Commissariamento in dadMario Draghi è pronto a sostituire Mimmo Parisi all’Anpal

Andrea Orlando avrebbe voluto evitare la sostituzione tout court del professore del Mississippi per schivare ogni frizione con gli alleati Cinquestelle. Ma Palazzo Chigi ha deciso diversamente, proprio mentre lui si trova negli Stati Uniti

(Linkiesta)

È questione di giorni. Ma per il presidente dell’Anpal (Agenzia nazionale delle politiche attive) Mimmo Parisi le ore ormai sembrano contate. Il governo Draghi sarebbe pronto a sostituire il professore del Mississippi – voluto nel 2018 da Luigi Di Maio – con un commissario, dopo oltre due anni disastrosi alla guida dell’agenzia, che con i navigator avrebbe dovuto rivoluzionare le politiche attive del lavoro trovando un impiego a chi percepisce il reddito di cittadinanza.

Il ministro del Lavoro Andrea Orlando avrebbe voluto evitare la sostituzione tout court di Parisi per schivare ogni frizione con gli alleati Cinque stelle. Ma l’accelerazione a rimuoverlo sarebbe stata chiesta proprio da Palazzo Chigi. E così quello del padre dei navigator potrebbe essere il primo caso di commissariamento in dad, visto che – come da abitudine – il presidente di Anpal è volato in Mississippi da fine marzo per le vacanze pasquali con il rientro previsto non prima di inizio maggio.

«La sostituzione di Parisi non è un tema che è all’ordine del giorno, i vertici dell’Anpal scadono tra molti mesi. Non esiste uno spoil system, non sono per personalizzare le vicende», aveva detto Orlando solo una settimana fa. Il suo progetto iniziale, già caldeggiato dalla ex ministra Nunzia Catalfo su spinta della stessa segreteria di via Veneto, era quello di riportare in casa tutte le politiche attive. Ricreando al ministero del Lavoro la direzione generale (come quella che esisteva prima della creazione di Anpal) e lasciando Parisi al suo posto.

La commissione Affari costituzionali della Camera aveva anche approvato un emendamento al dl ministeri che avrebbe consentito la riorganizzazione. D’altronde, lasciare Parisi alla guida di un’Anpal ormai in agonia, bersagliato da destra e sinistra e denunciato pure per condotta antisindacale dalla organizzazione dei precari Clap, avrebbe in un certo senso anche giustificato il trasloco delle politiche attive. Che saranno centrali soprattutto allo scadere del blocco dei licenziamenti, come lo stesso presidente del Consiglio Mario Draghi ha precisato sin dal suo primo discorso al Senato.

Ma proprio su spinta di Palazzo Chigi i programmi ora sembrano essere cambiati. Il nuovo commissario di Anpal – che sarà comunque un uomo di fiducia del ministro del Lavoro, dicono i più informati – arriverà a breve con un decreto. E a questo punto l’agenzia non sarebbe più svuotata del coordinamento delle politiche attive. Il commissario si insedierà per gestire a pieno titolo la materia incandescente del rinnovamento dei centri per l’impiego, con i ricollocamenti e le transizioni occupazionali che saranno necessari quando la perdita di posti di lavoro supererà il milione appena certificato dall’Istat.

La svolta del governo Draghi all’Anpal servirà insomma per mettere in piedi quella seconda gamba del reddito di cittadinanza che in questi due anni non ha funzionato, tra centri per l’impiego obsoleti e l’infornata dei quasi 3mila navigator usati poco e male. L’unica mossa recente di Mimmo Parisi è stata quella di inaugurare una Industry Academy in Puglia, sua regione d’origine. Ma l’infrastruttura per prendere in carico i disoccupati, formarli e trovare loro un lavoro, con lo tsunami occupazionale in corso, ora dovrà invece essere messa in moto. Nelle bozze del Recovery Plan, alle politiche per il lavoro sono destinati 5 miliardi. Mentre nei centri per l’impiego si procederà finalmente all’assunzione degli oltre 11mila operatori già previsti nel 2018.

«Sicuramente un ripensamento del rapporto tra ministero e Anpal è un passaggio necessario», ha spiegato ieri Orlando nella trasmissione Agorà. «Possiamo pensare anche a interventi transitori che consentano di mettere Anpal pienamente nelle condizioni di svolgere il suo ruolo e la sua funzione» sulle politiche attive.

Dopo il commissariamento, insomma, è probabile che si procederà al rifacimento della governance di Anpal, in questi anni al centro dello scontro tra presidente e direttore generale. L’agenzia era stata creata nel 2015 in parallelo al Jobs Act di Renzi con la prospettiva della riforma del Titolo quinto della Costituzione e l’accentramento delle politiche attive. Renzi poi perse il referendum e le politiche attive rimasero competenza delle Regioni. Cosa, questa, che ha generato non pochi scontri tra Parisi e gli assessori al Lavoro regionali. A partire proprio dal ruolo dei navigator.

Ma per riscrivere la governance di Anpal potrebbe servire una legge ad hoc. Un processo più lungo, che sarà probabilmente lo stesso commissario a gestire. Il decreto per la sostituzione di Parisi, invece, non può aspettare.

E mentre la Corte dei Conti sta indagando sui rimborsi spese di Parisi da oltre 160mila euro anche per i voli in business class per il Mississippi («perché soffro di mal di schiena», si era giustificato), a breve è attesa anche la pronuncia dell’Avvocatura dello Stato sulla compatibilità tra il lavoro part time che il professore ha conservato alla Mississippi State University e il ruolo di presidente di Anpal.

Un anno fa, con Giuseppe Conte alla guida del governo, si era mosso addirittura il Dagl (Dipartimento per gli affari giuridici e legislativi) della presidenza del Consiglio per ribadire la compatibilità del padre dei navigator. Ma stavolta a Palazzo Chigi l’aria è cambiata. E Parisi potrebbe dire presto addio all’Italia direttamente da Starkville. Dove anche il centro di analisi dei Big Data Nsparc, che aveva diretto sviluppando la famosa app che avrebbe voluto replicare in Italia, sembra stia cadendo ormai in rovina.

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