Vocazione BarbaricaZingaretti perde i riformisti ma conquista la corrente Cozzolino

Continua la maledizione, dopo Renzi ad Amici, dei leader di sinistra con i programmi tv popolari, ma nonostante le critiche per un tweet in onore di Barbara D’Urso, per una volta forse il segretario del Pd l’ha fatta giusta

Stefano De Grandis - LaPresse (part.)

Quindi Zingaretti è al tempo stesso il nuovo Renzi e il nuovo Salvini. Cioè: il più inviso ai tifosi della propria curva, e il più inviso a quelli della curva avversa. E questo capolavoro di posizionamento gli è riuscito con un solo tweet.

Come Renzi quando andò dalla De Filippi, Zingaretti si è alienato le simpatie dell’elettorato di sinistra (i cui figli guardano Amici di nascosto) twittando che Barbara D’Urso ha avvicinato la politica alla gente.

Quella gente che, l’elettorato di sinistra finge di non saperlo (giacché guarda Pomeriggio 5 di nascosto), la D’Urso chiama «la comare Cozzolino». La comare Cozzolino è l’ossessione semplificatrice della signora D’Urso, da molto prima che Rocco Casalino raccontasse a tutti noi lettori delle sue memorie che la lingua di Giuseppe Conte la semplificava lui: «Gli chiedo: mia zia a Ceglie capirebbe?». Ma certe casalinghe di Voghera puoi evocarle solo se sei un Alberto Arbasino; se sei nazionalpopolare, non devi ricordarci che il tuo pubblico è semianalfabeta.

E, se sei il segretario d’un partito di sinistra, non devi andare a fare presenza nell’intrattenimento per semianalfabeti (quello che noialtri che ci diamo un tono guardiamo di nascosto), o almeno devi farlo un po’ controvoglia, devi sembrare fuori posto, mica col giubbotto di pelle o i puntesclamativi entusiasti.

Zingaretti ha puntesclamativato rivolto alla D’Urso «in un programma che tratta argomenti molto diversi tra loro hai portato la voce della politica vicino alle persone. Ce n’è bisogno!», e l’elettorato di sinistra, inorridito, stringendosi il filo di perle attorno al collo ha sospirato di non volere che il secchione per cui votano s’avvicini alla pupa, proprio no, che format è mai questo.

Per tutto il pomeriggio, i commenti scandalizzati hanno ricordato quelle volte in cui Salvini si faceva fotografare in spiaggia mezzo nudo, e noi – compiaciuti della nostra superiorità antropologica – postavamo foto d’epoca in cui politici d’un altro secolo andavano in spiaggia in giacca e cravatta, senza chiederci se avessero vestiti non consoni al luogo perché stavano semplicemente accompagnando i figli e poi sarebbero tornati subito in città, o se fossero così disadattati da stare davvero in spiaggia vestiti da ufficio.

Commentavamo convinti d’essere nel giusto, noi che in spiaggia in abiti da città non andremmo mai ma, apparentemente, fantastichiamo d’essere rappresentati da gente che lo faccia.

Noi che i politici non li vogliamo fan della regina del kitsch Barbara D’Urso, che in trasmissione usa il «tu» con qualunque segretario di partito intervisti, perché lei li intervista a nome della comare Cozzolino e mica può farsi inibire dalla formalità.

Noi i politici li vogliamo fan dei programmi serali che si fingono seri e sono quindi trash, quelli condotti da signori con luci meno da apparizione della madonna di Fatima, quelli i cui conduttori danno in onda rigorosamente del lei a politici ai quali fuori onda danno del tu e mandano i meme su WhatsApp. (Non ho niente contro l’ipocrisia, la trovo un valore fondativo della società: mi limito a notare i dettagli, mica li giudico).

“Per favore non toccate le vecchiette”, s’intitolava una vecchia commedia, e neanche chi conduce in loro rappresentanza. Persino in “I care a lot”, film meraviglioso in cui Rosamund Pike è una superstronza che fa dichiarare incapaci e ricoverare in case di riposo le comari Cozzolino d’America onde appropriarsi delle loro ricchezze, arrivano cattivi più cattivi di lei che si vendicano non tanto della sua avidità quanto del suo non capire le priorità del paese reale: giù le mani dalle comari Cozzolino. (Il film è su Prime, se siete femmine guardatelo prima che i parrucchieri entrino in zona rossa: vorrete correre a farveli tagliare come la stronza).

