Petrolio e inquinamentoIl peggior disastro ecologico nella storia di Israele

La massa di greggio che ha raggiunto le coste del Paese si sta propagando in tutta la fascia est del Mediterraneo, incentivata dalle mareggiate in corso e dal vento forte

LaPresse

Dopo quello delle Mauritius dello scorso agosto un nuovo grave sversamento di petrolio ha interessato i mari.

Dallo scorso mercoledì, tonnellate di greggio hanno iniziato ad espandersi sempre più sulla costa mediterranea di Israele, interessando oltre 170km di litorale, dal confine con il Libano a quello con Gaza.

L’Israel nature and parks authority ha denunciato l’episodio come uno dei disastri ecologici più gravi del Paese. Probabilmente saranno necessari mesi per ripulire completamente la costa e anni per riportare l’ambiente naturale alle condizioni originarie. Per quanto riguarda la salubrità dell’acqua – il Paese soddisfa il 70% delle necessità idriche nazionali attraverso impianti di desalinizzazione in mare – l’incidente e non dovrebbe avere ripercussioni, a detta del microbiologo ambientale dell’Università Ben-Gurion Edo Bar-Zeev.

Volontari delle ong ed esercito sono costantemente al lavoro per contenere i danni e proteggere l’ecosistema dalle pesanti ripercussioni causate dallo sversamento petrolifero: diverse tartarughe, ma anche una balenottera di 17 metri, sono state rivenute morte e altri animali, pesci e uccelli, sono stati fotografati ricoperti di petrolio nella riserva naturale di Gador, vicino alla città settentrionale di Hadera. Diversi volontari che sabato avevano partecipato alla operazione di pulizia delle spiagge a distanza di 24 ore sono state ricoverati probabilmente per aver inalato fumi tossici.

Pattuglie aeree inviate sabato hanno individuato chiazze di petrolio tra i 200 e i 500 metri dalla costa che si muovevano verso il nord del Paese. Il giorno successivo, dopo aver ispezionato insieme al ministro dell’ambiente Gila Gamliel i danni in una delle spiagge toccate dalla marea nera, il primo ministro Benjamin Netanyahu ha vietato alla popolazione la balneazione fino a nuovo ordine e dal confine a nord col Libano fino a sud con la striscia di Gaza è stato posto il divieto di attività sportiva e accampamento.

Il ministro Gamliel ha dichiarato che, grazie a immagini satellitari, dieci navi petroliere sono ora sotto indagine: i funzionari del ministero per la protezione dell’ambiente sono al lavoro per individuare con esattezza la fonte della fuoriuscita. Come riporta la Bbc, si pensa che il disastro ecologico possa essere stato originato da una fuoriuscita di petrolio prodotta durante una tempesta l’11 febbraio da una nave a circa 50 km dalla costa. Il governo sta valutando la possibilità di intraprendere un’azione legale per ottenere un risarcimento che potrebbe ammontare a milioni di dollari.

«Il nostro dovere morale nei confronti del pubblico e dell’ambiente è individuare i responsabili dell’evento», ha sottolineato il ministro Gamliel. «Il nostro obiettivo è aprire la stagione balneare in tempo. Dobbiamo guardare al futuro: questo episodio e altri incidenti in tutto il mondo ci insegnano quanto sia necessario sbarazzarsi di combustibili inquinanti e passare alle energie rinnovabili».

Secondo il Jerusalem Post, i dettagli delle indagini sono stati posti sotto censura dalla Corte dei magistrati di Haifa dopo che era stata presentata una richiesta in tal senso dal ministero della Protezione ambientale. Secondo Revital Goldschmid del Centro di ricerca ambientale di Haifa il ministero non avrebbe adottato misure per monitorare e prevenire il disastro ecologico. «Il ministero ha ritardato e non ha avvertito il pubblico in tempo della gravità e dei pericoli e ora il ministero opera in assenza di trasparenza nei confronti dei cittadini del Paese che si sono offerti volontari per aiutare a pulire le spiagge».

Intanto la marea nera, che ha raggiunto anche le coste libanesi, si sta propagando in tutta la fascia costiera del Mediterraneo orientale, incentivata dalle mareggiate in corso e dal vento forte che spira nella regione.

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