Nuova eraCon Joe Biden, l’Unione Europea deve ridefinire la propria agenda transatlantica

I primi 100 giorni del nuovo presidente degli Stati Uniti hanno aperto molti canali di dialogo con il Vecchio Continente, che per restaurare un solido rapporto con l’America dovrà dimostrarsi unita e pronta a sfruttare le nuove opportunità che si presenteranno

Lapresse

I prossimi 24 mesi saranno determinanti per il futuro dell’Unione, singoli Stati membri e cittadini, con nuove sfide, appuntaneti, scadenze, nuovi inizi e cambiamenti a livello internazionale. L’associazione Erasmo ha scelto di concentrare la propria attenzione su questo arco temporale, per analizzare gli eventi in programma con le partnership di Linkiesta, Spinelli Group, Re-Generation, Fondazione Antonio Megalizzi, Cultura Italiae, Comunita di Connessioni, Italiacamp, GaragErasmus e A2A.

«Una volta che Trump lascerà la scena, riprenderemo un po’ di normalità. Trump irrita tutto il mondo e gli altri leader tireranno un sospiro di sollievo quando arriverà qualcuno a sostituirlo», ha detto il politologo Larry Sabato, in una intervista del luglio 2020. È ciò che è avvenuto quando la vittoria di Joe Biden è risultata chiara: sia l’Unione Europea che molti leader europei hanno tirato un sospiro di sollievo.

I primi 100 giorni di Joe Biden alla Casa Bianca si sono focalizzati quasi interamente sull’agenda interna, anche se dal discorso alla Conferenza sulla sicurezza di Monaco Washington è tornata a far sentire la sua voce.

Mantenere relazioni strategiche con gli Stati Uniti è sempre stata una priorità per l’Unione Europea e la stretta collaborazione per sicurezza e prosperità sarà rafforzata con una guida diversa rispetto a Donald Trump.

Fra i primi ordini esecutivi siglati da Biden, delineando un cambio di rotta, vi è stato sia il rientro nell’Organizzazione Mondiale della Sanità sia il rientro nell’Accordo di Parigi sul clima, ambedue abbandonati sotto la presidenza turbolenta di Trump.

Questi due ordini esecutivi fanno intendere perfettamente come si sia passati da una conclamata ostilità verso l’esistenza stessa dell’Unione Europea ad un recupero del dialogo multilaterale. In questo quadro strategico si inserisce anche la NATO. Se Donald Trump ha apostrofato l’Alleanza Transatlantica come “obsoleta”, prediligendo relazioni bilaterali con i Paesi Europei e minacciando di ridurre il contributo americano alla stessa, appare palese che da poco più di sessanta giorni la NATO sia considerata da Washington come una “alleanza di valori” da rafforzare e nella quale occorre investire.

D’altronde come riportato da Christopher Pitchers nel suo “US election: what would a Biden or Trump win mean for NATO?”, che il vero avversario da contrastare con la nuovamente consolidata leadership americana alla NATO sarà la Russia; come dimostrato dalle ostili parole di Biden verso Vladimir Putin.

L’insediamento dell’amministrazione Biden-Harris dunque ha aperto una nuova fase che spinge, senza dubbio alcuno, l’Unione Europea a ridefinire la propria agenda transatlantica, sfruttando le nuove opportunità che si presenteranno.

Un primo passo da questa parte dell’oceano è stato fatto: l’Alto Rappresentante per gli Affari Esteri e la politica di Sicurezza Josep Borrell ha presentato già lo scorso 2 dicembre una “Nuova Agenda UE-USA per il cambiamento globale” che rappresenta una apertura verso l’attuale amministrazione Biden e un delineamento dei perimetri all’interno dei quali vuole muoversi l’Unione Europea.

Dal cambiamento climatico – da ricordare la scelta di John Kerry come “zar” del clima – a direttive condivise su digitale, intelligenza artificiale, commercio, transizione digitale, sicurezza e difesa. Per il momento, però, le relazioni fra Unione Europea e Stati Uniti d’America sono incentrate sulla sconfitta del Covid-19, un nemico comune da debellare per potersi poi concentrare, nel prossimo triennio, sulle comuni sfide volte a rinsaldare una storica alleanza che negli ultimi quattro anni ha vacillato parecchio.

Se allarghiamo lo sguardo, lo start di Joe Biden è quindi tra gli elementi che incidono non poco sul “biennio europeo” in corso. Il suo arrivo alla Casa Bianca è uno dei fatti, il primo in ordine temporale del 2021 – giuramento il 20 gennaio e G7 del 19 febbraio – che segnano i 24 mesi che impatteranno, in un senso o in un altro, sulla dimensione europea. Il progetto proposto da Erasmo e dai suoi partner per approfondire e conoscere eventi, fatti, scadenze degli anni 2021 e 2022, aiuta a capire quel che accade ed essere attrezzati per il prossimo futuro. Come e cosa sarà dell’UE nel 2021 e nel 2022, è affare di tutti che si sia cittadini, Stati o realtà globali. Il rapporto Stati Uniti/UE sta dentro questa riflessione.

L’Unione Europea dovrà dimostrare di essere credibile, forte, unita, architetto di una riconsolidata alleanza. Gli Stati Uniti, dal canto loro, dovranno dimostrare di essere ancora capaci di essere leader mondiali, a cominciare dalle dosi del vaccino Pfizer e dalla condivisione del brevetto. Non a caso, in piene primarie democratiche, la visione di Biden era già abbastanza chiara: «cooperare con le altre nazioni ci rende più sicuri. In questo modo amplifichiamo la nostra forza e la nostra presenza in giro per il mondo, ingrandiamo il nostro impatto».

Eppure, nella delicatezza del momento, risuonano meglio le parole di Amanda Gorman, la poetessa che ha incantato l’Inauguration Day: «non torneremo indietro a ciò che era ma ci muoveremo verso ciò che deve essere».

Questa è la via per il ritorno alla normalità.

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