Alte frequenzeCome sta andando il mercato dei podcast in Italia

Dal 2016 a oggi gli ascoltatori sono aumentati sempre di più. Ogni mese 8,5 milioni di italiani ascoltano almeno un episodio. Chi ha scommesso su questo mezzo durante le sue fasi iniziali, come Francesco Costa e Rick Du Fer, adesso sta godendo di un successo imprenditoriale e di fatturato

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Era il 2016 quando i primi italiani iniziavano a pubblicare i propri podcast online. Nessuno avrebbe mai pensato che nel giro di cinque anni si sarebbe creato un mercato così florido e ricco opportunità. Per Ipsos ogni mese 8,5 milioni di italiani ascoltano almeno un episodio online: l’onda del mercato dei podcast non è mai stata così alta. E quei pochi che hanno scommesso su questo mezzo in tempi non sospetti, oggi si ritrova in una posizione privilegiata nel mercato.

Storie Libere, una delle principali realtà italiane, è stata lanciata a maggio del 2018 al Salone del Libro di Torino e nell’ultimo anno ha quadruplicato il fatturato: «Quando abbiamo fondato la nostra realtà erano gli anni della dieta mediatica frenetica e superficiale – racconta Rossana De Michele, cofounder di Storie Libere – noi, invece, volevamo proporre contenuti di ampio respiro, che dedicassero il giusto tempo al racconto».

Il nome del primo player italiano per podcast narrativi si rifà alle radio libere degli anni ’70 e rimanda all’importanza della creatività e di uno storytelling efficace: «Le nostre serie sono affidate a quelli che noi amiamo definire dei narratori militanti, persone estremamente appassionate e competenti rispetto ai temi trattati – sottolinea De Michele – l’autorevolezza è un tratto distintivo dei bravi podcaster, bisogna saper scrivere, ma deve anche passare la passione e la competenza».

Un’altra realtà interessante del mercato italiano è Piano P di Carlo Annese, un giornalista di grande esperienza che nel 2016 ha deciso di iniziare a produrre dei podcast giornalistici. «Sono sempre stato curioso delle applicazioni digitali alla stampa tradizionale, credo che questo strumento dia l’opportunità per fare del buon giornalismo di approfondimento – spiega Annese – ho pensato da subito che le nostre serie potessero affrontare diversi argomenti, quasi come se fossi l’editore di diverse testate, ciascuna con un taglio diverso».

La nicchia dei contenuti giornalistici è tra quelle più seguite, Piano P ha spesso episodi che finiscono ai vertici delle classifiche nazionali. «Cerchiamo di concentrarci sulla qualità, è la cosa che conta di più – evidenzia l’ideatore di Piano P – la voce e il suono danno uno spessore ancora più personale al desiderio di raccontare e ascoltare delle storie».

La serie di maggior successo di Piano P è anche uno dei progetti giornalistici più interessanti degli ultimi anni ed è “Da Costa a Costa” di Francesco Costa, vicedirettore de Il Post. Nato nel 2015 come una newsletter di approfondimento sugli Stati Uniti, si è poi evoluto a partire dall’anno seguente in un podcast che racconta storie e aneddoti della politica americana, con contributi audio come spot, vecchie interviste o programmi tv americani dimenticati, che arricchiscono l’esperienza dell’ascoltatore. «Mi occupo di Usa da più di 10 anni, ma nonostante abbia un bagaglio di conoscenze e fonti considerevole, per scrivere i miei episodi ci metto ogni volta quasi cinque ore, è un lavoro che va fatto con cura e precisione – rimarca Francesco Costa – un podcast richiede una scrittura fluida e lineare visto che sarà ascoltato, questo mi ha insegnato molte cose».

L’esperienza di Da Costa a Costa a Costa ha portato il vicedirettore de Il Post a pubblicare di recente per Mondadori il libro “Una storia americana” sull’esperienza politica della coppia Biden – Harris e sulle loro sfide più grandi, tuttavia il suo progetto giornalistico è un esperimento anche dal punto di vista del modello di business, considerando che è sostenuto direttamente dal pubblico più affezionato attraverso delle donazioni.

«Il mio progetto è fatto da persone, non da grandi editori, anche per questo credo che funzioni: il pubblico, probabilmente, si sente più coinvolto – confessa il giornalista – nel giornalismo c’è stato a lungo l’alibi che le persone non pagano per i contenuti online, Da Costa a Costa dimostra che se il contenuto merita, le persone pagano per sostenerlo e per fare in modo che continui a esistere»

Il podcast e la fruizione on demand, però, attirano anche gli addetti ai lavori della radio, dandogli la possibilità di ampliare la propria offerta editoriale e di raggiungere target nuovi. Max Pandini, station consultant di alcune tre la radio europee più ascoltate e delle italiane Kiss Kiss e M2o ha una visione chiara del mercato: «Chi ha un background radiofonico, sa come gestire il ritmo e trovare l’impostazione giusta per conquistare l’attenzione di chi ascolta – sostiene il consultant – la radio è fondamentale per l’evoluzione del podcast: può portare l’architettura, la struttura e le tecniche di branding radiofonico, in più sono convinto che i nuovi media digital abbiano ancora bisogno di quelli tradizionali per affermarsi e acquisire autorevolezza».

