Global BritainPerché il Regno Unito vuole entrare nel patto di libero scambio Asia-Pacifico

Il premier inglese ha avviato un processo per aderire alla CPTPP: un consorzio che riunisce 11 paesi, tra i quali il Giappone, l’Australia e Singapore. Ma le esportazioni britanniche verso questi stati ammontano solo al 10%. A meno che in futuro non entrino anche gli Stati Uniti

Lapresse

Questo lunedì il ministro britannico del commercio internazionale, Lizz Truss, ha inoltrato la richiesta di aderire al Comprehensive and Progressive Trans-Pacific Partnership (CPTPP) dopo un incontro con alcuni ministri giapponesi e neozelandesi. Le negoziazioni inizieranno ad aprile per un piano di riduzione dei dazi su servizi e beni e, secondo, il ministro, per intensificare l’accesso a mercati in rapida crescita come il Messico la Malesia e il Vietnam e forti economie come il Canada e l’Australia. 

A differenza della membership nell’Ue, la CPTPP «non ci richiederà di cedere sovranità monetaria o di controllo dei confini», sottolinea il governo, ma si tratta di aderire a una partnership che ammonta a più di 10 milioni di euro, volta a ridurre i dazi sulle esportazioni britanniche, incluse quelle sul settore automobilistico, riducendole con il Canada allo 0% per il 2022, o sul settore degli alcolici (dal 165% allo 0% in Malesia). 

Johnson è convinto che questa decisione «dimostri l’ambizione dei britannici di essere campioni del mercato libero e globale» in un’ottica funzionalista sulle intese commerciali senza nessuna intrusione sulla gestione delle politiche sociali e monetarie, in altre parole: Business is Business. 

Sulla stessa linea, il ministro Truss rimarca che la partecipazione alla CPTPP stimolerà il commercio e beneficerà le piccole medie imprese che nell’Ue non erano riuscite a spiccare e che avranno accesso a un mercato di mezzo miliardo di persone che rappresenta il 13.5% circa dell’economia globale. «Nel futuro saranno i paesi dell’Asia-Pacifico dove si costituiranno i mercati più importanti, dove i mercati per la classe media si stanno rafforzando per i prodotti britannici», ha detto Truss alla BBC 

I Tories vedono in questo accordo commerciale il fulcro per liberalizzare il commercio digitale, eliminare i dazi più velocemente e facilitare procedure di visti per compagnie che si recheranno nei paesi CPTPP. Le critiche dalla controparte laburista si concentrano sul fatto che i Tories abbiano coinvolto il paese in cinque anni di dibattiti e controversie riguardanti il mercato unico europeo per poi «affrettarsi ad aderire ad un altro accordo commerciale dall’altra parte del mondo senza alcuna consultazione dei cittadini». 

«Ad oggi, Liz Truss non può neanche garantirci se avremmo il diritto di veto a un eventuale entrata della Cina nel blocco», sottolinea il segretario per il commercio laburista, Emily Thornberry. Secondo l’economista Daharshini David, i benefici a breve termine per le aziende britanniche saranno limitati: il paese ha, di fatti, già accordi bilaterali con sette degli undici paesi membri e ne ha in cantiere altri due. 

«In totale le esportazioni nei paesi CPTPP ammonta al 10% delle esportazioni britanniche; una frazione minima rispetto a merci e servizi esportanti in Ue», rimarca David. La decisione di aderire al CPTTP è spinta dalla speranza che gli Stati Uniti dell’amministrazione Biden si uniscano agli 11, suggeriscono gli analisti, aprendo così le porte a una stretta e rinnovata cooperazione tra Londra e Washington. 

Biden però, ha già espresso l’intenzione di concentrarsi su un piano di investimenti domestici mirati a una crescita economica che supporti la classe media americana. Gli Stati Uniti avevano già avviato delle negoziazioni per un eventuale inserimento nel CPTPP, poi stoppato dall’amministrazione Trump. Se il presidente Biden prenderà in seria considerazione l’ipotesi allora ciò darà al Regno Unito la possibilità di aprire delle serie strategie per un accordo commerciale bilaterale.