Asiatico sullo sfondoCosa vuol dire essere una comparsa della propria vita

Il giovane Willis Wu sogna di diventare un attore famoso. Per quelli come lui le regole di Hollywood riservano ruoli già stabiliti: da cinese generico fino all’inarrivabile Fenomeno del Kung fu. Il romanzo di Charles Yu, “Chinatown interiore” (La Nave di Teseo), racconta un’ironica storia di accettazione, integrazione e cinema

Fotografia di Zach Rowlandson, da Unsplash

IL TEMPIO D’ORO, INTERNO MATTINA

Nel mondo di Bianca e Nero – che è un mondo di bianchi e neri – chiunque parte come Asiatico non meglio identificato. Chiunque somigli a te, voglio dire. A meno che non sia una donna, in qual caso partirà come Bella asiatica.

Lavorate tutti al Tempio d’oro, che un tempo si chiamava Palazzo di giada, e ancor prima Palazzo della buona fortuna. C’è un acquario all’ingresso e ci sono vasche rannuvolate da cancridi e aragoste da un chilo che si strisciano e arrampicano addosso sullo sfondo. I menù plastificati propongono il pranzo a prezzo fisso, il menù consiste in una ciotola di soffice riso bianco e una zuppa a scelta, che sia con l’uovo o quella agrodolce e piccante.

L’insegna della Tsingtao ammicca e vibra dietro al bancone del bar nel locale poco illuminato, una stanza con il controsoffitto di legno intarsiato, laccato e decorato (o una specie di imitazione del suddetto); tutto sobbolle in un bagliore losco e rosso emanato da lanterne di carta comprate al negozio tutto a novantanove centesimi che pendono dall’alto, molte sono rabbuiate da falene morte, la carta sta ingiallendo, lacerata e rappresa su sé stessa.

Il bar è fornitissimo di distillati di pregio in alto, di liquori di media qualità ad altezza dello sguardo e più in basso c’è uno scaffale di alcolici da happy hour che alla fine ti pentirai sicuramente di aver assaggiato. La novità per cui tutti stanno impazzendo è il margaritatini ai litchi; somiglia a un sacco di sapori.

Non che tu ne abbia mai bevuto uno. Costa quattordici dollari. A volte i clienti lasciano l’ultimo sorso sul fondo del bicchiere e, se fai in fretta mentre superi la porta basculante che separa la parte anteriore del locale dalla sala sul retro, riesci a berne un goccio – lo hai visto fare a qualcuno degli altri Maschi asiatici non meglio identificati. È un rischio però. Il direttore di sala sta sempre sul chi va là, pronto a mandare a casa chiunque commetta la minima infrazione.

Indossi l’uniforme: camicia bianca, pantaloni neri. Scarpe che somigliano a pantofole nere prive di qualsiasi presa sul pavimento. Il tuo taglio di capelli non è granché, per usare un eufemismo.

Bianca e Nero hanno sempre un bell’aspetto. Molto è dovuto alle luci. Sono loro gli eroi. E ricevono la luce degli eroi, pensata per cadergli nel modo giusto sul viso. Su quello di Bianca, perlomeno. Per cadere bene sulla faccia di Bianca.

Sogni che un giorno la luce possa toccarti allo stesso modo. Per sembrare l’eroe. O per essere l’eroe, almeno per un istante.

RUOLI

Innanzitutto devi fare la gavetta. A partire dal basso, funziona così:

5. Maschio orientale sullo sfondo

4. Asiatico morto

3. Asiatico non meglio identificato numero tre/Ragazzo

delle consegne

2. Asiatico non meglio identificato numero due/Cameriere

1. Asiatico non meglio identificato numero uno

e poi, se riesci ad arrivare fino a quel livello (non ci riesce quasi mai nessuno), rimani incastrato al numero uno per un po’ e preghi e speri che la luce possa trovarti e che quando lo farà avrai qualcosa da dire, e che quando dirai questa cosa verrà fuori alla perfezione e Bianca e Nero si volteranno e diranno wow ma chi è questo, non è solo un Asiatico non meglio identificato, è una star, magari non proprio una star vera, una star come le altre, non montiamoci la testa, stiamo pur sempre parlando di Chinatown, ma se non altro è una Guest star molto speciale, il che per noi altri è il massimo, la vetta suprema e definitiva per qualsiasi asiatico che lavori in questo mondo, quella che ogni Maschio orientale sogna quando sta sullo sfondo a cercare di mescolarsi col resto.

Il Fenomeno del kung fu.

Il Fenomeno del kung fu non è come gli altri livelli nella gerarchia: non c’è sempre qualcuno a occupare questo ruolo. Ogni volta che dev’esserci un po’ di kung fu, viene convocato di default chiunque sia il tizio in cima alla lista in quel momento. Solo un asiatico molto speciale può meritarsi il titolo. Richiede anni di dedizione e sacrificio e, dopo tutto quell’impegno, solo in pochi hanno la minima possibilità di farcela. Malgrado le poche probabilità, siete tutti cresciuti allenandovi per questo, solo per questo. Tutti i ragazzini giallini e magrolini su e giù per il quartiere a sognare lo stesso sogno.

IL TEMPIO D’ORO, INTERNO

Sogni di essere il Fenomeno del kung fu da quando eri ragazzino. Non sei ancora il Fenomeno del kung fu. Allo stato attuale sei l’Asiatico non meglio identificato numero tre/Ragazzo delle consegne. Il tuo kung fu è di serie B, di serie B+ nei giorni buoni, e una volta Sifu ha detto che la tua scimmia ubriaca ha quasi raggiunto un livello di precisione tale che, forse, in un determinato momento del futuro, potrà immaginare di non vergognarsi così tanto di te. E se capite di chi sto parlando, è una concessione bella grossa.

A essere onesti, però, a volte è difficile dire come stanno le cose con Sifu, che è notoriamente imperscrutabile. Se solo potessi mostrargli cosa sei diventato. L’unica cosa che desideri è che faccia quella faccia, quella che pare suscitata da un fastidio interiore probabilmente di natura gastro-intestinale, ma in realtà indica qualcosa di più simile all’Orgoglio represso in profondità che un padre onorevole prova verso il figlio giovane ma promettente; quella che equivale al Dolore deliziosamente dolceamaro suscitato dalla consapevolezza che il venerato maestro non è più necessario.

Ecco come te lo immagini nella tua testa: farebbe quella faccia, sorriderebbe, e tu sorrideresti a tua volta.

Poi partirebbero i titoli di coda e vi allontanereste sottobraccio nell’orizzonte.

da “Chinatown interiore”, di Charles Yu (traduzione di Claudia Durastanti), La Nave di Teseo, 2021, pagine 288, euro 18