Fisica e transizioneScoperta la legge, cade ogni inganno

Si sta come le brecciole: tutto quello che chiamiamo arbitrio, volontà, fortuna, trama e trame, astuzia e imbecillità, tutto, e anche il contrario di tutto, avviene nel rispetto delle leggi della fisica. Voglio dire: anche la formazione di un nuovo governo è una questione d’elettroni che girano intorno a un nucleo

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Mi chiedo: e se tutto avvenisse nel rispetto delle leggi della fisica? Il che è probabile, e quando dico probabile già lo penso possibile, e quando lo penso possibile già mi pare inevitabile, e quando mi pare inevitabile è perché così è.

Così è: tutto quello che chiamiamo arbitrio, improvvisazione, determinazione, volontà, fortuna, tattica, strategia, disegno, trama e trame, progetto, astuzia e imbecillità, perimetro e area, eccetera, tutto, e anche il contrario di tutto, ecco, tutto avviene nel rispetto delle leggi della fisica.

Non possiamo farci niente. Tutto è già bell’e fatto dalla fisica, tutto è un suo atto unico dal principio a chissà mai quale miliardenaria, bilionenaria (ma di più, ma di più) fine.

Dall’origine dell’universo in poi, tutto accade con esattezza.

Facciamo un esempio, un carico di ghiaia nel cassone di un camion ribaltabile: il cassone inizia a impennarsi, la ghiaia scivola e si versa al suolo, nessun granello può decidere il suo destino, ogni granello occupa la posizione che le leggi della fisica gli assegnano nel mondo ossia sul suolo di questo mondo. E quel che vale per la ghiaia vale per tutti i corpi celesti e per la polvere interstellare, tutti materiali scaricati nel cosmo.

E le leggi continuano a esercitare sé stesse, nulla le ferma, ogni granello occupa posizioni esattissime e esattamente variabili pur se sventagliato umanamente con una pala su un percorso tra aiuole, se impastato al cemento nella giostra della betoniera, e nel cemento colato e nel cemento solidificato. Quando si distaccherà o si frantumerà anche questo è previsto, sia il quando sia il come. Ecco, quei frantumi saranno ripartiti nel rispetto puntuale delle leggi della fisica.

Per le leggi della fisica il caso è fuorilegge. Per gli umani il caso è un sollievo, una emancipazione da studi impossibili: nessun umano può determinare con esattezza le frammentazioni di una brecciolina martellata, dai pezzi più grandi alle polveri. Lo stesso vale per un martellato amore.

La fisica può: quelle frammentazioni sono addirittura paragrafi, codici e codicilli, manuale sterminato, sono elencazione inumana, implacabile, delle sue leggi in esercizio. La fisica domina il caso, lo rieduca, da fuorilegge che è, lo mette al lavoro sul campo, lo addestra
come preciso e scrupoloso esecutore, così che il caso non sbaglia né un colpo né un soffio. E tutto questo nel rispetto di una piccola, facile legge: che il caso non avviene per caso. Basta dirlo. È così facile, addirittura languido, è quasi letteratura ossia quel che l’umano può: approssimazione e passatempo. In fisica il tempo non passa, è attimo infinito.

Ah, le figure retoriche in un discorso, in una frase, in una poesia, in un poema, racconto, raccontino, saggio, invettiva, enciclica, dipiciemme eccetera, anche le figure retoriche rotolano, sempre rotolano, vagano, si accavallano, si scontrano continuamente liberando l’energia in esse impressa al momento della nascita espansiva dell’universo, da allora a oggi fino a tutte le stampe e ristampe.

Da quel boato iniziale nacque il suono, la luce, il nero di seppia e il nero d’inchiostro, l’olio di lino, l’acqua per gli acquerelli, i pigmenti, le calci, i colori spalmati sulla parete di fondo della Sistina e sul soffitto, e noi crediamo che rappresentino semplici vignette narrative ossia tutt’altro che la vanitosa, anche vanitosa sì, capacità della fisica di manifestarsi a fresco.

E anche i refusi non sono mai errori, sono infallibili corpi tipografici, valevole ognuno quanto un corpo celeste. Rarissimi come stelle impreviste nelle edizioni Einaudi e Adelphi provocano brividi astronomici in chi, girando pagine, li scopre.

Voglio dire: la formazione di un nuovo governo è fisica al lavoro. Anche un governo è fatto d’elettroni che girano intorno a un nucleo. Poi è tutto un gioco di particelle interne in collisione, in cozzi, scontri, urti, mescole tenere, mescole dure, forze interne, esterne, inerziali, insomma stiamo parlando di adroni, di gluoni, di fotoni, e questo è niente. E niente noi possiamo farci, tutto è fatto dalla fisica: ogni governo è il prossimo, e quando dico prossimo intendo il prossimo, il prossimo, il prossimo, il prossimo… Qualcosa abbiamo imparato da Gertrude Stein, noi, generazione transitoria. Tutto è transizione, si sta come le brecciole.

Ora una voce petrarchesca sento dentro il rumore bianco che ha in sé tutti i rumori: “Piacemi aver vostre questioni udite ma, ditemi, cosa si fa poi co’ gli ioni”.

Cosa si fa? Li lasciamo raggruppare, poi li lasciamo entrare in un tubo, quel tubo che non capiscono e, siccome hanno smania di arrivare l’uno prima dell’altro, ecco che otterremo la separazione come una sgocciolatura di acque reflue: quark quark.

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