Giovanna BotteriIn quarantena cinese, senza poter uscire dalla stanza e, soprattutto, senza WhatsApp

Matteo Rasero/LaPresse

Giovanna Botteri, corrispondente Rai dalla Cina, è appena rientrata a Nanchino dove sta facendo la quarantena obbligatoria chiusa in una stanza, senza che le sia consentito di uscire nel corridoio. Qui risponde al questionario de Linkiesta sui suoi consumi culturali (e sui dumpling che mangia mentre ascolta i podcast).

A che cosa sta lavorando in questo nuovo infinito lockdown?
Oltre al lavoro di routine, lettura dei giornali, check con le agenzie, aggiornamenti CNN e BBC, un‘occasione per leggere libri, tanti, e guardarmi film e serie televisive sulle nuove piattaforme.

Com’è la situazione in Cina?
La Cina non ha praticamente più contagi. Trenta nuovi casi, non locali, in un Paese di un miliardo e 400 milioni di abitanti. Un risultato raggiunto molto prima della vaccinazione e dell’immunità di massa, attraverso un tracciamento invasivo e ipertecnologico e con provvedimenti draconiani. La Cina ha chiuso i suoi confini dal 28 marzo 2020, da allora possono entrare solo i cittadini cinesi e gli stranieri con passaporto diplomatico o permessi straordinari. Per tutti, esami e test prima della partenza. All’arrivo i viaggiatori vengono presi in consegna dalla polizia sanitaria in tuta bianca, indirizzati attraverso un percorso prestabilito di sicurezza, sottoposti a controlli immediati. I positivi vengono chiusi in ospedale, i negativi nei Covid center per la quarantena di due/quattro settimane, chiusi in stanze da cui non esci nemmeno per andare in corridoio senza che suoni l’allarme. Attualmente mi trovo anch’io in un Covid center a Nanchino, dove sono arrivata con l’unico volo diretto dall’Italia. Unico e anche ultimo, prima del blocco di un mese deciso perché sono stati scoperti dieci positivi…

Appena sveglia, dove cerca le notizie del giorno?
Appena sveglia apro il New York Times online, poi la videata della BBC e le proposte del giorno della France Press.

La stessa routine quando si trova in Italia?
Sì, ma guardo anche i giornali italiani…

Legge i giornali a colazione col caffè, con una spremuta o con che cos’altro?
Al mattino infilo mele, carote e finocchio nella centrifuga e bevo il succo, assieme a una tazza di the bianco con latte di soja e biscotti della salute.

Sotto la doccia cosa canticchia?
Essendo irrimediabilmente stonata, la doccia è l’unico posto dove posso cantare. Così approfitto per dar fondo a tutto il repertorio… Da Dylan ad Achille Lauro, passando per “Contessa”. 

In che ordine legge i giornali?
Prima gli italiani quando sono a Roma, gli stranieri quando sono fuori. In Cina leggo subito il South China Morning Post.

Che musica sta ascoltando ultimamente?
Ascolto di tutto, a seconda di quello che faccio… Pop, classica, rock.

Come la ascolta: in streaming, vinile, alla radio?
Molto in streaming. Alla radio quando sono in macchina

I cinque magazine che non mancano sul divano nel weekend?
T magazine del Nyt. New Yorker, talmente denso che ne leggo metà al massimo. Giallo zafferano, anche se mi piace più mangiare che cucinare. E poi qualcosa di sfizioso, tra gossip e moda, che varia a seconda del Paese in cui mi trovo.

L’ultimo libro che le è piaciuto?
“Citizen Sidel”, di Jerome Charyn. È uno degli ultimi capitoli dell’epopea di Isaac Sidel e della sua New York. Racconta di elezioni presidenziali, meraviglioso.

Guarda i telegiornali cinesi? E i suoi concorrenti italiani?
Guardo i telegiornali cinesi anche perché qui, in quarantena, non ho altro. Li guardo un po’ come i bambini piccoli, che dei libri guardano solo le figure. I telegiornali italiani me li vedo in streaming quando funziona il wifi. Rigorosamete quelli della Rai.

Che serie tv sta guardando?
“Bordertown” su Netflix, fantastica. Aspetto la seconda stagione di “Lupin”, anche se avrei preferito Idris Elba al posto di Omar Sy. E poi “Lispettore Gently” e “Vera”, con quella tristezza cruda e disperata del Northumberland inglese.

Social di riferimento?
Facebook, Instagram, Twitter… Ammetto di essere un caso disperato. Completamente tagliata fuori.

Com’è il mondo senza WhatsApp?
Lo adoro e lo uso moltissimo. In Cina c’è Wechat, ma è come parlare dalla Stazione spaziale. Può sentirti solo la Nasa.

Che podcast ascolta?
“Out To Lunch” di Jay Rayner… Per sentire i grandi del food discettare di cucina e di cibo mentre mangio noodles e dumpling.

Si addormenta con un libro, con un magazine, con una serie tv o con un talk show?
Ultimamente prima di dormire mi leggo i gialli di Henry Chang. Seguo il detective NYPD Jack Yu a Chinatown, sospeso fra Cina e New York…

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Qui le puntate precedenti di La dieta culturale

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