso.

Le idee di al Banna e di altri importanti pensatori islamisti che sono venuti dopo di lui forniscono ancora oggi una guida preziosa su diversi aspetti della loro fede e del loro attivismo, a partire dall’immutabile idea dell’Islam come stile di vita completo e metodologia onnicomprensiva.

Tuttavia, le idee possono essere reinterpretate, adattate, messe in discussione e persino respinte man mano che i tempi, i luoghi e le circostanze cambiano. La Fratellanza, in Occidente come altrove, è un movimento attivo, che fa della flessibilità e della continua evoluzione due delle sue caratteristiche chiave e dei suoi punti di forza.

Malgrado tali complessità, è possibile individuare alcuni obiettivi comuni a tutti i membri della Fratellanza occidentale.

Il primo tra questi è la promozione di un’identità islamica forte, resiliente e assertiva tra i musulmani occidentali. Come ogni movimento religioso conservatore, gli islamisti di tutto il mondo si preoccupano di mantenere la moralità e la religiosità delle loro comunità. Tale posizione difensiva diventa ancora più importante per le comunità musulmane in Occidente, poiché esse corrono il rischio di essere assorbite culturalmente dalla società ospitante.

Questo punto, insieme ad altri principi chiave dell’attivismo della Fratellanza occidentale, è stato espresso in modo persuasivo da Yusuf al Qaradawi, indiscusso capo spirituale della Fratellanza globale e occidentale, nel suo fondamentale libro “Priorities of the Islamic Movement in the Coming Phase” (1990). «È dovere del movimento islamico», scriveva Qaradawi, «non lasciare che questi espatriati siano travolti dal vortice della tendenza materialistica che prevale in Occidente».

Tuttavia, a differenza del salafismo e della maggior parte delle altre tendenze islamiste che cercano di rafforzare l’identità islamica dei musulmani occidentali, i Fratelli non sostengono l’isolamento dalla società tradizionale. Al contrario, sollecitano i musulmani a parteciparvi attivamente, ma solo nella misura in cui tale impegno è necessario per favorire il movimento islamista e cambiare la società in modo islamico.

Secondo Qaradawi, i musulmani in Occidente dovrebbero adottare «un conservatorismo senza isolarsi e un’apertura senza mischiarsi». Trovare l’equilibrio tra impermeabilità culturale e un’attiva interazione sociopolitica non è facile, e i confini di questa interazione sono costantemente ridefiniti, ma i Fratelli si considerano capaci di definire come i musulmani possano essere fedeli alla loro religione e al tempo stesso cittadini attivi delle democrazie secolari occidentali.

I Fratelli vedono questo ruolo guida come un’opportunità senza precedenti per il movimento che, secondo quanto afferma Qaradawi, può «svolgere il ruolo della leadership mancante della nazione musulmana con tutte le sue correnti e i suoi gruppi».

Mentre nei Paesi a maggioranza musulmana la Fratellanza può normalmente operare solo in spazi limitati, in quanto è tenuta sotto controllo dai regimi che le si oppongono, secondo Qaradawi nessun ostacolo di questo tipo le impedisce di operare nell’Occidente libero e democratico. Inoltre, i musulmani occidentali, che Qaradawi descrive come disorientati dall’impatto della vita nelle società non musulmane e spesso privi delle conoscenze più elementari sull’Islam, rappresentano un’audience idealmente ricettiva per il messaggio del movimento.

Infine, nessun’altra corrente islamica ha i mezzi finanziari e l’organizzazione per competere con i Fratelli occidentali. La combinazione di questi fattori porta Qaradawi a concludere che l’Occidente è una sorta di tabula rasa islamica, un territorio vergine dove le strutture e i limiti socioreligiosi del mondo musulmano non esistono e dove i Fratelli possono attuare liberamente la loro dawa, vincendo la concorrenza con capacità di mobilitazione e fondi superiori.

Un secondo obiettivo comune a tutte le organizzazioni della Fratellanza occidentale è la designazione come rappresentanti ufficiali o di fatto della comunità musulmana del loro paese.

