Vogliono la favolaL’arte di avere uno staff o uno pseudonimo per evitare i rompiscatole

David Tennant, il protagonista di Staged, ha raccontato di aver declinato centinaia d’inviti per presentare eventi, fingendo di essere una sua assistente immaginaria. Chissà se le mie amiche capiranno che se quello non richiama è solo perché non vuole parlare con loro

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David Tennant ti voglio bene.

Non per le ragioni ormonali per cui le mie amiche si strappano da anni le mutande per te: non ho mai visto il tuo dottor Who, guardai Jessica Jones annoiandomi tantissimo e non me ne ricordo niente, insomma fino a poco fa non avevo il tuo poster in cameretta.

Ma giuro che non ce l’ho messo quando, una settimana fa, hai dimostrato che tutte le indignazioni sono paese. È successo in un programma comico della Bbc, Have I got a bit more news for you, nel quale hai recitato una copia della battuta per la quale, a febbraio, si erano indignati gli americani.

Al Saturday Night Live, Michael Che aveva detto: «Israele dice d’aver vaccinato metà della popolazione. Tiro a indovinare: quella ebrea». Sulla Bbc tu, David, hai detto: «Come vedete Israele ha vaccinato il 61 per cento della popolazione, quindi praticamente tutti, se non tenete conto degli arabi – come fanno loro».

L’indignazione viene stavolta da coloro che di solito ridono dell’indignata fragilità dei suscettibili. A loro non puoi neanche dire che fare la morale a una battuta è un esercizio sempre fesso, si tratti di accusare la battuta di sessismo o di abilismo o di antisemitismo: nessuno vuole infilarsi in un dibattito in cui l’interlocutore può giocarsi la carta pigliatutto dell’olocausto, è molto più semplice discutere con le militanti del MeToo.

Oltretutto, David, non sei neppure ebreo, il che forniva un lasciapassare alle battute sugli ebrei da ben prima che l’identitarismo debordasse e chiunque potesse fare battute solo sulla propria categoria d’appartenenza. Oddio, non che mancassero in quei casi le accuse – da Philip Roth a Woody Allen, non si contano i portatori di senso dell’umorismo accusati d’essere self-hating Jews – ma erano meno gravi che se la battuta osa venire dall’esterno.

Comunque, David, non ho appeso il tuo poster per quello, bensì per un altro programma televisivo in cui sei comparso. Sei un po’ ovunque, in questi giorni, a promuovere il tuo Staged, seconda stagione di commedia Bbc su quest’anno non tanto di pandemia quanto di Zoom; commedia in cui tu e Michael Sheen fate voi stessi. Nella prima stagione tentavate di preparare un ritorno a teatro con Sei personaggi in cerca d’autore, nella seconda tentate di riappropriarvi dei vostri ruoli in Staged che la produzione vuole dare ad altri attori – il tutto sempre tramite Zoom.

C’è Whoopi Goldberg che fa la dirigente televisiva stronzissima che non vi distingue l’uno dall’altro, c’è un po’ chiunque nel ruolo di sé stesso, da Ewan McGregor a Michael Palin a Judi Dench, c’è una formidabile recensione involontaria dei programmucci comici del presente – ma non è per questo che mi sono entusiasmata.

È stato perché sei andato ospite in un talk show a promuovere Staged, e hai raccontato una cosa meravigliosa. Per spiegare perché l’ho trovata meravigliosa devo parlare delle mie amiche.

Ho alcune amiche mai cresciute. Mai evolutesi dallo stadio ginnasiale in cui, se lui non ti richiamava, pensavi fosse come minimo sfracellato in autostrada, e mai semplicemente non voglioso di parlare con te. Ho alcune amiche che ancora riescono a raccontarsela. Il tal cantante vorrebbe tanto darmi un’intervista, è l’ufficio stampa che è una stronza e ci ostacola. Il tal stilista vorrebbe tanto che assistessi alla sua sfilata, è il suo assistente che si dimentica di mandarmi l’invito. Il tal direttore vorrebbe tanto che scrivessi l’editoriale di prima pagina, l’ha detto in riunione ma poi quello stronzo del vice non mi ha chiamata.

È impossibile spiegare a costoro che chi ha uno staff ce l’ha appunto perché lo staff si prenda la fama di stronzo al posto suo. Per poter dire «ti vorrei tanto» e poi non essere conseguente alle proprie parole. Nessuna è disposta a credersi la rompicoglioni che qualcuno fa liquidare dal personale di servizio retribuito appunto per liquidare le rompicoglioni. Rompicoglioni sono sempre le altre.

Insomma, David, tu vai da James Corden e gli racconti la storia di Melissa Von Stressel. Certo, il nome sarebbe dovuto essere un indizio, ma figuriamoci se chi è determinato a sentirsi speciale coglie un indizio.

Non avevi un assistente, David, e i determinati a sentirsi speciali volevano che tu andassi a presentare la loro serata di beneficenza, contribuissi alla loro buona causa, facessi un discorso. Già qui ti ho amato: se sono pagato per dire parole altrui, hai detto, è perché i miei discorsi non sono un granché. Ho pensato di far ricamare questa tua frase su uno strofinaccio da regalare a tutti i direttori di giornale che si ostinano a chiedere ad attori il loro parere sul senso della vita.

E insomma, davi ai postulanti la mail di Melissa. Che eri tu, ma non eri tu. Gli dicevi di no, ma non in faccia. Era Melissa a dirgli di no, e non dovevi neanche pagarla: non esisteva.

Solo che c’era un problema, nella tua interpretazione di Melissa: cedevi. Se al primo «no» si ritiravano, eri salvo; ma se insistevano, il te in Melissa non riusciva a dire troppe volte che eri troppo impegnato, e ti ritrovavi a comparire a sagre di paese, fare discorsi motivazionali, presentare serate. Quindi hai deciso di confessarlo: Melissa, c’était toi.

Grazie a te, ho finalmente la risposta alle amiche che s’illudono: non ti vuole davvero, ma te lo fa dire da Melissa Von Stressel. E grazie a Staged, ho la miglior recensione della comicità contemporanea e dei suoi programmucci. È nella prima puntata della seconda stagione, quando tu e Sheen state registrando un podcast. L’altro ospite è Michael Palin, e iniziate con tanti elogi ai Monty Python, solo che poi lui vi dice che invece la vostra roba gli fa schifo, Staged è noiosissimo, e insomma non ricambia la stima.

E, proprio come due schiantati dell’internet che un minuto prima erano grandi ammiratori e, vistisi rifiutati, diventano principali detrattori, voi allora gli dite che i Monty Python sono roba di cinquant’anni fa. E lui: sì, ma ne parlano ancora, di voi non parlerà nessuno.

Ti voglio bene, David, tu che sei lo specchio di quanto siamo mitomani: convinti di valere, convinti di durare, convinti che tutti vogliano dirci di sì, ma purtroppo glielo impediscano forze oscure.

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