I buoi gialliApriamo, è da tanto tempo che non lo facciamo, tanto noi siamo gli immortali

Presidente Draghi, anche se siamo stati portati in macchina all’asilo senza seggiolino e abbiamo visto “Palombella Rossa” ostruendo l’uscita di sicurezza del cinema, siamo contagiabili. Per questo, prima di farci andare a cena fuori, deve sospendere la democrazia e segregare i bovini con il gilè in una lussuosa stalla di Saint-Tropez

Foto di Klaus Hausmann da Pixabay

Questo articolo è un esperimento. Si tratta di vedere se riesco a dire in maniera più prolissa e meno esaustiva quel che il più grande editorialista italiano di tutti i tempi ha detto sabato in due righe.

Il più grande editorialista italiano si chiama Francesco Tullio Altan, e sabato un suo personaggio diceva «Apriamo», e l’altro chiedeva: «E se i buoi scappano?».

Mario Draghi, sei proprio sicuro?, mi chiedevo venerdì su un treno tra Bologna e Milano. Poche ore prima stavo passando davanti al cinema nel quale, nel 1988, vidi “Palombella Rossa” seduta per terra (era il giorno dell’uscita, i posti erano esauriti, e nel Novecento mica ti rimandavano a casa; siamo sopravvissuti all’assenza di seggiolini in macchina all’asilo, e alle uscite di sicurezza ostruite al liceo: ora che siamo qui, noi siamo gli immortali).

Un’amica mi ha mandato un messaggio chiedendomi se stessi vedendo Draghi, ho detto che no, che stavo vedendo l’Odeon di via Mascarella e scansando un camion di madeleine, poi le ho chiesto se avesse detto cose fondamentali, e lei mi ha annunciato che il 26 riaprono i ristoranti.

Me l’ha detto perché sa che la mia frase fissa degli ultimi mesi è «quanto mi mancano i ristoranti», e io sono stata adeguatamente entusiasta. Ho scritto «ma quindi possiamo tornare al Ratanà», e credo d’averci messo persino un puntesclamativo. Ai buoi avrei pensato molte ore più tardi.

Dei buoi mi sono accorta salendo sul treno, e sentendo come prima frase «a Saint-Tropez ero parcheggiata di fianco allo yacht di Valentino», e quel «parcheggiata» sa così tanto di soldi nuovi che sembra un dettaglio rubato a una delle opere migliori dei Vanzina. Mi sono messa gli occhiali per vedere bene la mitomane, una bionda in compagnia d’un uomo più anziano, lui con forte accento siciliano e volume della voce da «è arrivato l’arrotino». Entrambi senza mascherina.

Ho ascoltato per un quarto d’ora le preziosissime mitomanie di lui su barche a vela e a motore, e l’assecondarlo di lei che si fingeva appassionatissima ai dispositivi di stabilizzazione. Sempre senza mascherina.

Poi un altro passeggero s’è stufato, e ha detto ai due che dovevano mettersi la mascherina. Ed è stato lì che ho scoperto una nuova antropologia. Sapevo dell’esistenza di quelli convinti che il virus non esista, che sia un gigantesco complotto plutocrate, che i poteri forti del pensiero debole vogliano sterminare la popolazione coi vaccini, soffocarci con le mascherine, rendere i nostri figli persino più analfabeti di noi impedendo loro di andare a scuola. Ma non sapevo che c’erano i permalosi del contagio.

Ne avevo lì davanti due, e li guardavo incantata. Al poverino che aveva osato ricordar loro un concetto non esattamente nuovo quale «in treno devi tenere quella cazzo di mascherina in faccia» – concetto ribadito dagli altoparlanti a bordo e nelle stazioni, concetto incoraggiato da Trenitalia che ti regala la mascherina casomai volessi cambiarti quella che si suppone tu ti sia portato da casa – i due hanno risposto in modo assai offeso.

Prima lei, che ha fatto una lunga arringa sul proprio non essere infettiva, e «per chi mi ha preso», e che mica era un’imprudente, «cosa crede, che una vada in giro a infettare e a farsi infettare», e io a quel punto la guardavo molto interessata, avevo forse davanti un miracolo della scienza, un rarissimo caso di persona non solo immune al virus ma anche non portatrice sana, il Matt Damon di “Contagion”, colei che tutto può ma lo sa solo lei, e noi ignoranti vediamo solo una tizia senza mascherina, mentre ora che è qui, lei è l’immortale.

Si è infine messa la mascherina ma non ha smesso d’agitarsi fino all’arrivo a Milano, continuava a spiegare che «io e le mie amiche la mascherina non la mettiamo mai, e non ci siamo mai contagiate», era sempre più offesa che si osasse pensare una cosa così diffamatoria di lei, che fosse una di noi umani contagiabili e contagiosi, lei no, lei aveva i superpoteri, lei era speciale, lei vale, lei non sa chi sono io ma il virus lo sa sì. In questi giorni sicuramente impazziti, di polvere (tanta) e di gloria (poca).

Lui, capito che per i suoi monologhi su rollio e beccheggio era finita, assecondava il nuovo tema, e diceva che lui ogni tanto la mette, «per rispetto degli altri, quando entro in un locale affollato». Locale affollato? Dove? A Saint-Tropez? Dove s’affollano, questi immortali buoi?

Sono una nuova antropologia, o sono la ragione per cui Draghi mi permette di tornare al ristorante? Sono la versione pigra dei gilè gialli, quelli che invece di manifestare sotto Palazzo Chigi fanno resistenza passiva alle mascherine? Sono il segno che Darwin non aveva capito niente? Sono il risultato dell’essere sopravvissuti ai cinema affollati oltre la capienza di sicurezza? Non potevamo che finire così, noialtri senza seggiolini, convinti d’essere immortali?

Le mie amiche m’hanno come al solito dato della tardiva, loro i buoi gialli già li avevano incrociati, sbuffano, raccontandomi del tizio che chiede aggressivo «Ma le sembro malato?!» (amica dispiaciutissima di non aver avuto la prontezza di rispondere: non so, dica un po’ «trentatré»).

Ma io ho l’entusiasmo delle novizie, voglio sapere tutto di questa nuova specie d’immortali ma soprattutto voglio sapere se dobbiamo rinunciare a tornare al ristorante, o se possiamo finalmente sospendere la democrazia, e implementare misure restrittive per i buoi gialli. Chiuderli nelle stalle mentre riapriamo i ristoranti. Permettere a noi senza superpoteri di fare quella cosa pazzesca che una volta davamo per scontata, cenare fuori, mentre loro se ne stanno in qualche lussuosa stalla tutta per loro, a dirsi che il virus con loro non si permette. Studiamoli, perché il problema sono loro: i buoi.

Prima che venga il 26, i ristoranti riaprano, loro scappino. Prima che venga maggio, che non ci sarà «su, coraggio» che tenga. Prima di dover ricantare “Luna” con variazione «a maggio vedrai, che te ne pentirai»: Mario Draghi, sei proprio sicuro?

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