Il miracoloClamoroso a Montecitorio, Draghi ha civilizzato i barbari della politica italiana

Con i grillini il presidente incaricato ha puntato sul green, mentre ha eliminato ogni traccia di sovranismo dal cuore di un Salvini in cerca di riabilitazione internazionale. Con i due partiti anti-sistema ormai normalizzati, la stagnazione del Paese potrebbe diventare un ricordo

AP Photo/Alessandra Tarantino, Pool

È incredibile, da stropicciarsi gli occhi, come il professor Mario Draghi abbia romanizzato i barbari in una settimana. Nessuno ci era riuscito nemmeno in dieci anni.

Il doppio miracolo (per carità, tutto da verificare) è consistito nella capacità maieutica del presidente incaricato di tirar fuori dal M5s, partito dell’antipolitica per definizione, quel grumo verde che oggi consente ai grillini di entrare nel nuovo governo; e il secondo miracolo è stato soffiare sul fuoco non-più-sovranista che ha preso a scaldare il cuore di Matteo Salvini, un altro pegno che Draghi ha incamerato in vista della formazione della sua maggioranza.

Prendiamo tutto con le molle, beninteso. La trasformazione di Salvini da putiniano a merkeliano, essendo in primo luogo effetto del naufragio dell’idea sovranista e dunque inevitabilmente segnato da un tratto di disperazione, potrebbe non reggere qualora il vento mondiale cambiasse.

E il M5s, che nel corso del tempo ha perso milioni di voti, è anch’esso alla ricerca di un senso da dare alla sua vita, altrimenti compromessa dalle gesta di un politicamente disadattato come Alessandro Di Battista e dall’usura delle storiche parole d’ordine, assolutamente inservibili nell’éra della pandemia e della crisi economica più terribile di sempre.

Però Draghi è stato un vero mostro. Ha addomesticato Beppe Grillo in poche ore, il tempo di accogliere questa proposta un po’ da luna park del Ministero per la transizione ecologica, una cosa che nelle intenzioni del presidente incaricato dovrebbe essere un crocevia strategico fra ambiente e sviluppo, i due corni di un problema che domina il mondo moderno da mezzo secolo, e che altrove, come in Francia, è già una realtà istituzionale.

Ma l’ex presidente della Bce non si è certo piegato al diktat del comico genovese – «deve dire pubblicamente come la pensa» – no, al Professore è bastata una telefonata al comico e la cosa è stata fatta, poi annunciata dagli ambientalisti ricevuti nelle consultazioni insieme a una marea di organizzazioni sociali (è andata bene sia con Confindustria che con i sindacati).

E così il famigerato referendum su Rousseau diventa una roba formale, innocua: il Movimento del vaffa, di Bibbiano, dell’uno vale uno, della scatoletta di tonno entra nel governo dell’ex numero uno di Bankitalia rivestito tutto di verde, puntando forse ad un’evoluzione tutta politica di quel che resta di un Movimento che aveva esaurito la sua spinta propulsiva.

Si vedrà se il nuovo ministero verrà affidato a un grillino. Ma molto probabilmente no. In pole position c’è il tecnico Enrico Giovannini, già ministro del Lavoro nel governo Letta, grande esperto di sostenibilità ambientale.

Draghi ha dunque chiuso i giochi. Oggi potrebbe già salire al Quirinale con la lista dei ministri in tasca.

E poi il Professore ha sfregato la lampada di Aladino per far uscire un nuovo genio anche nel caso della Lega, i barbari per definizione, che dalle valli padane erano scesi a Roma a braccetto con la destra e negli ultimi anni avevano trumpizzato la destra italiana.

Caduto The Donald nella polvere, e perse diverse elezioni-simbolo, Salvini si è tuffato nel mulinello che si è improvvisamente aperto nella palude politica grazie all’iniziativa di Renzi, intuedo che Draghi poteva offrirgli una nuova possibilità.

Il «barbaro» ieri ha chiesto a un Silvio Berlusconi entusiasta di come stanno andando le cose di aiutarlo a entrare nel Ppe: una settimana fa era semplicemente fantascienza. Oggi siamo non lontani a una civilizzazione di due partiti anti-sistema: e se il buongiorno si vede dal mattino, è legittimo attendersi dal mago Draghi una fase completamente diversa da quella della precedente stagnazione.

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