Diventare il partner preferito – se non l’esclusivo – dei governi e delle élite occidentali serve a vari scopi. Nonostante il loro implacabile attivismo e le loro ingenti risorse, i Fratelli non sono stati in grado di creare un movimento di massa e di conquistare la fedeltà di un gran numero di musulmani occidentali. Mentre i concetti, le questioni e le strutture introdotti dai Fratelli hanno raggiunto molti di loro, la maggior parte dei musulmani occidentali resiste energicamente all’influenza dei Fratelli oppure, semplicemente, la ignora.

Un rapporto preferenziale con le élite occidentali potrebbe invece fornire ai Fratelli il capitale finanziario e politico per espandere in modo significativo la loro portata e la loro influenza all’interno della comunità.

Facendo leva su questo rapporto, infatti, i Fratelli mirano a essere incaricati dai governi occidentali di amministrare tutti gli aspetti della vita musulmana in ogni paese.

Idealmente, diventerebbero coloro ai quali i governi affidano il compito di preparare i programmi di studio e selezionare gli insegnanti per l’educazione islamica nelle scuole pubbliche, nominare gli imam di istituzioni quali esercito e polizia o nelle carceri, e ricevere sussidi per amministrare vari servizi sociali.

Questa posizione permetterebbe loro di essere di fatto anche la voce ufficiale musulmana nei dibattiti pubblici e nei media, mettendo in ombra le forze concorrenti.

I poteri e la legittimità conferiti dai governi occidentali consentirebbero loro di esercitare un’influenza notevolmente maggiore sulla comunità musulmana. Con un intelligente calcolo politico, i Fratelli occidentali tentano di trasformare la loro offerta di leadership in una profezia che si autoavvera, cercando di essere riconosciuti come rappresentanti della comunità musulmana per poi diventarlo veramente.

Infine, la posizione dei rappresentanti dei musulmani occidentali permetterebbe ai Fratelli di raggiungere il loro terzo obiettivo principale: influenzare la politica occidentale su tutte le questioni legate all’Islam, sia interne sia estere.

Per quanto riguarda gli aspetti legati alla politica interna, i Fratelli mirano a essere gli interlocutori che i responsabili politici occidentali ascoltano quando si tratta di decidere questioni che vanno dall’educazione religiosa nelle scuole all’antiterrorismo, ai potenziali divieti sui veli per il viso, all’integrazione.

Per i Fratelli occidentali influenzare la politica estera è altrettanto importante, se non di più.

Ancora una volta, gli scritti di Qaradawi racchiudono perfettamente il loro punto di vista. Comprendendo il ruolo cruciale che le politiche dei governi dell’Occidente svolgono nella lotta tra i movimenti islamisti e i loro rivali per il controllo dei paesi musulmani, Qaradawi dichiara che «è necessario che l’Islam in quest’epoca sia presente in tali società che influenzano la politica mondiale» e che la presenza di un movimento islamista forte e organizzato in Occidente è «indispensabile per difendere la causa della nazione musulmana e della terra dell’Islam contro l’antagonismo e la disinformazione delle forze e delle tendenze anti-islamiche».

In altre parole, Qaradawi sostiene che i Fratelli occidentali hanno l’opportunità senza precedenti di orientare l’opinione pubblica e i politici occidentali su tutte le questioni geopolitiche legate al mondo musulmano.

E infatti, negli ultimi trent’anni hanno costantemente cercato di sfruttare la loro posizione influente per promuovere la causa islamista in Medio Oriente. Dagli incontri privati con alti responsabili politici alle proteste di massa in piazza, dagli editoriali nei principali quotidiani a importanti conferenze, i Fratelli occidentali hanno utilizzato tutte le risorse materiali e intellettuali di cui dispongono per favorire il punto di vista islamista su diversi temi, dalla Palestina all’Afghanistan, e sulla natura stessa del movimento islamista.

da “Islamisti d’Occidente. Storie di fratelli musulmani in Europa e in America”, di Lorenzo Vidino, Egea editore, euro 29,50