Burattini senza filiConte fa causa a Casaleggio e altre cose per cui speravamo de morì prima

È tutto surreale e patetico, ma visto che siamo tra i pochi ad aver scritto per tempo che un partito non può essere guidato da un privato, forniamo il materiale probatorio per vincere in Tribunale

robert-zunikoff, Unsplash

Il caregiver vaccinato e offeso che da mitomane si riposa nella spa di Merano; il parlamentare anti casta che pretende la punturina per gli zii della mamma facendosi accompagnare dalle sue «due tutele» (scorta non si può dire, fa Kasta); i nostalgici di un ex presidente del Consiglio di cui nessuno, tranne il Fogliatto quotidiano, ricorda più il nome che si inerpicano in arditi paragoni tra il niente mischiato a nulla di Volturara Appula e Mario Draghi (pare che entrambi la mattina bevano un caffè e non lo dice nessunoooo. Fate girareee!1!1!1). 

Sembrava, insomma, che avessimo già visto tutto nelle ultime tragicomiche ventiquattr’ore durante le quali però si è consumata l’ennesima Caporetto lombarda e della Lega, anche sui vaccini dopo le rsa, gli ospedali e tutto il resto che ha fatto del cosiddetto motore italiano l’epicentro globale della pandemia e l’emblema planetario dell’incapacità di governare. 

Fosse stata la Calabria anziché la Lombardia, la Regione gestita dai lumbard di Matteo Salvini sarebbe stata commissariata cento volte e senza indugi e forse farebbero ancora in tempo a rimuovere l’ala destra del bipopulismo italiano per manifesta incapacità, esattamente come è stato fatto un mese fa con i compari dell’ala sinistra, defenestrati da quel balcone di Palazzo Chigi da dove avevano sconfitto la povertà e con la povertà anche la decenza. 

Eppure niente, NIENTE, è più surreale della notizia secondo cui i babbeiacinquestelle ora faranno causa a Davide Casaleggio, il signore di Milano che fino a ieri definivano come un semplice tecnico dei computer che dava una mano al Movimento, ma che in realtà ascoltavano come un guru, e che difendevano come scudi umani quando qualcuno spiegava che invece era il titolare di una agenzia di web marketing che gestiva incostituzionalmente un partito di governo, alcuni ministeri e Palazzo Chigi. Il titolare di un’associazione che pretendeva il pagamento di una specie di decima dagli eletti, dopo averli scelti a uno a uno facendogli firmare un contratto illegittimo con un vincolo illegale di mandato e che li manovrava come burattini per eseguire un progetto eversivo di superamento della democrazia rappresentativa da sostituire con una forma di democrazia digitale diretta da Rousseau. 

Tutto questo mentre in questi anni è stato proprio il tecnico del computer ad aver scoperto e lanciato nel firmamento politico Di Maio e Fico, Fofò Dj e l’avvocato del popolo, per non parlare di Di Battista e di Rocco Casalino e di altri personaggi da circo equestre che hanno avvelenato i pozzi della società, infangato le istituzioni e sminuito il discorso pubblico. 

Ora i burattini hanno deciso di vivere senza fili, da veri megalomani cui i talk show e i giornali hanno fatto credere di avere un ruolo autonomo e quindi denunciano «il privato cittadino» Casaleggio che per anni li ha comandati da remoto. E lo denunciano utilizzando gli stessi argomenti individuati per tempo da una minuscola pattuglia di antifascisti della nostra misera epoca: Luciano Capone e il Foglio prima dell’incredibile resa contiana, gli ex Nicola Biondo e Marco Canestrari, il giornalista Jacopo Iacoboni, l’intellettuale Giuliano da Empoli e un piccolo giornale di opinione.

Ammesso che Di Maio e compagnia non abbiano illuso l’avvocato disarcionato prospettandogli l’idea di fare il leader del Movimento al solo scopo di scippargli aggratis una consulenza legale per fare causa a Casaleggio, cosa che renderebbe la farsa addirittura sublime, fornisco la bibliografia minima per argomentare e vincere la vertenza contro Casaleggio.

No, non sono i libri di Jacoboni, di Biondo e di Canestrari, né quelli di Da Empoli e nemmeno gli articoli di Capone e di un piccolo quotidiano di opinione. Per provare la favolosa impostura politica di questi anni è sufficiente presentare il testo integrale di Il Gatto e la Volpe, tratto da Burattino senza fili:
”Quanta fretta, ma dove corri, dove vai
se ci ascolti per un momento, capirai,
lui è il gatto, ed io la volpe, stiamo in società
di noi ti puoi fidar…

Puoi parlarci dei tuoi problemi, dei tuoi guai
i migliori in questo campo, siamo noi
è una ditta specializzata, fa un contratto e vedrai che non ti pentirai…

Noi scopriamo talenti e non sbagliamo mai
noi sapremo sfruttare le tue qualità
dacci solo quattro monete e ti iscriviamo al concorso per la celebrità!…

Non vedi che è un vero affare
non perdere l’occasione
se no poi te ne pentirai
non capita tutti i giorni
di avere due consulenti
due impresari, che si fanno
in quattro per te!…

Avanti non perder tempo, firma qua
è un contratto, è legale, è una formalità
tu ci cedi tutti i diritti
e noi faremo di te
un divo da hit parade!…”.

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