The Grassroots viewLa società civile contro il Covid

Nel nuovo podcast di Europod Rossella Miccio presidente di Emergency, Oliviero Valoti, dell’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo, Giuseppe Guerini di Confcooperative e Cillian Lohan, del Comitato economico e sociale europeo spiegano il ruolo della solidarietà durante la pandemia

LaPresse

«L’atmosfera in quei giorni era alienante, quasi distopica direi. Il cielo era sereno e soleggiato, senza una nuvola in cielo. Nonostante questo, se ripenso a quei giorni, la sensazione che provo è di tristezza e oscurità». A parlare è Giuseppe Guerini, presidente di Confcooperative, un’organizzazione che riunisce circa 300 tra associazioni e cooperative che forniscono servizi di tipo sociale e sanitario in Lombardia.

Guerini, assieme a Rossella Miccio, presidente di Emergency; Oliviero Valoti, direttore del reparto di emergenza dell’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo; e Cillian Lohan, vice-presidente del Comitato economico e sociale europeo (CESE), sono le voci dell’ultima puntata del podcast The Grassroots View: Without solidarity where would you be now? Civil society against COVID (“Dove saremmo adesso senza la solidarietà? La società civile contro il Covid”, ndr) prodotto da Bulle Media e dal CESE. I quattro sono stati intervistati per discutere della loro esperienza e della mobilitazione della società civile durante i primi giorni della pandemia di Covid-19 a Bergamo.

Il ruolo di Confcooperative, ricorda Guerini, è stato cruciale nelle prime fasi della pandemia. Mentre il lockdown e le restrizioni al movimento costringevano la stragrande maggioranza popolazione a casa, i lavoratori della rete Confcooperative andavano di casa in casa a portare cibo, medicinali e offrire assistenza. «Quando sembrava impossibile fermare l’infezione, abbiamo visto i nostri amici e colleghi ammalarsi, e alcuni anche morire. Eravamo in prima linea contro quella prima, devastante ondata pandemica. Ma le nostre infermiere, i nostri educatori, operatori sociali e personale della cucina, hanno lavorato costantemente affinché potessimo continuare a portare cibo e aiutare le persone di cui ci prendevamo cura», continua Guerini.

Ma, se da un lato la pandemia ha costretto in casa persone che avevano bisogno di sostegno materiale e sociale, dall’altro ha messo a dura prova il sistema sanitario nazionale, sovraccaricando di pazienti Covid gli ospedali. In soccorso all’ospedale Papa Giovanni XXIII, è arrivata Emergency, solitamente impegnata in scenari di guerra in Africa e Asia, d ha messo al servizio della città i suoi operatori e la sua trentennale esperienza. «Dopo le prime tre settimane dall’inizio della pandemia, l’ospedale era in condizioni critiche. Gran parte dello staff era stato infettato. Il risultato era che i posti letto non erano abbastanza. Quindi la soluzione che abbiamo proposto è stata quella di costruire degli ospedali da campo, una situazione che vediamo molto spesso durante le epidemie in Paesi poveri», racconta Rossella Miccio, presidente di Emergency.

Il contributo di Emergency è stato fondamentale per superare quel momento. «Il primo paziente che abbiamo preso in cura, era stato preso in carico dai nostri colleghi di Emergency. Non si sono mai arresi, nonostante quel paziente sembrava non avere alcuna possibilità di farcela. Hanno fatto tutto il possibile, sia in termini di cure che di determinazione. Quella paziente ha passato più di 60 giorni nel reparto di cura intensiva. È sopravvissuta, fu la prima a entrare e l’ultima a uscire dall’ospedale da campo», ricorda Oliviero Valoti dell’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo.

L’impegno di Emergency non è passato inosservato. Lo scorso febbraio, il CESE ha assegnato alla ONG italiana il Civil Solidarity Prize, nella categoria “iniziative cross-border”. Il premio è stato istituito lo scorso luglio ed è stato assegnato alle organizzazioni della società civile che si sono distinte per l’impegno contro il Covid-19 in diversi stati. Cillian Lohan, vice-presidente del CESE, spiega che il premio voleva essere un riconoscimento a quelle associazioni che «lavorano in prima linea, nel fornire medicinali […] E penso che Emergency abbia fatto proprio questo, per questo volevamo dargli un riconoscimento e lodare il lavoro che hanno svolto».

Questo riconoscimento potrebbe essere la spinta necessaria per dare il via a una collaborazione più stretta «tra diversi livelli della comunità italiana, dalle organizzazioni umanitarie, passando per le associazioni della società civile, fino ad arrivare alle istituzioni a livello locale, regionale e nazionale», è l’auspicio di Rossella Miccio. La stessa speranza è condivisa da Cillian Lohan, che spiega: «È il momento di riflettere su cosa ha funzionato e cosa no. E sicuramente, la tradizionale divisione tra le istituzioni politiche, associazioni legate alla politica, e i settori della ONG e della società, va superata».