Al momento l’offerta di podcast radiofonici è composta da prodotti nativi digitali, come quelli realizzati da RTL 102.5 in collaborazione con Lux Vide, e la catch up radio, vale a dire l’ascolto in differita di programmi radiofonici di successo come la Zanzara, che grazie alla sua presenza sui digital store ha conquistato anche il target più giovane. «Con queste operazioni si può raggiungere anche chi non ascolta la radio abitualmente, ma i due media possono coesistere – rileva Pandini – durante i miei workshop nelle università ho trovato giovani che ascoltano sia i podcast dei loro youtuber preferiti che alcune delle radio che seguo io: sono prodotti con funzioni diverse, quello che conta è che ogni media capisca la sua vocazione».

Il 2020 è stato un anno molto difficile anche per la raccolta pubblicitaria, molti editori stanno studiando nuovi modelli di advertising e il podcast potrebbe offrire delle soluzioni inedite. «Nei momenti più delicati le aziende hanno bisogno di restare vicine ai loro clienti, trovo che un podcast ben strutturato e con un audio curato sia uno strumento molto efficace – commenta il consultant di fama europea – ritengo che il product placement sia il vero asso nella manica del podcast, se il mio ascoltatore è affezionato a me e ai miei contenuti, quando gli suggerisco qualcosa, vale molto di più di uno spot, anche se sono due forme di pubblicità che possono coesistere: tra qualche anno vincerà chi sarà più strutturato, sia a livello editoriale che commerciale».

Qualche mese fa Spotify ha dichiarato che sta lavorando per aprire il mercato anche ai vodcast, i podcast con la componente video. La notizia ha suscitato reazioni contrastanti, all’entusiasmo di alcuni si è contrapposto lo scetticismo di chi crede che il podcast debba restare un mezzo solo audio, senza coinvolgere altri sensi come quello della vista.

Rick Du Fer, filosofo e creatore di contenuti tra i più seguiti in Italia, ha deciso di cavalcare questa nuova tendenza già da settembre dello scorso anno, ampliando l’offerta editoriale del suo podcast giornaliero Daily Cogito con la componente video. Du Fer – nome d’arte di Riccardo Dal Ferro – nel suo show si occupa di filosofia e affronta spesso temi complessi con ospiti di grande spessore, come professori universitari e divulgatori. Daily Cogito è nato a settembre del 2018, sulla scia del successo del canale YouTube del filosofo aperto quattro anni prima e, con l’inizio della nuova stagione, il creatore di contenuti ha deciso di aprire i Cogito Studios, degli studi dove registra e produce i suoi progetti, portando il podcast anche in diretta su Twitch con la componente video.

«Ho pensato a una declinazione del mio prodotto su più piattaforme per intercettare target diversi – spiega Riccardo Dal Ferro – oggi l’unica cosa sostenibile per chi crea contenuti sul web è la diversificazione: la relazione con le grandi piattaforme è unilaterale, se domani YouTube decidesse di cambiare il modo in cui paga chi fa video, io non potrei fare nulla, per questo è fondamentale essere multipiattaforma». Il format di Du Fer funziona anche a livello economico, portandogli delle entrate dai diversi media digitali, ma offrendo anche dei contenuti in esclusiva a chi si abbona al suo canale Patreon.

«Credo che il crowdfunding sia il futuro dei contenuti liberi – riflette il creator italiano – in passato ho ricevuto spesso delle offerte di sponsorizzazione, ma avrebbero cambiato la natura dei miei contenuti: con il mio attuale modello di business il mio format sta continuando a crescere, in più collaboro anche con Audible, scrivo libri di natura filosofica e, prima della pandemia, facevo molti spettacoli dal vivo».

Dal Ferro deve molto a internet: gli ha dato la possibilità di lanciare il suo progetto e di farlo crescere, ma è consapevole che sia per i podcast che per il web è arrivato il momento di evolversi. «La grande utopia internettiana degli anni ’90 dell’uno vale uno perdura, lasciando che ci sia tanto rumore in mezzo a cose di valore – asserisce Du Fer – non è da escludere che fra 10 anni avremo un internet con più criteri di selezione, ma bisogna fare in modo che questi si sviluppino sulla base del valore dei contenuti online, non di criteri fallaci come la visibilità». E sul futuro il conduttore di Daily Cogito ha le idee chiare: «Internet si editorializzerà e ci sarà un progressivo avvicinamento alla televisione che, a sua volta, guarderà alla rete: in fondo sta già succedendo e succederà sempre di più». 

Anche Linkiesta si è lanciata nel mondo del podcast. Finora ha prodotto in collaborazione con Europod “Oltre l’Europa – I nodi irrisolti del Continente”, un ciclo di sei puntate dedicate ai conflitti irrisolti nel Continente, unendo analisti dei dati e racconto storico. Il podcast ha vinto il premio Trust Prize della Fondazione Euractiv. Linkiesta ha prodotto anche “L’Europa è donna”, un mini ciclo di tre puntate dedicato al lavoro delle deputate italiane al Parlamento europeo per la parità di genere.  Ascolta la prima puntata

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