Canale della ManicaAnche il Regno Unito avrà la sua Fox News, anzi due

Tra poco inizieranno le trasmissioni di due nuovi network televisivi: entrambi schierati a destra, per sfamare la «pancia» del Paese e il pubblico euroscettico deluso dalla BBC «liberal». Si chiamano GB News e News UK, la seconda è di Rupert Murdoch

Unsplash

È una «Channel Battle». Non è conteso il canale della Manica, ma di «channel» si parla, e al plurale, nella battaglia dell’etere che nel Regno Unito sta dividendo il giornalismo. È imminente l’inizio delle trasmissioni di due nuovi network televisivi: entrambi schierati a destra, per sfamare la «pancia» del Paese, cioè il pubblico euroscettico deluso dalla BBC «liberal». Si chiamano GB News e News UK, la seconda è targata Murdoch. Aspirano a diventare la versione britannica di Fox News. E fanno sul serio. 

Tagliare i fondi alla BBC è stata una minaccia di lungo corso del governo Tory. Sottrarle share, a danno anche dei concorrenti Sky News e ITN, è la strategia delle due creature in gestazione da alcuni mesi. La scalata ostile si basa su una tendenza sempre più evidente nei sondaggi: quasi metà degli inglesi non si sente rappresentata dal servizio pubblico. Il dato si impenna lontano da Londra, in particolare tra i maschi della classe media bianca. È a loro che ammiccheranno i canali. 

Appartiene a questa categoria demografica anche il nome, di primo piano, scelto per guidare GB News: Andrew Neil, classe 1949, è una colonna del giornalismo britannico, sia televisivo – è un veterano della BBC, dove per un quarto di secolo ha condotto programmi politici e intervistato, con uno stile antagonista cui deve la fama, due generazioni di leader politici – sia stampato, da direttore di uno Spectator filo-conservatore ma risalito nelle vendite mentre gli altri periodici annaspavano. Avrà un suo show nel palinsesto in onda da marzo. 

Il modello, nelle parole di Neil, è americano: MSNBC a sinistra e Fox News a destra. Secondo gli analisti britannici, però, il posizionamento coincide con quello della corazzata che ha dettato l’agenda dell’amministrazione Trump, in una spirale di complottismo e agibilità mediatica concessa a figure controverse dell’estremismo. «Abbiamo visto un gap colossale nel mercato per una nuova forma di informazione televisiva – ha spiegato l’anchor –. GB News si rivolge alla gente che non si sente servita e ascoltata dai media».

Da all-news, si propone programmaticamente di affrontare «i problemi che affliggono ognuno nel Regno Unito, non solo di chi vive a Londra». Dare voce alla periferia, insomma: quella che nelle mappe elettorali ha votato «Leave». Il separatismo televisivo ha ragioni economiche di target, ma l’operazione ha un sottotesto politico: la nazione che sta entrando nell’era post-Brexit è divisa, sul fuoco del malcontento si può soffiare ma pure speculare. «La tv britannica sarà dominata da chi urla più forte?», si è chiesto un editoriale sul Guardian

Grazie a un budget da 60 milioni di sterline, GB News ha assunto un centinaio di giornalisti, inclusi corrispondenti locali. Ha promesso stipendi fuori dal mercato. Sta provando ad arruolare due host pro-Brexit come Nick Ferrari e Julia Hartley-Brewer. Malgrado la patina sovranista, una parte consistente dei fondi è straniera. Entrambi i fondatori, Andrew Cole e Mark Schneider, hanno doppio passaporto (britannico e statunitense) e legami oltreoceano, con la multinazionale Liberty Global, proprietaria – tra le altre – di Virgin Media, gruppo che fornisce a milioni di inglesi internet, telefonia o tv via cavo. 

Cole è stato direttore della Liberty Global, alla quale Schneider ha venduto nel 2005 la compagnia di cui era co-founder. Questa triangolazione, secondo la stampa, rivelerebbe la regia del miliardario John Malone, dominus della Liberty, che tramite Discovery è anche il primo sovvenzionatore di GB News. Nel 2017, Malone festeggiò l’insediamento di Donald Trump alla Casa Bianca con una donazione di 250 mila dollari. In passato, Cole ha definito la BBC «la macchina di propaganda più di parte al mondo». 

Ma nell’arena stanno per accendersi i riflettori di News UK, l’ultima filiazione del tycoon Rupert Murdoch. Palinsesto e nomi sono ancora secretati, si parla di una leggenda come Piers Morgan, dal 2014 volto di Good Morning Britain su ITV. L’architetto è David Rhodes, ex vicepresidente di Fox News e per undici anni presidente di CBS News, il più giovane nella storia della televisione americana. A differenza di GB News, che punta ad armare un canale in senso classico, News UK esordirà in streaming via internet e solo in fascia serale. L’impero di Murdoch è ridimensionato rispetto ai suoi fasti, dopo le cessioni di Sky a Comcast e 21st Century Fox alla Disney, ma controlla comunque testate influenti dal Times al Sun, dal Wall Street Journal al New York Post.

Al Regno Unito mancava da anni questo fermento giornalistico. Online è già partita la mobilitazione, virale su Twitter, per chiedere alle aziende di non comprare pubblicità a GB News o boicottarne i programmi. L’ex capo laburista Jeremy Corbyn ha annunciato una controffensiva mediatica mobilitando la base di Momentum; per ora la piattaforma di sinistra ha raccolto appena 5 mila sterline. 

Tra il pubblico, c’è chi si domanda se i due nuovi canali si faranno concorrenza a destra, tra scandalismo e retorica agitatoria. O se sosterranno da destra la «Global Britain» a cui Boris Johnson sogna di associare il suo nome nei libri di storia. «Lanciare un news channel oggi è come aprire un’agenzia di viaggi – ha annotato l’ex portavoce di Cameron, Craig Oliver –: è una cosa molto analogica da fare nel mondo digitale». Novecentesca, come le guerre dell’etere. 

Le newsletter de Linkiesta

X

Un altro formidabile modo di approfondire l’attualità politica, economica, culturale italiana e internazionale.

Iscriviti alle newsletter