Chissà se, mentre la classe dirigente twittava (ormai non fa altro), qualcuno silenziosamente pensava che il tweet del segretario del Pd fosse la sua prima mossa giusta. Chi tocca le comari Cozzolino muore, lo sa bene Andrew Cuomo, governatore dello stato di New York passato da cocco della sinistra – che lodava la sua gestione della pandemia e le sue conferenze stampa istituzionali (mica come quel cialtrone di Trump) – a reietto: non solo ha lasciato morire di virus le vecchiette nelle case di riposo, ma ha pure mentito su quante ne fossero morte.

Finiti i tempi in cui bastava l’esistenza di Trump per risultare migliori a confronto, ieri Cuomo è persino stato accusato di molestie sessuali da un’ex collaboratrice. Come ben sa Zingaretti, quando il mondo decide che non ne può più di te poi un inciampo tira l’altro come neanche le caramelle.

Il tweet di Zingaretti è la conseguenza d’una voce girata ieri: quella che Mediaset voglia chiudere “Non è la D’Urso”, uno dei tremila programmi condotti dalla signora (l’altra sera, da Fazio, Amadeus ha detto d’aver scelto Barbara Palombelli come conduttrice d’una serata sanremese perché è la donna che conduce più ore di televisione alla settimana in Italia, e io da allora mi chiedo se sia possibile che stia più tempo in video della D’Urso, i cui tempi d’esposizione m’affaticano solo a pensarli; ma non mi sono messa a fare il conto e a verificare l’affermazione, perché ho molta meno voglia di lavorare della Palombelli, della D’Urso, e persino di Amadeus).

Certo, è bizzarro che un segretario di partito abbia ritenuto di dover intervenire a proposito di voci circa il mercato televisivo. I pettegoli dicono che la conduttrice avesse chiesto solidarietà cinguettante a tutti i politici cui abitualmente porge davanti a telecamere illuminate come santuari le preoccupazioni delle comari Cozzolino, ma solo il tenero Nicola abbia ottemperato.

A pensarci bene, c’è una sola spiegazione. Barbara D’Urso era la nomina cui Zingaretti pensava per ripristinare le quote rosa di cui non s’è ricordato per i ministeri. Considerato che gli sfilerebbe il partito in un paio di giorni, non si può dire che un incarico alla signora D’Urso sarebbe farisaico.

Entra nel club de Linkiesta

Il nostro giornale è gratuito e accessibile a tutti, ma per mantenere l’indipendenza abbiamo anche bisogno dell’aiuto dei lettori. Siamo sicuri che arriverà perché chi ci legge sa che un giornale d’opinione è un ingrediente necessario per una società adulta.

Se credi che Linkiesta e le altre testate che abbiamo lanciato, EuropeaGastronomika e la newsletter Corona Economy, così come i giornali di carta e la nuova rivista letteraria K, siano uno strumento utile, questo è il momento di darci una mano. 

Entra nel Club degli amici de Linkiesta e grazie comunque.

Sostieni Linkiesta

Linkiesta PaperIl nuovo numero quintuplo de Linkiesta Paper – ordinalo qui

In edicola a Milano e a Roma dal 4 marzo, oppure ordinabile qui, il nuovo super numero de Linkiesta Paper questa volta è composto di cinque dorsi: Linkiesta, Europea, Greenkiesta, Gastronomika e Il lavoro che verrà.

Con un inserto speciale su Alexei Navalny, un graphic novel di Giovanni Nardone, l’anticipazione del nuovo libro di Guia Soncini “L’era della suscettibilità” e la recensione di Luca Bizzarri.

Linkiesta Paper, 32 pagine, è stato disegnato da Giovanni Cavalleri e Francesca Pignataro. Costa dieci euro, più quattro di spedizione.

Le spedizioni partiranno lunedì 1 marzo (e arriverrano entro due giorni, con corriere tracciato).

10 a copia