Trasporto intelligenteNella città del futuro la mobilità è parte della soluzione, non del problema

Vivere in centri urbani dove muoversi in modo sostenibile auto è più sicuro, conveniente e veloce può diventare realtà anche in Italia. Bisogna investire sulla sharing mobility, rivoluzionare la riqualificazione degli spazi pubblici, aumentare reti ciclabili e pedonali, dice il vicepresidente nazionale di Legambiente Edoardo Zanchini

Pixabay

È il sistema operativo che consente il funzionamento del nostro vivere quotidiano. Senza di esso, a scuola non si arriva, il commercio e il lavoro non funzionano, e la possibilità di vivere in una città sana viene preclusa. Si tratta della mobilità.

I centri urbani, cuore dei ritardi infrastrutturali del nostro Paese, per funzionare devono poter contare sulla mobilità come soluzione e non come problema, spiega Paolo Pinzuti, amministratore di Bikenomist, in occasione dell’inaugurazione di Mobilitars, il simposio digitale formativo dedicato all’arte e gestione della mobilità urbana nel terzo millennio.

«Con Mobilitars, crasi di mobilità e ars (arte in latino), vogliamo raccontare l’arte dalla gestione della mobilità ponendoci in antagonismo con tutti coloro che hanno parlato di mobilità urbana come scienza esatta», spiega Pinzuti.

«Stiamo vivendo un periodo particolare che ci ha dimostrato quanto rapidamente dobbiamo adeguarci alla realtà esterna e governare i fenomeni che ci toccano. Ad aprile il Paese si è impegnato in un piano emergenziale per la mobilità urbana post-Covid perché ci siamo resi conto che uno dei più grandi nostri problemi è quello dei trasporti».

«Il 75% del traffico automobilistico europeo – spiega Barbara Bigolin di Selle Royal Group – viene percorso per coprire, in media, una distanza di circa 5 chilometri. Io penso che potremmo farlo tranquillamente in bicicletta e che ci farebbe pure bene. In più, smetteremmo di parlare di green perché, finalmente, faremmo e saremmo green».

«Quello di cui abbiamo bisogno è una visione per il futuro – ha sottolineato Edoardo Zanchini, vicepresidente nazionale di Legambiente – Dobbiamo pensare a città dove, grazie all’integrazione delle nuove innovazioni, muoversi senza auto è più sicuro, conveniente e veloce. Per farlo è necessario destinare nuove risorse, ad esempio, alla viabilità ciclabile grazie al NextGenerationEu. Nel Recovery Plan presentato dal governo italiano le ciclabili ci sono ma solo per un equivalente di 1000 chilometri nelle città e 2500 chilometri nelle zone extra urbane. E questo non basta».

Per Zanchini, sono tre gli orizzonti su cui investire: mobilità pubblica su ferro – dal tram alla metropolitana- , sharing mobility elettrica e rivoluzione delle riqualificazioni degli spazi pubblici, reti ciclabili e pedonali sicure. «Solo così possiamo compiere quella rivoluzione green infrastrutturale che l’Europa ci chiede».

Alcune città ci stanno provando, come Milano dove è in continuo aumento il numero di passeggeri delle metropolitane, dove vengono progettate nuove linee e dove il trasporto pubblico locale potrebbe diventare 100% elettrico entro il 2030. A Firenze oltre 90mila persone si servono, ogni giorno, di tram. La stessa cosa capita a Bergamo, dove si registra un incremento costante dei passeggeri del tram delle Valli (linea suburbana che trasporta 3,8 milioni di passeggeri). «Dobbiamo essere ambiziosi e guardare lontano evitando di ragionare a dimensioni separate. Dove tram e metropolitane funzionano il successo è garantito. E questo capita anche al Sud».

Palermo dispone di un treno metropolitano tra la stazione centrale e l’aeroporto di Punta Raisi e, dalla fine del 2015, di quattro nuove linee di tram coprendo una distanza di 18,3 km. A Bari il treno metropolitano tra l’aeroporto di Bari-Palese e il centro cittadino garantisce 66 corse giornaliere a/r. La metropolitana di Catania ha registrato nel 2019 5,7 milioni di passeggeri a fronte dei 3milioni e 417mila dell’anno precedente.

Come testimonia il rapporto CittàMez 2020, la mobilità delle persone in città sta cambiando con una sempre maggiore propensione a scegliere modalità a “emissioni zero”. Guardando a cinque grandi città italiane – Milano, Napoli, Venezia, Bologna, Torino e Firenze – più di un terzo degli spostamenti (tra il 34 e il 58%) si compie a piedi, in bici, in tram o bus elettrico, in treno, in metropolitana o con mezzi elettrici, dal monopattino all’auto, privati o in condivisione.

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