Nessun ritardo per l’ItaliaAmendola avverte i partiti: il Recovery Plan non è il «libro dei sogni da colorare»

«Trovo comprensibile che ogni ministero abbia aggiunto ulteriori progetti», ma «le priorità sono investimenti mirati e riforme puntuali», spiega. «È giunta l’ora che tutti i partiti della coalizione terminino la gara dei tweet e il controllo morboso dei sondaggi, per sedersi al tavolo e fare le riforme per il Paese»

Foto Cecilia Fabiano/ LaPresse

«L’Italia consegnerà il piano per il Recovery senza ritardi», ora però è essenziale che i vari ministeri sgombrino il campo dai «progetti aggiuntivi utopistici e presentino investimenti puntuali e riforme mirate». Lo dice il sottosegretario agli Affari Europei, Enzo Amendola, alla Stampa, a pochi giorni dalla consegna del documento a Bruxelles, prevista entro il 30 aprile. Prima, il 26 e 27 aprile, il premier Mario Draghi riferirà al Parlamento.

Nei giorni scorsi, si era detto che l’Italia rischierebbe di non rispettare la deadline perché Bruxelles non gradirebbe le bozze viste finora. Ma Amendola smentisce: «Allarmismo infondato. Presenteremo il nostro piano entro fine aprile ed è bene ricordare che il confronto con la task force della Commissione va avanti non da ieri, ma dal 15 ottobre. Le sei missioni e le componenti del piano sono note a Bruxelles, che nel tempo ha sempre dato indicazioni di modifiche. Faccio poi notare che le risorse saranno disponibili per tutti in quanto vengono rimborsati anticipi dalle casse nazionali. Quindi nessun rischio di essere esclusi se un Paese presenta il piano per ultimo».

Intanto, il ministero dell’Economia «ha il compito di definire il piano sulla base dei testi ereditati dallo scorso governo», spiega. «Il confronto con Parlamento, Regioni, enti locali e parti sociali, lo ha arricchito. Trovo comprensibile che ogni ministero abbia aggiunto ulteriori progetti, ma voglio sottolineare che questo piano non è un album dei sogni da colorare con progetti utopistici. Le priorità sono investimenti mirati e riforme puntuali. Non a caso credo, forse in beata solitudine, che il “fondo complementare” al Recovery da 31 miliardi debba sostenere riforme e non progetti esclusi dal Pnrr».

L’ex ministro poi assicura che sarà istituita una corsia veloce per attuare i progetti del Recovery senza che vengano rallentati dalla burocrazia. «Questo, lo confesso, per me è il vero assillo», dice. «Non solo perché è una richiesta esplicita delle linee guida europee, ma perché l’Italia in passato è stata inefficiente nella capacità di spesa dei fondi europei. In tutti i 27 paesi Ue c’è discussione, ma l’Italia ha la dotazione maggiore e se il piano va a rilento qui non sarà facile negoziare di nuovo le politiche fiscali in Europa. Quindi sta a noi avere regole e procedure che disegnino una “corsia preferenziale” per rendere esecutivi i progetti».

Il governo sta preparando una legge, conferma. «Serviranno norme apposite. Molti progetti del Next Generation si realizzeranno con bandi e appalti. Una sfida da giocare con tempi certi e responsabilità chiare». Ma «in gran parte dei casi gli intoppi non avvengono per i tempi delle gare. Sono le procedure che precedono e seguono le gare, piene di impacci e trappole amministrative, che fanno lievitare tempi e costi».

Quanto alle alleanze per un ticket Letta-Conte alle prossime elezioni per fronteggiare quello Salvini-Meloni, Amendola spiega: «Enrico Letta ha puntato su due chiari obiettivi: una nuova coalizione dei progressisti per esordire già alle prossime amministrative e il nostro sostegno convinto al governo Draghi. Letta ha rievocato la stagione di Ciampi per le riforme strutturali da fare con il Paese, cioè con il consenso di tutti gli attori. La vaccinazione è la priorità di oggi, insieme a una pianificazione degli investimenti». Ma, conclude, «quello che al momento manca è l’ambizione di impostare riforme essenziali, fisco, lavoro, servizi pubblici. È giunta l’ora che tutti i partiti della coalizione terminino la gara dei tweet e il controllo morboso dei sondaggi, per sedersi al tavolo e fare le riforme per il Paese».

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